domenica 20 ottobre 2019

NON SONO PIU' LA RAGAZZA DALLA SCIARPA COLORATA







Ho tutti pensieri frammentati.
Tra loro slegati. Non hanno un percorso logico. Si rincorrono e si perdono nella mente come in una nebbia autunnale. 
Alessandria è, al solito,  buia,  gocciolante di umidità, piangente di solitudine. Ancora più deserta  di quando  il gelo la paralizzava . 
Era tanti anni fa. 
Allora i compagni si chiudevano in varie stanze  distribuite  nella città. 
A gruppetti ci si infilava in qualche portone nella vecchia  storica Alessandria,  quella delle case  col bagno fuori. 
Si attraversavano  i ballatoi e si entrava nelle " Stanze" per stare insieme agli altri, anche in silenzio. Avevo una sciarpa colorata  ed i capelli riccioli. 
 Ma questa NUOVA  Alessandria nulla sa di questo. E'  una città sopravvissuta. Anche agli antichi sfarzi.
 Anche alle grosse industrie che davano lavoro. Anche alla superbia che la contraddistingueva.
Si arrabatta tra strade sporche, disfatte. Porfidi danneggiati. Negozi chiusi. 
L'attraverso odiandola  E solamente  per andare da mia madre. 
Passo davanti all'ingresso dell'ospedale che rimane per me quel posto dove è cominciato tutto 
 Ossia la fine .
 Cesare ed io che attraversavamo il corridoio   come fosse un'azione  domestica. Invece era L'atto finale. 
Quando ci passo davanti , non mi volto mai, ma aumento la velocità  istintivamente. Non ho pensieri di sorta.  Ma battiti di cuore dolorosi. Il senso di tutto perduto. E la memoria  rovista implacabile ,  mi afferra mani e piedi per rovesciarmi  addosso  il suo melenso racconto di una storia  di illusione e di morte.
Non mi posso fermare a raccogliere i miei struggimenti . Non sono più quella dalla sciarpa colorata. 
Ho il tono e il piglio di una infermiera asettica . Sono una specie di prodotto edulcorante.  
Le ore sono secoli accanto a mia madre, che non mi conosce e quindi non mi ama. 
Non sono più  la ragazza con la sciarpa colorata .  Non ci sono stanze ad accogliermi. 



sabato 5 ottobre 2019

LA MEMORIA , L'IMMAGINAZIONE E L'AMORE -





Crediamo di amare con l'anima ed il cuore . Invece  è il cervello che ce lo permette.   
Questo ammasso di  settori di cellule umidi e pulsanti , questo groviglio di rivoli di scariche elettriche   ci permette di ricordare.
 Ricordare che amiamo qualcuno. 
Ma può capitare che si spenga un settore nel cervello. Poi un altro ed un altro fino a che e a poco a poco  si prosciuga .  
Questo ammasso di sostanza quasi gelatinosa diventa come una  spugna che non assorbe più. 
Potresti buttarla, ma fa parte di te . E' chiusa nello scrigno della tua scatola cranica . 
 Ma tu Non ricordi più. 
 Sembra niente. Ma si parla della tua biografia. Dei tuoi sentimenti. Se si spegne la luce non vedi.
Ed anche se qualcuno ti ricorda che sei stata sposata, che hai amato tantissimo, tu , sì tu,  non lo  capisci.  
Puoi apprendere  sul momento. potresti prenderla come una lezione scolastica, ci puoi anche  credere,  anche,  ma  questa  storia diventa per te  come il colore rosso per un cieco: un concetto irraggiungibile. E' come riempire  d'acqua un  colapasta.
Devo dirlo: è una lotta impari tra ME  che riempio di parole e di storie il suo  cuore mentre il suo   cervello   non assorbe più . Sottile, secco ed arido come  la sabbia.  Allontana.  Lascia solo nell'anima  un dolore oscuro  e senza nome  ma tagliente , ma assassino. Ma senza speranze. 
Certe volte mi consolo  pensando che si può vivere senza memoria, ma poi mi accorgo che  la Memoria  e' cio' che le fondamenta sono per una casa . E  senza la memoria non esiste una casa,. oh no non esiste l'amore perchè non esiste la spinta a sognare a credere in qualcuno  se non ricordi di conoscerlo se non ricordi di averlo amato se non lo hai raffigurato , non lo hai riconosciuto attraverso una elaborazione cerebrale .
Dunque siamo questo: una massa di tessuto nervoso , un corpo calloso invisibile che predispone  la potenza della nostra anima , il pulsare dei nostri sentimenti ,  a cui dobbiamo ogni sentimento ogni decisione,  ogni scelta,  che  crediamo  spinta da emozioni  trascendentali invece che da  sangue pulsante ed indifferente.  
Siamo governati da  una sostanza viscida  che non ci conosce e non ci ama. Si prende gioco di noi che ci illudiamo di determinare il nostro futuro quando invece siamo in balia di un fremito di neuroni.

