domenica 18 agosto 2024

UN POSTO AL SOLE CON RICCARDO POLIZZY CARBONELLI

Ho anch'io una foto con il mio attore preferito. Eccola qua



sabato 19 giugno 2021

COSA C'E' DI PEGGIO DELLA MORTE

Cosa c'è di peggiore della morte ?

Pensavate che non esistesse nulla di peggio del cuore che cessa di battere ? Del nostro corpo posizionato  nella bara?  Dello zinco che ci richiude? del nulla che ci avvolge? 

Ma sappiate:  c'è qualcosa di più tenebroso, di più doloroso della morte. 

C'è l'impossibilità di morire. 

Di rimanere prigioniero di un corpo che vive, di un cuore che batte, ma di non essere più lì. Di non comprendere cosa succede intorno a te , di avere solo estranei. Di cui avere paura. 

Estranei che ti chiamano  " Mamma" 

 Perchè qualcuno ti chiama mamma .  Tu li lasci fare. Non sei in condizioni di ribellarti. Magari vorresti. E se dapprima comprendevi il significato di " mamma" e sentivi di non essere una mamma e riuscivi anche a dire che non avevi mai avuto figli e marito. Poi neppure questo ti è più concesso di dire. 

Non ce la fai. 

Il corpo di stringe alla gola. Il corpo ti fa prigioniera. 

Hai paura . 

Ma non sai di cosa. Non c'è la coscienza di te che può confortare. 

Gli altri sono estranei. Saranno nemici ? Non esiste nessun termine di paragone. Non hai coscienza di un presente. Hai solo un senso di smarrimento come di una strada senza segnali , di una giornata senza ore. Di un dormiveglia senza coscienza, di una sofferenza che non riesci a dire.

Sappiate.

 Voi che organizzate un futuro  di giornate di sole. Che  verrà meno persino il senso di quella palla di luce sopra le nostre teste. 

Solo brevi lampi. 

Immagini di bimba. Suoni di voci di nomi che non riesci più dire .

Chi sono io? 

Squarci nella mente che dal passato schizzano in  superficie come per rinascere. Ma è solo un rigurgito  di un rubinetto otturato.   

Cosa è rimasto di te?

La tua  necessità di  difenderti dal pericolo. Cerchi una carezza. E' la tua strategia . E' il profondo te che reagisce allo strappo dalla coscienza .

Ma intorno a te  vedi solo   fantasmi reali e fantasmi creati dal sogno. 

Cosa c'è di peggio della morte?

 C'è questa lotta contro il proprio corpo che non ti  lascia andare , mamma cara . E ti trattiene in un involucro assassino.


 


mercoledì 2 giugno 2021

IL 12 GIUGNO A VALENZA NEL MERAVIGLIOSO TEATRO IL GRANDE SPETTACOLO " IL MURO E LE FARFALLE "



Uno spettacolo inedito a tema:  
le discriminazioni che ergono muri invisibili ma spesso invalicabili .
Uno spettacolo a Teatro finalmente aperto per l'occasione,
Uno spettacolo di danza, musica e parole importanti
Uno spettacolo di cui è necessaria la prenotazione .
Telefonate al numero pubblicato nella locandina.

lunedì 4 maggio 2020

NONNA,RACCONTAMI L'EPIDEMIA DEL 2020 (FASE 1)




