giovedì 12 gennaio 2012

COMUNE DI VALENZA: LA DOMANDA E I GIOVANI







Da più di un mese è stato concesso ai ragazzi  uno spazio all'interno al 1° piano di Palazzo Valentino .
Grazie al consigliere della Lega Maurizio Oddone e a Laura Zeme  questa stanza è stata dotata di alcuni PC.
L'intento del Sindaco era quello di permettere ai ragazzi del liceo Scientifico di utilizzare questo spazio. Devo dire che il lavoro di Maurizio Oddone e di Laura Zeme è stato un lavoro importante nel deserto delle iniziative per i ragazzi della città di Valenza. 

Se ricordate bene, meno di  una decina di anni fa, l'assessore di allora, Daniela di Spirito, aveva annunciato trionfalmente su tutti i giornali di avere inaugurato lo spazio Giovani. Alla sua inaugurazione non ne seguì una funzionalità concreta e dopo qualche mese tutto finì lì. Ora, nelle stesse condizioni di allora, si rischia lo stesso risultato fallimentare.  Perchè non basta attrezzare una stanza con qualche PC per renderla UN SERVIZIO, come allo stesso modo non serve comprarsi un pianoforte per trasformarsi in un illustre pianista.  Bisogna che l'azione sia preceduta da un progetto ben definito e dalla conoscenza dell'utenza  a cui il progetto è destinato. 
Oggi l'universo giovanile si manifesta con accentuate caratteristiche di diversità rispetto al passato. I ragazzi hanno caratteristiche più svariate  rispetto agli anni 70 e la loro disponibilità all'aggregazione è messa a dura prova da altro genere di stimoli. 
Proprio per questo i ragazzi sono più soli e più bisognosi di indirizzi e di coordinamento. 

Tutto questo  si propone  all'attenzione delle forze politiche, del mondo sociale, imprenditoriale, della scuola e della famiglia. La comunità locale, per altro, nel farsi carico dei suoi bisogni non può eludere una fascia così importante di popolazione su cui è segnato il futuro della comunità stessa. Uno spazio giovani, quindi ,  organizzato dal Comune , non può intanto rivolgersi solo alle classi di un Istituto superiore locale, ma guardare alla generalità così variforme dei giovani, dagli studenti, agli operai, dai disoccupati  agli artisti. 

Uno spazio giovani non può essere relegato in fondo ad un corridoio prima di una sala riservata alle lezioni dell'Università della terza età,   occupata da ciarpame di altri uffici, ma deve  svilupparsi  come risposta alle esigenze dei ragazzi ed essere al centro della nostra attenzione: aperta, visibile, accogliente, non selettiva, non respingente, conforme ai loro bisogni.    Il tempo dei ragazzi è già ingombro di locali , di spazi: dalla discoteca, alla stanza della loro casa deserta,  ai bar / birrerie/ vinerie. Lo spazio giovani  istituzionale deve essere più che una stanza,  deve essere  un'occasione per realizzare delle azioni, un momento di ascolto delle loro esigenze,  di condivisione delle scelte, di coordinamento delle differenti esigenze, deve essere frutto di un lavoro che l'adulto svolge con i giovani  e anche con le comunità presenti nel territorio ( scuola, associazioni, imprese, istituzioni). Non deve essere uno spazio asettico, ma un  servizio che offre opportunità, che offre una guida  e che risponda ai bisogni del ragazzo legati all'inserimento nella città e nella società attiva.  
Parlo di un progetto perchè intanto il servizio deve conoscere la varietà dell'utenza a cui si rivolge ad esso. Un ragazzo di 16 anni che studia  ha esigenze completamente diverse da uno di 18 anni che lavora  e quindi  dovrà offrire  servizi e opportunità differenti concorrendo alla progettazione di politiche a favore di adolescenti giovani e della comunità.

I giovani sono quindi destinatari diretti ed indiretti di una strategia complessiva che, nel suodisegno sistemico, vuole affrontare i nodi di una condizione, più che rispondere episodicamente ai bisogni più immediati ( non so..come quello di  stampare una pagina di curriculum o cose simili )  Ma DEVE ESSERE PRECEDUTO Da intenti precisi e progetti ragionati per concretizzarsi in interventi funzionali.