  



lunedì 22 luglio 2019

UNA MADRE E' UN BOOMERANG


La madre è un ruolo scomodo. 
O sei una madre autoritaria quindi temuta e tenuta a distanza . E va bene 
Oppure non  puoi essere una madre. 
Ossia:  sì. sì...  tu ti dai da fare. Apparecchi la grande tavola dell'esistenza .
 Ci porti anche tutte le vettovaglie necessarie , ma rimani una massaia dilettante.  
I tuoi giudizi sono viziati. Superficiali. Non sai cosa succede. 
Oppure troppo di parte.  Lo dici perchè sei sua madre. Insomma  non sei sul pezzo. 
Se ti lasci andare a discorsi pieni di  speranza, di affetto, di partecipazione non sei credibile perchè sei una madre. 
Dovresti liberarti della veste, anzi scuoiarti della pelle che ti ricopre. 
Dovresti fargli dimenticare che , ragazza  dai capelli lunghi , lo tenevi aggrappato al fianco come un'appendice  dai grandi occhi  sgranati  e tesi a guardare i tuoi di occhi. 
Eri, allora, una dea che cavalcava le onde pericolose che gli venivano incontro. Eri ricoperta di tessuti leggeri e la tua auto  volava  nel cielo piena di luce. 
Non hai più affidabilità. Lo faresti cadere dalle tue braccia  , lo faresti cadere e lo ridurresti in mille pezzi. . Sei diventata una  misera  umana piena di difetti.  



Ogni  parola di madre viene travisata.  Ti ripiomba addosso come un boomerang lanciato per ucciderti. E lanciato da te, madre che non hai più  consenso. 
Ogni tuo consiglio è contro producente. E poi il figlio non vuole farsi vedere debole,sconfitto, disorientato soprattutto da te che sei madre. 
Non meriti  confidenze.  .Non ti ascolta. Le tue parole di incoraggiamento sono di incoraggiamento solo se non sei tu a pronunciarle. 
 Per questo vorresti essere altro che una madre. Forse una vicina di casa. oppure una eccentrica signora. Potresti passare persino per una bella donna se non fossi sua madre. saresti una donna Intelligente.   
Anche tu vorresti essere altro che una madre. Una donna seducente. Oppure un filosofo. 
Vorresti prendere il tuo cane e diventare una ragazza in pantaloncini corti.Gli occhiali da sole .  Oppure prenderesti Il casco con lo scooter . 
Il tempo dei doveri vorresti fosse dimenticato. eppure la sofferenza preme , il disagio ti arriva come un 'eco maligna.
 La ragazza dai capelli lunghi  non solleva al cielo suo figlio. E lui si sente trascinare sempre più in basso senza che tu possa fare niente. 
E forse è proprio questo che devi fare.
NIENTE. 
Sarebbe già qualcosa.  

lunedì 13 maggio 2019

LA MEMORIA NON E' UNA STRADA


Questo è il panorama che vedo dalla mia nuova casa. 

Ho lavorato mesi e mesi per  allontanare immagini dolorose . Ho incasellato oggetti e pensieri malevoli in scatoloni chiusi  scrivendo etichette per identificarli. 
Piatti utili.  Bicchieri  da coktail, flute, e poesie, lettere da non rileggere. Foto da non guardare.
nella nuova casa non apro tutte le scatole. 
Le lascio da parte. 
Non mi servono per vivere.
Ma trattengo il ricordo. Non voglio perderlo. 
Per quanto dolore mi procura,  il tempo mi appartiene. 
E' la mia identità. La mia biografia. Cerco di essere imparziale. Di ricordare i fatti oggettivamente avulsi da ogni interpretazione personale.
E'  Impossibile, si sa.  
Nessuno di noi abita “il mondo”,  ma esclusivamente la propria             “ visione" del mondo.  Che pur ci permette di posizionarci in esso.  Di essere nella realtà, per quanto mistificatrice ed ingannevole.
  la memoria, però, rimane una dimora.  . Una dimora in parte
 costruita . Di cui conosci le stanze, l'arredamento  che vai man mano riempiendo di suppellettili, di clessidre colorate, di foto, di asciugamani sporchi, di piatti scheggiati. 
 Mia madre,  tante cose,  non le ricorda. 
Da principio questo mi faceva incazzare. Volevo ricordasse. Doveva ricordare. La sua memoria era  una stanza della mia casa , una camera arredata  della mia identità fragile. Allora facevo la maestrina saccente. Pedante. del genere: " è successo questo." oppure " qui hai abitato " " in questo prato ricordi cosa è successo? " 
Ho smesso.  Per due ragioni. 
1° perchè un conto è non voler ricordare , un conto è non  poter ricordare quando gli altri ti  raccontano la tua vita. Allora sì che  ti destabilizzi. 
La memoria è mistificatrice. In fondo.  
2° Ho smesso  perchè ho idea che la memoria non serva che a difenderci dagli estranei. dal mondo, insomma. 
La memoria diventa una corteccia che  protegge la pianta che siamo.  Ma è solo un'armatura che in qualche modo ci impedisce di lasciarci andare. Di essere altro da quello che ricordiamo di essere . 
Ora adotto un altro comportamento con mia madre. 
Quando siamo insieme non ricordiamo nulla di quello che siamo state. 
Noi ci godiamo l'istante che è  vuoto. l'istante  che si riempie di raggi di  sole . Di parole calde, affettuose, di premure mai espresse,  nel senso che non le ricordiamo. 
La mamma  che vive l' istante non è severa. Non urla. Non sgrida mai. Non si acciglia.  Non biasima.
Sorride ai fiori del mio giardino. Al picchio che abita il tronco . Alla civetta che di sera  fa sempre  uhu uhu uhu.  Continuamente