giovedì 7 gennaio 2010

ANNO ZERO


Lui se ne stava racchiuso nel suo rifugio fatto di quella terra separata dal resto del mondo e delle sue convinzioni che facevano da garanzia a una vita trascorsa nello struggimento dell'anima. La sua scrittura era fluida e chiara: pareva zampillare calda e vorace dalla sua mano per percorrere un sentiero sconosciuto persino al suo creatore. Lui arrancava ansimante dietro ogni parola scritta e a lei pareva di sentire il suo alito caldo e affannoso.

Lei non si lasciava ingannare dal tono sicuro delle frasi, nè dalla fissazione dei suoi orizzonti che non permettevano trasgressioni nel percorso. Leggeva solo una grande tristezza, vedeva solamente la disperazione farsi ricordo ed il ricordo divenire l'unica certezza del suo respiro quotidiano. Lui scriveva spesso di come era stata bella la sua giovinezza e dei suoi amori così palpitanti e vitali da non avere uguali.

Lui spesso scriveva dei suoi campi rigogliosi e di quel mare che nello stesso tempo lo separava dal mondo e lo allontanava dalle minacce di una vita in trasformazione. La nostalgia definiva il suo confine che non voleva oltrepassare e se ne stava lì, nella sua isola, sentendosi vecchio e inutile credendosi messaggero di una realtà maligna, di una terra inghiottita da valori senza più volto e neppure riscontro. Quando lei lo leggeva, malgrado si lasciasse trascinare dal suono della sua sensuale malinconia, malgrado fosse sedotta dal suo vissuto affossato dalle delusioni, malgrado fosse attratta dalla certezza di una fine imminente, si accorgeva di come egli si stesse ingannando e sulla sua età e sulla sua impotenza. Avrebbe voluto dirgli:
" Non camuffare il naufragio delle tue speranze nell' abisso di parole disinvolte , ma prendi la tua imbarcazione ed affronta il mare aperto . Sgancia gli ormeggi che ti trattengono al ponte e allunga lo sguardo all'infinito! La vita è nell'andare oltre le nostre convinzioni, oltre ciò che è stato e che non si troverà mai più davanti ai nostri occhi se non come immagini trasfigurate dai nostri desideri .
La terra è la tua anima e non potrai avere con te null'altro. Ma non sarai in un deserto poichè il tuo cuore ha il battito del tempo che scorre e si rinnova . Il tuo sangue pomba nuovo ossigeno e genera la vita. Se si ascolta attentamente l'istante questo incarnerà l'eterno che ci significa.
Quando sei nato vecchio signore? Ma ha veramente importanza?
Questo è il tuo ANNO ZERO, dolcissimo uomo. "

mercoledì 6 gennaio 2010

NESSUNO HA CALPESTATO LA SABBIA PRIMA DI ME


Oh, sono molto organizzativa. Non ordinata, ma capace di affidare agli oggetti una collocazione tranquillizzante. Non è forse, un po', questo il senso che spinge ad avere una propria dimora ? D'avere uno spazio riservato a se' stessi che tenga lontano gli spiriti maligni ed il disordine dei pensieri dai medesimi generati?
In questi giorni di freddo caotico fatto di sferzate di vento gelido e prepotente io me ne sto protetta tra gli utensili della mia cucina fornita di ogni accessorio.
Ho la lavastoviglie, la pentola a vapore e a pressione, il forno a micro onde, il tostapane, ho il tritatutto / frullatore e recentemente mi sono provvista persino dello spremiagrumi elettrico.
Muovo i miei passi agili e sonnacchiosi tra le mattonelle di questo rifugio che mi accoglie senza giudizio.
O meglio: sono l'immagine ordinaria e consueta di una persona quieta tra le pareti domestiche.
Eppure, questa proiezione mi de - realizza poichè mi rimanda indietro una visione che non mi conosce. l'immagine racconta la vita quando essa non presenzia la realtà che è assente e quindi deve essere immaginata, cioè vista attraverso l'identificazione di un concetto comune a tutti : l'immagine.
Così che mentre mi aggiro silenziosamente tra le mura quiete e calde della casa so certamente d'essere clandestina a me stessa e di non appartenermi come vorrei che c'è altro, che ci deve essere altro che mi sostanzia, che mi realizza, che mi chiama, che mi nutre . Dunque.
Potrei essere in un campo gelato e adagiarmi nella sua terra infangata e inospitale organizzandomi le cose intorno come piccoli utensili di vita trasfigurati dal bisogno di un cuore disperato.