Abbiamo già chi nei piani bassi organizza due volte al mese  estemporanei laboratori infantili senza alcun tipo di pianificazione nè di obiettivi se non la mera occupazione del tempo  seguendo la politica dell'  " oggi famo qualcosa" rimanendo, poi,   per i restanti 28 giorni a ciondolare .Ma se bene o male,  la si  può  dare a bere ai bambini che sono tutelati da altri servizi e più accuditi dalle famiglie,   questo non può succedere con i " nuovi " adulti il cui sviluppo mentale e sociale richiede maggiore consapevolezza e quindi una  gestione più oculata e più razionale

l'adulto deve condividere il progetto con i ragazzi  e illuminare la strada oscura e perigliosa che attende loro in questi anni faticosi.Non deve lasciare unon spazio scevro di guida, di parole, di indirizzi, di incoraggiamento. NON DEVE LASCIARE  DA SOLO  IL RAGAZZO.
So che chi ha lavorato perchè iniziasse a sorgere la "questione giovani " può recepire questa domanda urgente e necessaria. Invito il consigliere della Lega  , che  ha lavorato in questo senso,  a porre una attenzione ulteriore per trovare insieme le risposte.

lunedì 9 gennaio 2012

COMUNE DI VALENZA: LA STAMPA ED I SERVIZI CHE NON SI POSSONO FARE


I nostri giornalisti della stampa locale hanno a cuore le vicende dei dipendenti del Comune di Valenza. 
Direte: daranno la notizia che l'amministrazione comunale ha intenzione di tagliare la produttività ai dipendenti, oppure che il discorso sulle maggiori responsabilità attribuite per regolamento all'URP  non viene  recepito,  ed ancora di più  che i sindacati hanno intenzione di proclamare lo stato di agitazione  qualora  le loro istanze riguardo la produttività non saranno ascoltate. 
No. Niente di tutto questo. 
Si sono occupati di un cartello posto all'ingresso del bagno dei messi comunali. Un cartello che intima il divieto di " fare la cacca" nel bagno suddetto. La cosa ha così colpito il giornalista locale che gli  ha fatto persino dimenticare di  approfondire la questione. 
Beh, non sarà una di quelle inchieste che possono definirsi interessanti, ma, per amore della verità bisogna non solo fare tutto ma dire tutto.
Infatti, andando alla fonte della questione il cartello ha una sua ragione di esistere. Molto spesso succede che il popolo, tiranneggiato e bistrattato per secoli, all'improvviso abbia  reazioni  scomposte oltre misura e tutti  cominciano a  meravigliarsi di cotanta incongruenza. La verità è che per millenni, questo popolo  ha dovuto subire di tutto ed allora ,quando si muove,  lo fa infine con una energia  tanto scomposta e variegata   che può persino sorprenderci. 
Il giornalista in questione, invece di soffermarsi esclusivamente sugli errori grammaticali che l'autore del cartello aveva commesso, forse avrebbe dovuto chiedersi se i locali adibiti al bagno stessero rispettando la normativa vigente . 
Vediamo un po'. 
La Legge in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro parla chiaro in tal senso: 
1) Se viene utilizzato un impianto di aerazione, esso deve essere sempre mantenuto funzionante. Ogni eventuale guasto deve essere segnalato da un sistema di controllo, quando ciò sia necessario per salvaguardare la salute dei lavoratori.
2)   Per uomini e donne devono essere previsti gabinetti separati.
Invece negli uffici dei messi si trova solo un bagno sia per i maschi che per le femmine, il bagno in questione è privo di finestra  e il servizio di areazione  non sembra   proprio essere funzionante al 100% :  paiono, questi,  entrambi buoni motivi per indurre il più mite dei dipendenti a esternazioni non proprio definite ortodosse. Insomma forse ci saranno delle cose che non si possono fare, ma altre (come mettere in regola i locali adibiti a toilette nei luoghi di lavoro e magari riconoscere  a livello economico la produttività ai lavoratori) che DOVREBBERO ESSERE FATTE. 
E poi c'è  ancora una piccola cosa da dire : come capita sovente quando i servizi non sono adeguati, si tende a considerare  una " colpa" il loro ordinario utilizzo. Niente di più sbagliato ! Perchè dove cavolo si potrà mai defecare se non in bagno ? ( anche se ormai la produzione di tale materia  si sviluppa nelle sedi istituzionali più svariate, vero?)
Quando si dice: "pescare nel torbido".... olezzi a parte....... 



Non è il caso di scandalizzarsi per un  errore ortografico. Da ieri sera l'errore ortografico ha il via libera sull'autostrada della grammatica italiana : da quando cioè anche il nostro Presidente del consiglio Prof. Mario Monti, durante l'intervista su Rai TRE  a " Che tempo che fa"  ha pronunciato : " riverberà"  anzichè " riverbererà" .  E non vi dico cosa mai  sarebbe dovuto riverberare perchè non vi piacerebbe affatto.

giovedì 29 dicembre 2011

IL DOLORE E' UN INCARNATO ROSA




"L'altro", si sa, ci abita intimamente.
 In tutti noi c'è più o meno consapevolmente una follia sopita, una coscienza del "non senso"  che siamo ed, ancora di più,  un dolore, o meglio, un affanno misterioso che quotidianamente ricacciamo nell'abisso da cui siamo giunti e sicuramente torneremo. L'altro, allora, diviene tutto questo: diventa la  minaccia di una disperazione  IMMINENTE  che può  sorgere all'improvviso quale fuoco mortale di un vulcano dormiente.  "L'altro" è la parte lacerata di noi  trasformata in una cicatrice all'apparenza  insensibile . Eppure sappiamo che potrebbe bastare poco per farla ancora sanguinare e, così, per  sconvolgere definitivamente  la nostra vita attraverso  il fascino distruttivo dello sconforto. 
 Sembra, l'esistenza, un costante armeggiare tra la distanza che separa la serenità, quale ragione d'essere,    dal dolore , che stronca ogni respiro.  Così che, se per distrazione poniamo un piede in fallo, ecco che il dolore ci agguanta e ci trascina tra i suoi antri tenebrosi e crudeli. Ed anche se, a volte la strada pare ammorbidita e lieve, si scorge ugualmente, in lontananza, la voce profonda e seduttiva  della follia, quale stagione inevitabile.