Sai Valerio? Ad un certo punto, in un mondo regolato, programmato  festoso e litigioso come può essere un mondo dinamico, proprio in questo (in fondo) confortante mondo, giunse l'apocalisse. 
Un virus  che era nato in Cina  infettò tutta la terra.  
All'inizio tua nonna era fiduciosa. 
Pensava. che diamine! Con la nuova tecnologia , i nostri ospedali all'avanguardia ed i nostri medici e tutte quelle organizzazioni mondiali che lavorano da anni per la sanità mondiale vuoi che  non sistemeranno tutto questo? 
 Ma non ci misi molto a capire che non sarebbe successo. 
Valerio: "dimmi nonna come hai fatto a capirlo?"
Era successo , nel frattempo che lo zio Francesco per motivi di lavoro si era recato in un paese in Lombardia: proprio il paese  dove  era cominciato il contagio in Italia. 
Allora la nonna, del tutto fiduciosa  telefonò ai numeri indicati  dalla Regione per avere aiuto e notizie.  
Il primo sospetto che qualcosa non andava  lo ebbi dal fatto che per ore  ed ore nessuno rispondeva, Ma tu sai che la nonna non demorde  mai e continuò a chiamare ed a chiamare. 
Quando alla fine risposero ed io raccontai la storia dello zio e chiesi se era possibile che lo zio potesse essere visitato o se avesse potuto sottoporsi al tampone, unica possibilià per sapere se si fosse contagiato. Bene, accamparono tante scuse tipo: ma è stato a contatto proprio con quelli contagiati? Risposi che non conoscevamo i loro nomi la televisione non li aveva divulgati e mai, sai , mai divulgarono  le origini ed i luoghi precisi da dove veniva il contagio se non le città. 
Allora mi dissero: "se non mi dice il nome non possiamo intervenire." 
Allora mi resi conto che era una scusa bella e buona. Ebbi la sensazione vivissima del grande disorientamento della nostra sanità . Ebbi questa idea da subito.  Ma telefonai anche all'ASL locale. Mi rispose una voce femminile molto ansiosa e mi disse: " Ma noi non abbiamo alcuna direttiva a riguardo"   
Questo   mi  convinse del disastro a cui saremmo andati incontro 
E così avvenne. Neppure le organizzazioni internazionali e multilaterali di ogni tipo ( dalla croce rossa , ONU,  OMS  ) sono state all'altezza.
l'organizzazione mondiale della sanità, screditata per la complicità delle multinazionali farmaceutiche,  non seppe intervenire. 
La nostra sanità locale gettò la maschera: non avevamo mezzi ne' strumenti veicolati in tutti gli anni precedenti  alla sanità privata che chissà cosa ne aveva fatto. 
Molti morirono. Tanti perchè non c'erano nemmeno gli strumenti a  sufficienza per preservarli, non c'erano abbastanza posti nelle terapie intensive  e tanti perchè non avevano i dispositivi di protezione che potevano permettere loro di avvicinarsi a chi era infetto.  
Il grande organismo che prendeva le grandi decisioni sulle guerre e sulla economia internazionale era defilato. 
Non avevamo un comandante che prendesse in mano il timone ma tanti piccoli uomini che millantavano sicurezze  e conoscenze inesistenti. . 
La nostra vita fu veicolata  su percorsi fatti a tappe: la fase 1 - la fase 2 - la fase tre  e così via. 
Ricordi che da   piccolo sei dovuto rimanere a casa 50 giorni ed eri pallido e rassegnato e triste ed affaticato  da una  vita di attesa per uscire ? Perchè  per i bimbi stare a contatto con la natura è essenziale. Ma tu abitavi a Roma come si faceva? La nonna ti reclamava . Voleva portarti con se' tra i campi ed il  suo giardino. 
E poi venne la fase 2.  Avevano ipotizzato con uno  studio  realizzato da epidemiologi di fama, che in Italia c'era il rischio di 150mila terapie intensive se si sbagliava nella Fase 2.
Questo perchè perchè la fase due potesse funzionare era necessario che: si ponessero tre condizioni


testing, tracing and treating”. Tu l'inglese lo sai benissimo ma allora non tutti sapevano che significava: 
“Testare”, “tracciare” e “trattare”.

Ma come si faceva? L'Italia non era pronta.  
Ci volevano Tamponi e test, purché omologati. 
Serviva un esercito. Serviva  una determinazione ossessiva e spietata.  In Italia questo esercito  di medici infermieri e personale specializzato non c'era . 
Era già da molto  tempo che la politica aveva smentellato  gran parte degli ospedali ed i suoi servizi a favore di una sanità privata speculativa. 
Valerio: "ma tracciare, nonna, che significava? "
Tracciare.  significa poter “Isolare”. Appena sei positivo c’è qualcuno che ti chiama e ti chiede: “Quante persone hai visto? E chi sono?”. E poi si chiamano, si isolano e si seguono anche quelli.
Valerio: " allora si poteva fare? "
Nonna: " in Italia? !  no davvero !  Non basta tracciare  li devo monitorare, misurare. E ti devi assistere. Al momento giusto, se eri negativo deve uscire. Ma per saperlo dovevano farti il tampone e spesso non c'erano i tamponi.
E poi avrebbero dovuto organizzare luoghi dove poter permettere l'isolamento anche requisire alberghi , luoghi sicuri non  come aveva fatto la Lombardia che aveva occupato  con positivi,  per esempio, le RSA dove vi erano dei vecchietti deboli che furono contagiati e morirono. 
Oppure chiudevano gli infetti nelle loro case, ad infettare i loro familiari!
Infatti per trattare dovevano  investire su strutture su strumenti su personale . Devi organizzare un sistema sanitario poderoso in una italia dove era stato smantellato. 
E poi dovevi mettere in sicurezza i lavoratori attraverso modifiche dei luoghi di lavoro.
Dopo anni che questo aspetto veniva messo in secondo piano. 
Valerio: " ed  allora che successe? "
Nonna : Te  lo racconterò domani . Adesso sono davvero stanca"