lunedì 4 gennaio 2010

LA PERLA IN FONDO AL MARE

Molte volte ero tentata di metterti in guardia, ossia di invitarti a vigilare su di te perchè tu potessi guardare davvero ciò che ti si poneva di fronte. Volevo che tu potessi aprirti uno squarcio sulla vita che sentiamo nostra sebbene diventi una esistenza collettiva perchè nutrita di legami . Mi pareva di diventare una specie di gran saggio oppure, ancora peggio ,un affabulatore come ce ne sono tanti persino tra i blogger : quelli che hanno la convinzione di detenere lo scettro della verità e vogliono illuminare il nostro cammino con le loro certezze inespugnabili.
Non l'ho fatto fino ad ora e di questo un po' mi vergogno.
La tua superbia mi preoccupa, perchè la superbia acceca ed impedisce di percepire le frustrazioni che pure ci danno indicazioni preziose nel cammino. Perchè la superbia sottovaluta gli altri ed è una mossa sbagliata. la superbia ha l'illusione di manipolare la realtà ai propri comandi, invece devia lo scopo al bisogno di una affermazione apparente. La superbia scaccia il dubbio.
Ti pareva di riuscire a convincermi , eppure ero già convinta, perchè ti amo. Ti pareva di riuscire a mentirmi, ma io già ti avevo creduto, già conosciuto.
Le mie indulgenze sono sgorgate dalla mia anima , non sono state richiamate dalle tue capacità dialettiche.
Perchè nessuno può ispirare amore se già nella sua anima non sta crepitando come brace di fuoco ardente.
E' presto, cara, per te, invitarti a cercare nel fondo del tuo cuore le ragioni della tua esistenza, tu così protesa a dare dimostrazione di te al mondo esterno.ma ricorda che il palpito prezioso non potrà che coagularsi all'interno di te, come perla miracolosa ed innocente. Lasciala vivere.

mercoledì 30 dicembre 2009

IL PROFLUVIO FRAGRANTE DEL PIACERE


Avevo indossato le autoreggenti velatissime e sottili di color nero fumo , un completo intimo viola con reggiseno push-up e culotte brasiliana , quindi ero stata un bel po' a riflettere su che tipo di maglia avrei potuto indossare insieme a quella mia splendida gonna a tubo, con un taglio particolare che metteva in risalto i glutei tanto da modellare le gambe, che sono, MODESTAMENTE, il mio punto forte.
Alla fine scelsi una maglia nera scollatissima con un drago di colore rosso metallico che brillava sul seno.
M'ero truccata con cura e non lo faccio mai perchè sono sempre sul lavoro sempre di fretta sempre distratta: avevo arricchito le palpebre di un ombretto viola con una punta azzurrina ( dicono che questa miscela permette al colore verde degli occhi di emergere brillante ed intenso) Avevo scelto un blush dalle tonalità rosate per il mio incarnato di porcellana colorando le labbra di un glicine perlato quale flash di luce nella pelle chiarissima. Quando fui certa d'essere PRONTA mi abbandonai con gli occhi chiusi agli spruzzi leggeri del mio J'ADORE di Dior.
Avevo chiuso, INFINE, la porta dietro di me per raggiungere la sua auto in cortile. Avevamo deciso di andare a mangiare in un ristorantino, in centro, molto intimo e tranquillo con le classiche luci gialline soffuse e la musica lieve di sottofondo. Era la seconda volta che uscivamo insieme a cena e sembrava in effetti la prima. Tutti i movimenti parevano susseguirsi al rallentatore : i gesti, gli sguardi, i sorrisi nell'oscurità ombrosa e intermittente del locale parevano illuminarsi di una luce radiosa e calda.
Avevo ordinato uno spezzatino di agnello con patate e lui aveva preso una composizione di formaggi abbinati al miele ed alle confetture DI FRUTTA. Ci sorridevamo.
Quando giunsero i nostri piatti. Lui smise di guardarmi e disse:
" Che bel piatto di formaggi : sono proprio all'apice del godimento!"
Fu allora che compresi che niente, da quel momento in poi, avrebbe potuto comparare quell'orgasmo voluttuoso e intenso"



Un piccolo scherzo come augurio per un buon cenone.
Buon Anno !