Ieri ho incontrato " l'altro."  Aveva le sembianze di una donna . Era entrata, come tutte,  nel locale dove si attendeva per farsi acconciare i capelli. 
Era entrata come tutte, ma subito per me , fu diversa.. Diverso il passo leggero, il modo in cui si tolse la pelliccia, diverso  il suo look  bianco, casual e giovane.  Aveva lunghi capelli nerissimi, il viso rosato e le labbra  rosse scarlatto. Non mi ingannò neppure un attimo: dietro le parvenze di donna sicura e determinata traspariva forte e tangibile la sua disperazione. Ci guardammo per un istante e le sorrisi  intenzionalmente.  Quindi distolsi lo  sguardo: la buona creanza vuole che non ci si soffermi troppo su una sconosciuta e così feci. 
Ma lei, che era diversa, mi disse: " Come è bella, lei 
Anch'io, allora,  mi liberai, subito,  dei modi formali  e replicai : " Lo stesso  avrei detto di lei. L'ho guardata . Appena entrata ho notato lo stile" 
Davvero? " La sua domanda mi piacque molto. In pochi istanti andammo sul personale. Non stava bene, mi disse, soffriva di depressione. E io le raccontai della mia adolescenza. Di mio padre. 
Finimmo per parlare di capelli.
 Io, così , decisi di  tingermi i capelli  di nero  e lei chiese di farsi bionda.
 La  coiffeur a lei  non  lo permise.



Quando ci lasciammo, lei venne da me e ci stringemmo la mano. Basta. Non successe altro.  Ma sentivo d'avere incontrato il mio dolore incarnato nello sguardo di lei  e d'averlo trattenuto un po'  tra le mie  mani. 

martedì 27 dicembre 2011

GLI ANNI EROICI


 Pensiamoci un attimo.   Ci sarà una qualche ragione PER IL FATTO  che siamo al mondo in un arco di vita circoscritto e definito in maniera così  inamovibile. Vi vedete da vecchi ? Anni ed anni a consumare la Terra  delle sostanze nutritive e mezzi per riscaldarci e coprirci per poi  trovarci in un corpo rinsecchito ed inerte. Questo è l'epilogo.
Vi vedete anziani, stanchi, confusi, deboli e malaticci.  Le ossa doloranti, l'energia esaurita e dimenticata negli anni addietro tanto da non averne memoria e  costretti  a portare  un  fardello nel cuore che vi impedisce di godere del  calore intorno ormai ridotto a mero  simbolo di  anni eroici che vi hanno abbandonato. 
Oh, Già mi vedo. Logorata dalle rivendicazioni, rosa dall'invidia per una vitalità che il mio corpo non mi riconosce.  Guardate il viso di un uomo anziano e confrontatelo con l'espressione che andava mostrando in passato. Non è solo una questione di pelle levigata e di forza muscolare. E' una questione di  possedere la speranza, lo sguardo acceso, la direzione di un orizzonte sconosciuto, ma fraterno e domabile.
 Invece  alla fine non rimangono che i resti disordinati  di un pasto consumato. I vecchi recriminano ( eh guardate il povero Enzo) ti scassano le palle  imponendo a tutti  il racconto di azioni ormai  risolte,  inopportune, imbarazzanti  perchè lontane dall'istante che rimane il valore unico dell'esistenza. ( confrontate le immagini del giovane e vecchio Giorgio Bocca o Silvio Berlusconi: lo sguardo indifeso e terrorizzato impressiona  più di tutto )
Ma tranquilli. Abbiamo invece una possibilità di redenzione. Un motivo per non divenire usurai dell'universo, per non essere rapaci del tempo,  per non essere pesi inerti ed inutili a noi stessi.  L'esistenza umana ha una sua ragione grandiosa.
 Agli uomini è concessa la facoltà di indagare oltre se stessi entrando nel profondo di se' per individuare l'origine delle domande che hanno mosso la nostra giovinezza. Insomma il nostro percorso sarà un viaggio a ritroso verso l'alto, per trovare a ricongiungersi con quella parte ancestrale che ci ha spinto in questa  avventura mortale.  Restituiremo all'anima quel largo respiro  per cui è venuta al mondo. Insomma, preparatevi:  si comincia il viaggio verso Dio. Ho già pronto il mio zainetto.