lunedì 27 gennaio 2020

SUCCEDE A VALENZA MA RIGUARDA TUTTI



E' successo a Valenza.  
Un uomo ha ucciso una donna. 
Al solito parlano di raptus. Al solito parlano d'amore.   Lo fanno i giornalisti tentando di dare una ragione.   Non fatelo . Non c'è una ragione . 
Non starò a dare le percentuali delle donne assassinate in Italia. Sono omicidi commessi  per  i più svariati motivi che poi  sono riconducibili  ad una sola  origine.  La colpa di essere donna. 
La donna ha avuto la colpa di esistere. 
 Nel momento in cui la donna ha avuto la sfrontatezza di scegliere. 
Di  voler   partecipare attivamente alle sue relazioni, di essere  presente. Di avere il diritto di rinunciarvi. Di cambiare. 
E' difficile per il maschio latino accettare di confrontarsi dialetticamente ed  emotivamente.
 E' sempre stupito quando una donna  gli si contrappone nel lavoro, nelle amicizie e nell'amore. 
E' difficile, ammettere di perdere, perchè sin da piccoli  si è abituati ad essere protetti dai genitori che si ribellano agli insegnanti, agli allenatori , agli amici . 
 Ma mentre la donna, sin dalla adolescenza, viene a contatto con la sopraffazione e si abitua ad avere pazienza a fare, come si dice oggi, un passo indietro; per l'uomo è meno frequente il confronto con tutto ciò che può essere fastidioso come, per esempio, un rifiuto. 
In politica le donne scarseggiano e quando ci sono,  vengono  trattate con sufficienza , si fanno battute sulla loro bellezza ( se sono  belle)  ed anche sulla loro poca avvenenza ( se non lo sono) . 
Nella politica la donna si  relega a compiti femminili come Le pari opportunità, la gestione dell'accoglienza in una sala per la conferenza tenuta da uomini.  Per le foto di copertina.  
E' successo, per esempio,  che un neo partito appena formatosi ha persino pubblicato una foto   con la presenza di ben due donne, parafrasando: "   le donne del partito.". Agghiacciante.
L'uomo è persino gentile e galante  se la donna rimane al suo posto a sorridere ed a parlare poco. 
In televisione avviene la stessa solfa.  
Le donne devono essere carine, strizzate in minigonne,  traballanti su tacchi a spillo, oppure devono essere  comparse a fianco del presentatore o sopra le scrivanie perchè sono piccole e giocose. 

E poi ci sono le stesse donne, ahimè , che  si mettono a rovistare nella vita della vittima per  trovare una qualsiasi  pecca che sia alibi che sia la ragione, per dire che , insomma,  qualcosa aveva  pur combinato per  meritare di morire. 

Queste stesse donne lo fanno perchè  hanno paura di morire. 
Credono di non avere il diritto di prendere in mano la loro vita e rovesciarla se  fa  loro piacere. e diventare altro, essere quello che vogliono essere . Invece è nostro dovere/ diritto  soprattutto perchè  noi donne siamo persone libere. 
Anche a me è capitato, quando denunciai il  mio  ex marito per stalking  di trovare  uomini di Legge che  scusavano le sue oppressioni col fatto che era tanto addolorato.  Esortavano ad avere pazienza. 
Nessuna solidarietà per una donna che  non vuole subire azioni intollerabili. la stalking è cessato solo perchè , alla fine lui si era stancato.
Per questo oltre ai centri anti -  violenza dovremmo pensare ad aprire  anche centri di rieducazione per l'uomo che si abitui a pensare la donna come un individuo libero e per la donna che  impari a rispettarsi, a camminare spedita senza paura ma anche  con occhio guardingo.  
Soprattutto  dobbiamo imparare, noi donne, a vivere  in sorellanza,  a comprendere che non è colpa nostra se un uomo ci insulta ci odia  e ci uccide. 
Ma è colpa sua che  non HA SAPUTO  vivere. 


mercoledì 27 novembre 2019

IL TEMPO


C'è stato un tempo da protagonista e non ce ne siamo accorti. Vivevamo  freneticamente   nel palcoscenico. le luci puntavano su di noi. La musica si alzava da prima  lentamente poi dirompente.
 Poco tempo per pensare : la battuta era la nostra.
C'è stato tempo della vanità , della potenza.  Ma come dice Ivano fossati: c'era  un tempo sognato e forse avremmo dovuto sognare.

domenica 20 ottobre 2019

NON SONO PIU' LA RAGAZZA DALLA SCIARPA COLORATA







Ho tutti pensieri frammentati.
Tra loro slegati. Non hanno un percorso logico. Si rincorrono e si perdono nella mente come in una nebbia autunnale. 
Alessandria è, al solito,  buia,  gocciolante di umidità, piangente di solitudine. Ancora più deserta  di quando  il gelo la paralizzava . 
Era tanti anni fa. 
Allora i compagni si chiudevano in varie stanze  distribuite  nella città. 
A gruppetti ci si infilava in qualche portone nella vecchia  storica Alessandria,  quella delle case  col bagno fuori. 
Si attraversavano  i ballatoi e si entrava nelle " Stanze" per stare insieme agli altri, anche in silenzio. Avevo una sciarpa colorata  ed i capelli riccioli. 
 Ma questa NUOVA  Alessandria nulla sa di questo. E'  una città sopravvissuta. Anche agli antichi sfarzi.
 Anche alle grosse industrie che davano lavoro. Anche alla superbia che la contraddistingueva.
Si arrabatta tra strade sporche, disfatte. Porfidi danneggiati. Negozi chiusi. 
L'attraverso odiandola  E solamente  per andare da mia madre. 
Passo davanti all'ingresso dell'ospedale che rimane per me quel posto dove è cominciato tutto 
 Ossia la fine .
 Cesare ed io che attraversavamo il corridoio   come fosse un'azione  domestica. Invece era L'atto finale. 
Quando ci passo davanti , non mi volto mai, ma aumento la velocità  istintivamente. Non ho pensieri di sorta.  Ma battiti di cuore dolorosi. Il senso di tutto perduto. E la memoria  rovista implacabile ,  mi afferra mani e piedi per rovesciarmi  addosso  il suo melenso racconto di una storia  di illusione e di morte.
Non mi posso fermare a raccogliere i miei struggimenti . Non sono più quella dalla sciarpa colorata. 
Ho il tono e il piglio di una infermiera asettica . Sono una specie di prodotto edulcorante.  
Le ore sono secoli accanto a mia madre, che non mi conosce e quindi non mi ama. 
Non sono più  la ragazza con la sciarpa colorata .  Non ci sono stanze ad accogliermi. 



sabato 5 ottobre 2019

LA MEMORIA , L'IMMAGINAZIONE E L'AMORE -





Crediamo di amare con l'anima ed il cuore . Invece  è il cervello che ce lo permette.   
Questo ammasso di  settori di cellule umidi e pulsanti , questo groviglio di rivoli di scariche elettriche   ci permette di ricordare.
 Ricordare che amiamo qualcuno. 
Ma può capitare che si spenga un settore nel cervello. Poi un altro ed un altro fino a che e a poco a poco  si prosciuga .  
Questo ammasso di sostanza quasi gelatinosa diventa come una  spugna che non assorbe più. 
Potresti buttarla, ma fa parte di te . E' chiusa nello scrigno della tua scatola cranica . 
 Ma tu Non ricordi più. 
 Sembra niente. Ma si parla della tua biografia. Dei tuoi sentimenti. Se si spegne la luce non vedi.
Ed anche se qualcuno ti ricorda che sei stata sposata, che hai amato tantissimo, tu , sì tu,  non lo  capisci.  
Puoi apprendere  sul momento. potresti prenderla come una lezione scolastica, ci puoi anche  credere,  anche,  ma  questa  storia diventa per te  come il colore rosso per un cieco: un concetto irraggiungibile. E' come riempire  d'acqua un  colapasta.
Devo dirlo: è una lotta impari tra ME  che riempio di parole e di storie il suo  cuore mentre il suo   cervello   non assorbe più . Sottile, secco ed arido come  la sabbia.  Allontana.  Lascia solo nell'anima  un dolore oscuro  e senza nome  ma tagliente , ma assassino. Ma senza speranze. 
Certe volte mi consolo  pensando che si può vivere senza memoria, ma poi mi accorgo che  la Memoria  e' cio' che le fondamenta sono per una casa . E  senza la memoria non esiste una casa,. oh no non esiste l'amore perchè non esiste la spinta a sognare a credere in qualcuno  se non ricordi di conoscerlo se non ricordi di averlo amato se non lo hai raffigurato , non lo hai riconosciuto attraverso una elaborazione cerebrale .
Dunque siamo questo: una massa di tessuto nervoso , un corpo calloso invisibile che predispone  la potenza della nostra anima , il pulsare dei nostri sentimenti ,  a cui dobbiamo ogni sentimento ogni decisione,  ogni scelta,  che  crediamo  spinta da emozioni  trascendentali invece che da  sangue pulsante ed indifferente.  
Siamo governati da  una sostanza viscida  che non ci conosce e non ci ama. Si prende gioco di noi che ci illudiamo di determinare il nostro futuro quando invece siamo in balia di un fremito di neuroni.

  



lunedì 22 luglio 2019

UNA MADRE E' UN BOOMERANG


La madre è un ruolo scomodo. 
O sei una madre autoritaria quindi temuta e tenuta a distanza . E va bene 
Oppure non  puoi essere una madre. 
Ossia:  sì. sì...  tu ti dai da fare. Apparecchi la grande tavola dell'esistenza .
 Ci porti anche tutte le vettovaglie necessarie , ma rimani una massaia dilettante.  
I tuoi giudizi sono viziati. Superficiali. Non sai cosa succede. 
Oppure troppo di parte.  Lo dici perchè sei sua madre. Insomma  non sei sul pezzo. 
Se ti lasci andare a discorsi pieni di  speranza, di affetto, di partecipazione non sei credibile perchè sei una madre. 
Dovresti liberarti della veste, anzi scuoiarti della pelle che ti ricopre. 
Dovresti fargli dimenticare che , ragazza  dai capelli lunghi , lo tenevi aggrappato al fianco come un'appendice  dai grandi occhi  sgranati  e tesi a guardare i tuoi di occhi. 
Eri, allora, una dea che cavalcava le onde pericolose che gli venivano incontro. Eri ricoperta di tessuti leggeri e la tua auto  volava  nel cielo piena di luce. 
Non hai più affidabilità. Lo faresti cadere dalle tue braccia  , lo faresti cadere e lo ridurresti in mille pezzi. . Sei diventata una  misera  umana piena di difetti.  



Ogni  parola di madre viene travisata.  Ti ripiomba addosso come un boomerang lanciato per ucciderti. E lanciato da te, madre che non hai più  consenso. 
Ogni tuo consiglio è contro producente. E poi il figlio non vuole farsi vedere debole,sconfitto, disorientato soprattutto da te che sei madre. 
Non meriti  confidenze.  .Non ti ascolta. Le tue parole di incoraggiamento sono di incoraggiamento solo se non sei tu a pronunciarle. 
 Per questo vorresti essere altro che una madre. Forse una vicina di casa. oppure una eccentrica signora. Potresti passare persino per una bella donna se non fossi sua madre. saresti una donna Intelligente.   
Anche tu vorresti essere altro che una madre. Una donna seducente. Oppure un filosofo. 
Vorresti prendere il tuo cane e diventare una ragazza in pantaloncini corti.Gli occhiali da sole .  Oppure prenderesti Il casco con lo scooter . 
Il tempo dei doveri vorresti fosse dimenticato. eppure la sofferenza preme , il disagio ti arriva come un 'eco maligna.
 La ragazza dai capelli lunghi  non solleva al cielo suo figlio. E lui si sente trascinare sempre più in basso senza che tu possa fare niente. 
E forse è proprio questo che devi fare.
NIENTE. 
Sarebbe già qualcosa.  

lunedì 13 maggio 2019

LA MEMORIA NON E' UNA STRADA


Questo è il panorama che vedo dalla mia nuova casa. 

Ho lavorato mesi e mesi per  allontanare immagini dolorose . Ho incasellato oggetti e pensieri malevoli in scatoloni chiusi  scrivendo etichette per identificarli. 
Piatti utili.  Bicchieri  da coktail, flute, e poesie, lettere da non rileggere. Foto da non guardare.
nella nuova casa non apro tutte le scatole. 
Le lascio da parte. 
Non mi servono per vivere.
Ma trattengo il ricordo. Non voglio perderlo. 
Per quanto dolore mi procura,  il tempo mi appartiene. 
E' la mia identità. La mia biografia. Cerco di essere imparziale. Di ricordare i fatti oggettivamente avulsi da ogni interpretazione personale.
E'  Impossibile, si sa.  
Nessuno di noi abita “il mondo”,  ma esclusivamente la propria             “ visione" del mondo.  Che pur ci permette di posizionarci in esso.  Di essere nella realtà, per quanto mistificatrice ed ingannevole.
  la memoria, però, rimane una dimora.  . Una dimora in parte
 costruita . Di cui conosci le stanze, l'arredamento  che vai man mano riempiendo di suppellettili, di clessidre colorate, di foto, di asciugamani sporchi, di piatti scheggiati. 
 Mia madre,  tante cose,  non le ricorda. 
Da principio questo mi faceva incazzare. Volevo ricordasse. Doveva ricordare. La sua memoria era  una stanza della mia casa , una camera arredata  della mia identità fragile. Allora facevo la maestrina saccente. Pedante. del genere: " è successo questo." oppure " qui hai abitato " " in questo prato ricordi cosa è successo? " 
Ho smesso.  Per due ragioni. 
1° perchè un conto è non voler ricordare , un conto è non  poter ricordare quando gli altri ti  raccontano la tua vita. Allora sì che  ti destabilizzi. 
La memoria è mistificatrice. In fondo.  
2° Ho smesso  perchè ho idea che la memoria non serva che a difenderci dagli estranei. dal mondo, insomma. 
La memoria diventa una corteccia che  protegge la pianta che siamo.  Ma è solo un'armatura che in qualche modo ci impedisce di lasciarci andare. Di essere altro da quello che ricordiamo di essere . 
Ora adotto un altro comportamento con mia madre. 
Quando siamo insieme non ricordiamo nulla di quello che siamo state. 
Noi ci godiamo l'istante che è  vuoto. l'istante  che si riempie di raggi di  sole . Di parole calde, affettuose, di premure mai espresse,  nel senso che non le ricordiamo. 
La mamma  che vive l' istante non è severa. Non urla. Non sgrida mai. Non si acciglia.  Non biasima.
Sorride ai fiori del mio giardino. Al picchio che abita il tronco . Alla civetta che di sera  fa sempre  uhu uhu uhu.  Continuamente 

mercoledì 20 marzo 2019

YOU 'RE PIECE OF WORK, MY DARLING





Pensi di poter cambiare ancora la gente?  
Io non ci credo per niente. 
l'unica cosa che personalmente cerco  è di far venire fuori la parte che  il mio interlocutore tiene sommersa. 
Ma solo per compiacere  il mio  istinto di sopravvivenza. 
Non voglio perdere tempo con persone che,  alla fine,  dopo tanto parlare,  si rilevano  non avere grande assonanza con la mia anima.

Per questo  cerco di piantare i miei spilloni nel sacco e far scivolare la ninfa profonda che vi abita .  
Non so.. io non credo, per quel poco che leggo di lei  , poichè mi annoia mortalmente,  che non sia  innocente come vuol far intendere  e che , come si dice a scuola, studia studia ma non ci arriva. E secondo me non capirà nulla di quello che vuoi fare. Ma perchè lo vuoi fare?. Ah ... ah ( non è una risata,  è una  moto di stupore )  anche a te piace giocherellare? .  
Certe volte mi viene voglia di lasciarle un post scimmiottando i suoi, ossia intriso di banalità ed ovvietà  del genere : "  il sole ci offre la sua calda luce "  ma che senso ha offendere persone che non mi interessano? Come dice il giornalista Gregoretti preferisco criticare chi mi suscita interesse.
 Per questo sto scrivendo a  te . Tu sì che mi interessi. E quando avrai  terminato questo tuo progetto del libro on line, allora cercherò , se sarai meno distratto, di attirare la tua attenzione.  
Forse.

martedì 19 marzo 2019

I LOVE THE NOSTALGIC MYSELF


Ma come fai a dire che sei morto? 
Incredibile! 
Non vedi come tutto si  agita in te,  dalle tue rivendicazioni di amore , dai tuoi rancori e la tua rabbia?  Tu dici che le donne non ti hanno retto , lasciando intendere e soprattutto volendo intendere ed intendendo tu stesso, d'essere tu il responsabile delle loro fughe , dei loro abbandoni. 
Non so mica.....  e poi non ha neppure importanza. 
Ma il fatto vero è che non tutti possono mescolarsi e " sentirsi" insieme  per molto tempo anzi, l'amore è temporaneo, precario. Si trasforma, si spegne.
 Il solito lo sai. Io dico che possono non avere il coraggio di stare a fianco di un uomo complicato. che pulsa e si muove continuamente. Io mi dico,  quando un uomo si allontana da me,  dico che non ha coraggio. ed un po' mi consolo. 
E' difficile dirsi e dirti, caro, di non guardare indietro.  Io lo faccio continuamente e sono piena di reclami , di pretese in fondo. di richieste d'amore. Poi vedo che non è  colpa di un uomo od un altro.  Il punto è Che non ce la fanno, che non comprendono e per questo mi feriscono e mi uccidono. 
 Non erano degni punto. Non erano degne  le tue donne anche se tu l'ami anche se tu stai malissimo. Non poteva essere e tu non puoi fare a meno di muoverti.
 MA SE TI MUOVI IN DIREZIONE CONTRARIA CHE CI FAI CON TUTTA QUESTA TUA FORZA DISPERATA CON TUTTO QUESTO TUO LIVORE, CON QUESTO TUO ARDORE?
Non serve , lo so,  non posso tirarti fuori. Io stessa , chiuso il computer,  sono lì a macinare pensieri di vendetta e di morte. 
 Non sono  mai chiara nei post e questo appositamente. Perchè ciò che vivo è  incomprensibile persino a me; incomprensibili  lo sono i fatti che vado plasmando senza ritegno, lo sono i miei pensieri in fondo pieni  di orgoglio ferito e di odio malcelato.   Tu dici che devi finire di scrivere la storia  e poi te ne andrai. Ma  dimmi, dimmi per chi la scrivi? Cosa c'è sotto questo tuo riportare un racconto già scritto? tu senti ancora questo bisogno fremente,  questo amore disperato? o cosa? dimmi :   per chi scrivi?

Come fai ad avere già stabilito che ti perderò. Lo dici  A me  che non so cosa farò domani?  Sentirti così sicuro di una  devastazione, di una distruzione imminente mi inquieta molto e mi fa anche incazzare.  Se vuoi perdermi , perdimi adesso. Che percorso è quello che mi vuole carnefice con te di un tempo che deve morire: questo?
 Invece   Questo tempo ci deve servire. E' una terapia. Ci può consolare.
Tu avrai altre donne potrai amare ancora  ed io ci credo . Lo credo per me perchè l'amore è in noi e non va via con quell'uomo o quella donna.  
Per quanto riguarda i miei uomini non riesco a pensarne nessuno degno della mia passione benchè io l'abbia rovesciata su  ciascuno di loro,  benchè abbia amato tantissimo. Ma ... non meritavano questo. Dunque. basta. Avanti. Avanti.
 Tu sei prezioso e lo sai benissimo. Si sente da come ti muovi e come parli di te .
Tu sai e ti senti importante.
E lo sei, cazzo. Siamo spogli, va bene, va bene. Ho speranza. cavolo! che parte mi fai fare? quella che crede, quella che si muove? non è il mio ruolo di solito. Sono io quella che piango.
 Quella senza spinte.
Ma mi guardo intorno.
  Hai già stabilito tutto questo? con che cuore per te ? per me? Ti pare serio, infine? Il suicidio anche mentale non si programma , carissimo. Il suicidio è una conclusione che arriva solo dopo una elaborazione tortuosa , ma appena c'è la consapevolezza dell' inevitabilità della cessazione del proprio se' non si arriva a dire: ok allora fra un mesetto lo faccio. No il suicidio risponde ad un bisogno urgente.  E’ come  una pipì trattenuta. Non si racconta. Si espelle.
 Non ingannarti. Tu sei vivo. Io lo  sono con te . Se devi imprecare, fallo, cazzo! Ma questo è: un urlo di disperazione e rabbia.
Possiamo avere altro. Ce lo meritiamo , anzi, io credo che siamo i più degni. Io mi reputo degnissima  e so che ce la posso fare.   Non sei più saggio perché, come dici tu, sei vecchio, caro mio, io mi sento vecchia come te e saggia come te. Ho la tua strada parallela alla  tua;   la sento vicinissima  e sono un demone quanto te. Ma forse più oscuro e selvaggio.
 DO YOU REMEMBER?

lunedì 18 marzo 2019

BECAUSE I KNOW WHY





 Ogni nostra azione ha in se' l'embrione di  una contro / azione. 
OSSIA POSSIEDE IN SE'  QUELLO CHE AVREMMO POTUTO FARE IN ALTERNATIVA. 
 Su questo mi sto dilaniando. 
 La vita è un dono, si sa,  ed in ogni caso lo stiamo  dilapidando. Qualsiasi cosa possiamo  fare non sarà mai all'altezza dell'offerta ricevuta. Questo alito di respiro che ci appartiene in modo  provvisorio e sempre ingiustificato lo stiamo come  trascinando oziosamente tra una vetrina ed un'altra. 
E anche quando la stanchezza ci  rallenta e ci fa sdraiare sul letto  noi stiamo sprecando un'occasione per rispondere alla nostra anima che chiede solerte un segno più nobile. 
Ho sempre l'impressione di togliere qualcosa a qualcuno  con la mia assenza.  Ai miei figli, a mia madre e peggio ancora di  non aver sorretto, supportato qualcuno  nel passato. Sicuramente vi sareste chiesti più di una volta: " Ma ho fatto davvero tutto per mio padre quando era malato? Ho  prestato  la necessaria attenzione  all'amico addolorato e bisognoso? " 
La risposta è questa:" NO".BOn 
Non stiamo facendo abbastanza. ma quello che c'è di peggio che non solo non abbiamo fatto abbastanza , ma spesso siamo stati la causa di sofferenze, di tristezze, di solitudini, di amarezze. Di abbandoni. 
Anche ora,  anche ora mentre mi reco da mia madre, oppure porto Greg a fare una passeggiata , mi pare di togliere del tempo necessario ad altri . 
Per questo moriremo. Abbiamo questa colpa di vivere poco adeguatamente.

martedì 12 marzo 2019

venerdì 8 marzo 2019

SHE IS LOVELY


BATTI BATTI LE MANINE 

VAI VOLAR LE FARFALLINE

  C'E' UNA GROSSA   COCCINELLA  

QUESTA BIMBA E' MOLTO BELLA !



lunedì 4 marzo 2019

IMMAGINE ALL THE PEOPLE



Cercavo  una immagine che potesse descrivere, o meglio, sintetizzare, il disordine che SI CREA  quando   cominci a liberarti degli oggetti della tua vita.
Avrei potuto scattare una foto agli  ingombranti scatoloni ammassati nel soggiorno, che non ha più l'aspetto di un confortevole e rassicurante soggiorno , ma piuttosto di un magazzino o ancora  di una chiesa sconsacrata dove sono stati  abbandonati  senza ordine   e logica oggetti  liturgici  utilizzati.
nel riempire gli scatoloni  opero con grande fretta. 
Devo dire che più che altro butto via. 
 Il mio cervello è rigoroso :  ragiona sullo spazio  senza clemenza, ma il cuore palpita un passo indietro. 
Non è tanto il dolore legato a qualche antico ricordo quanto lo strappo che si crea con le cose,   cioè,  proprio  con la materia pesante che occupava spazio e che neppure sapevi ancora di possedere. 
Credo che si tratti di una oscura percezione della morte ed è questa che ci fa restare aggrappati agli oggetti che ci appartengono. 
 E' una illusione.
Ho pensieri continui su questo argomento.  
Ma così sfilacciati, così incoerenti . Impossibile rincorrerli. 
Di fatto metto in discussione tutto. 
la vita quale abbaglio. Gli errori fatti. 
Quando traslochi si muore di più  di quando parti e basta  ( eh, sì, partire è un po' morire ) . 
Quando traslochi , devi scegliere da cosa vuoi allontanarti invece partire è più che altro:  " aggiungere un luogo  a tutto ciò che ti appartiene". 
Quando sono  presa dal dividere , buttare, spazzare riporre allontanare custodire, salvare ricordi sento che  sto lottando , che vorrei tornare indietro  che sarebbe in ogni caso una perdita  e intanto sono in mezzo alla tempesta ,  raggiungere la riva non si può più. 
Tra mio marito e me ci sono sempre più discussioni. 
Lui punta a conservare e per me invece il conservare vanificherebbe il nostro trasloco. 
Gli ho detto in uno dei nostri , ahimè, innumerevoli litigi: 

"Non stiamo solo cambiando casa, devi capire che stiamo cambiando vita!" 

Mentre lo dicevo sapevo di trascinarlo mani e piedi in una  visione  esclusivamente mia come in un baratro  oscuro e senza fondo. 
 Ero io che volevo cambiare, anzi,  ero io che volevo morire, mentre  per lui la vita continua senza interruzioni. 
Quando penso che si tratta solo di un momento transitorio, so di ingannarmi: ho assaporato la reale condizione  dell'essere umano: quella di abbandonare , di lasciar andare, di perdere persone, sentimenti  ed oggetti  il resto invece è solo aleatorio.
Comodi appartamenti   strutturati  e puliti   come sepolcri imbiancati : essi sono belli a vedersi ma dentro sono pieni di ossa di morti e di ogni putridume  "

  




lunedì 4 febbraio 2019

A MANI LIBERE





Sono passati quasi due anni dalla morte di Cesare. 
La sua  morte  mi ha lasciata orfana. 
Ma ancora di più: mi ha lasciata piena di cose che non mi interessano. 
E' come se si fosse portato via ciò che c'era di utile  in tutto quello che mi circonda e, quindi,  mi avesse lasciato in mano, quale misteriosa beffa,  solo  ingombranti oggetti senza valore.
Non sto a dilungarmi. Ma in questi mesi, diciamo,  il mondo mi pare  troppo pieno. Inopportunamente inservibile.  Troppo pieno di parole, di  facce  straniere.
Gli stessi sentimenti, un tempo appassionati ma giustificati e motivati ora sono diventati desueti, quindi imbarazzanti. 
La mia casa mi soffoca con tutti i suoi  utensili moderni,  i suoi suoni metallici,  la sua  musica e i suoi  talk show inconcludenti,  gli stridolii dei bambini nei cortili  e delle comari per la strada. Persino la felicità delle coppiette avvinghiate mi innervosisce,  ma soprattutto  le immense librerie che sovrastano le  stanze  della mia casa, un tempo corazze tra me ed il mondo, fonte di  risposte e consolazioni ,   sono diventati muri che mi schiacciano.   
Ho libri ovunque,  Persino sopra gli armadi, in terra negli angoli tra i giornali e le riviste,  libri colorati  o polverosi , libri di pedagogia, retaggio di studi che mi avvincevano, libri di magia, libri di filosofia orientale, psicoterapia,  psicologia, libri sui cani, di arte , di storia  di politica,  di cucina , libri  fatti di parole di altri , convinzioni  basate su situazioni ormai  lontane da me. 
 E uscire di casa significa  fuggire . A testa bassa come un ladro, evitando cose e persone che possano rallentare il mio passo,  distrarre la mia disperazione, confondere la mia ossessione.
  Alla fine, d'improvviso , ho pensato che qualcosa potevo fare. liberarmi della mia vita, di ciò che ho raccolto, amato, custodito. 
Allontanarsi dai gesti familiari, dai soliti suoni dalla prigione delle azioni già svolte, delle passione già archiviate.  Uccidere quella  che ero, convinta, ragionevole, prudente . Quella che non avrebbe messo in  discussione le convinzioni raggiunte. Invece accogliere la perdita, lasciare andare ciò che avevo raccolto.
solo questo mi avrebbe consolato.  Morire di me per accogliere un'altra vita. se mai fosse stato possibile essere altro , avere altro, ma solo per poco perchè  nulla ci appartiene perchè il tempo ci da solo la possibilità di amare ciò che  a cui devi rinunciare. 
 Così mio marito ed io lasceremo la nostra casa , i nostri libri. La nostra città. 
 E' su questo che stiamo lavorando.  Ossia : "sul perdere consapevolmente ciò che abbiamo raccolto" 
Il cervello  si deve svuotare per raccogliere altro materiale su cui lavorare. 
Sembra  strano: ma non è poi ciò a cui  tutti siamo destinati ? 
Con  poca  consapevolezza, però.
Ciò che importa è che Ci stiamo muovendo a mani libere.  

. 

lunedì 22 ottobre 2018

IL MARE E LE ONDE DISORDINATE


Queste due foto  le scattammo insieme. 
In Calabria il mare era sempre agitato. 
qUANDO TUO FRATELLO MI HA CEDUTO GLI  ALBUM E' STATO PER ME  COME RITROVARTI.  
hO PROVATO uNA GIOIA COLPEVOLE, UN DOLORE DISPERATO.  
mI PAREVA DI SENTIRTI: " 
"NON MI SCIUPARE I MIEI CATALOGHI !"
 eRA LA CONFERMA CHE ERI MORTO.  
eRI COSI' ORDINATO, TESORO! 
mE LI AVRESTI MAI DATI? 


venerdì 19 ottobre 2018

E SO BENE CHE NON CI SARAI



 E so bene che non ci sarai 
Non ci sarai nella strada 
Non nel mormorio che sgorga di  notte
dai pali che la illuminano
neppure nel gesto di scegliere il menù 
o nel sorriso che alleggerisce il " tutto completo" delle sotterranee
nei libri prestati 
e nell'arrivederci a domani 






giovedì 18 ottobre 2018

L'AMORE TI VIENE A CERCARE


Il tempo è corto.  
 Non è mai sufficiente per fare ciò che devo. 
 Il tempo è pieno di suoni inutili e sempre assordanti. 
 c'è un vociare continuo nei negozi, nel bar, dalle finestre delle abitazioni.
 Sembra che le persone non possano fare a meno di parlare.  
Se devo mescolarmi ai  rumori piego la schiena come fossi  sorpresa  da un violento  temporale di grandine e vento. 
O  da una sferzata di frusta sulla schiena .
Per  evitare  tutto questo, la mattina, mi sveglio alle 6.00 ed esco di casa con il mio cane.
E’ l’unico momento in cui la città  è muta. 
Sobria. 
Rispettosa. 
Il silenzio è fatto solo dello scalpiccio morbido e sottile delle zampine di Greg.
In Alessandria non vado quasi mai. 
E’ la tua città ed attraversarla è uno strazio. 
Le strade , le panchine , i quartieri stessi mi respingono, sono intrisi dei racconti che ci appartenevano.   
Ho percorso per anni queste strade per cercarti e, persino, per far finta di incontrarti casualmente.  
Le strade dei bisticci, dei baci, infine dei racconti dell’uno e dell’altra. Degli abbracci fraterni. Delle lacrime.  
Queste  nostre strade ora  sono  indifferenti, crudeli e senza memoria.
Le strade , i giardini, le case. Non ci appartengono più . 
Avevamo una biografia  comune ed ora rimane solo una città inospitale.
L’amore ci era venuto a cercare e noi, stolti, lo avevamo scambiato per un familiare un po' bislacco.   
Era altro, ma non lo sapremo mai.