venerdì 9 aprile 2010

LISTA SIEPE : SE A TAVOLA TI PASSANO IL SALE



Ho voluto, in questo momento della mia vita , pensare a qualcosa di grande. O meglio: ho voluto immaginare, come John Lennon , un mondo migliore in una città migliore. Ma più che immaginare , ma più che sognare , ho voluto programmare una città quasi perfetta con la presunzione che attraverso l'individuazione di progetti scevri da tutti i giochi speculativi che li frenassero e liberi da condizionamenti ideologici che li appesantissero, si potesse, alfine, giungere ad una visione comune di interventi e di iniziative dirette alla città.
Novello Platone, mi arrogavo il diritto di rendere l'idea, anzi, il sogno, una speranza di tutti, una realtà condivisa.
Ma oltre questo non ho pensato che c'è poi l'essere umano che deve rendere attuativo ciò che è stato ideato ed allora devono intervenire quei precisi fattori come : la passione, l'onestà , la capacità, l'etica profonda e insita nelle azioni e nella determinazione del passo.
Il percorso è giunto al termine. Era già terminato il 29 marzo, per me.
L'ex candidato sindaco della lista " Valenza , la tua città" ormai escluso dalla competizione, Settimio Siepe, ( malgrado non sia riuscito neppure ad ottenere l'apparentamento ufficiale) domani ( sto scrivendo a notte inoltrata) farà un comunicato ai giornali sulla sua volontà di sostenere la signora Zavanone che pare si sia innamorata di alcuni stralci del programma da me stilato. Farà una dichiarazione anche sulla lista precisando non so il numero o chi della lista appoggia quanto e quando (anche se è chiaro a tutti noi partecipanti la lista quante e quali differenze sostanziali caratterizzano i componenti sia in relazione alla scelta di voto sia in relazione alla propria dedizione politica)
Non è certamente questo importante. Per quanto mi riguarda , dopo due giorni di grande abbattimento morale e di uno sconosciuto senso di svuotamento, sono riuscita a ritrovare il piacere che mi aveva spinto a lavorare per un progetto rivolto alla mia città ed ai miei cari concittadini.
Non devo pensare ad altro che al compimento di questo progetto gioioso e vitale pensato non per qualcuno in particolare, ma come risposta ad un richiamo profondo del giusto e del buono.
Ho avuto dei cattivi momenti . Qualcuno mi ha minacciato . Nel senso che, scontento delle mie dichiarazioni di privato cittadino, ha voluto approfittare del fatto che fossi una dipendente comunale per compiere intimidazioni al ruolo che ricoprivo e al servizio che svolgevo.
Qualcuno mi ha tradito. Qualcuno parlava mentendo e si smentiva parlando. Ho avuto dei momenti di grande sconforto.
Nello stesso tempo, quando penso di non aver solo spostato oggetti, spento luci o passato il sale in tavola, ma, invece, di avere sperato, elaborato, studiato la possibilità di una nuova partecipazione alla cosa pubblica e che, al di là di tutto, il progetto rimane fulgido ed attuabile come frutto rigoglioso, allora concentro la mia attenzione su questo aspetto e sul futuro. Un futuro diverso. . Migliore, insomma.

mercoledì 24 marzo 2010

COMUNE DI VALENZA: IL DIPENDENTE COMUNALE E L'ACQUA MINERALE



"Un uomo fa quello che è suo dovere fare, quali che siano le conseguenze personali, quali che siano gli ostacoli, i pericoli o le pressioni.Questa è la base di tutta la moralità umana"

(J. F. Kennedy)


Si sente spesso dare giudizi sull'operato del Comune e si tende nelllo stesso tempo a confondere le scelte politiche di una amministrazione con IL LAVORO ISTITUZIONALE dei dipendenti dell'ente. Sono invece funzioni assai diverse.

Una buona macchina comunale per potersi muovere efficacemente ha bisogno di pianificare una strategia politica ben definita dove vi siano partecipate una migliore definizione delle responsabilità rispetto ai ruoli , dove chi ha il compito di coordinare indichi gli obbiettivi, gli strumenti ed i tempi di svolgimento dei progetti. E che compia un opera di vigilanza e di coordinamento costante e assertivo. Solo nel momento in cui una amministrazione opera in modo efficace e funzionale ci potranno essere operatori altrettanto responsabili ed efficienti.

Altrimenti è così che prosperano negli enti pubblici i " cosiddetti" lavativi: quelli che si agitano lungo i corridoi e che sgambettano senza sosta e senza indirizzo e soprattutto senza fare niente di propositivo

Credo, anzi, che un modo per sconfiggere il lassismo dipenda esclusivamente da una buona amministrazione e da una buona dirigenza. Un buon dirigente non si affida al bisogno di stare tranquillo, ma cerca di individuare le potenzialità dei suoi operatori, le loro qualità , le loro predisposizioni e impartisce i compiti ed i ruoli in tal senso.

E' necessario valorizzare al massimo le competenze e le qualità dei lavoratori pubblici, dando loro percorsi di lavoro che li mettano in maggiore risalto e che diano atto dell’importanza del loro ruolo. Sicuramente tra questi c'è sempre il tipo che non si smuoverà in ogni caso dalla sua apatia ed a nulla servirà allora neppure adottare il cosiddetto " sistema meritocratico "

Il sistema meritocratico può andare bene all'interno di una azienda in cui chi giudica il merito sia lo stesso personale che ci rimette o ci guadagna di tasca propria sull'operato di colui che deve giudicare. Altrimenti non è assolutamente possibile ( soprattutto se la posta ingioco sono i soldi dei cittadini e non i propri)

Eppure, attraverso l'azione di una buona politica, di una moderna amministrazione, di una dirigenza di valore sarà possibile giungere a promuovere la cultura della responsabilizzazione, del senso di dignità personale e di crescita psicologica che ogni individuo necessita per poter dare il meglio di se'.

Il cattivo amministratore, invece, non vuole accanto gente che pensa, che discute, che sviscera la legge, che riconosce gli intrighi , le dimenticanze, le incongruenze. Preferisce , accanto a se', il dipendente distratto, negligente che gli porta l'acqua minerale, ma non capisca un accidente di leggi e di regolamenti. Per questo, allora, proprio per questo nasce la macchietta del dipendente di ente pubblico fannullone . E'un po' come per la moglie infedele avere un marito disattento:

Un bel vantaggio. Oh yeah.

giovedì 18 marzo 2010

ELEZIONI COMUNALI A VALENZA: IL VALORE DELLE ISTITUZIONI


Lo Stato è altro da chi lo governa. E' il punto basilare su cui Vincenzo Cucinotta ha messo l'accento in modo sublime. Ricordiamo che lo Stato è un meccanismo sorretto da Leggi e da Regole che gli permettono l'esistenza in quel modo nobile e prezioso che lo rende forte ed autorevole.
Lo Stato deve essere rispettato. Ci sono uomini che rappresentano lo Stato e sono : gli impiegati, gli avvocati, i militari, i giudici , i dirigenti amministrativi ed oltre. Ognuno non agisce in base al volere del potente di turno, ma in base alle Leggi che regolano ed identificano l'istituzione.
Molte persone , giunte ad una poltrona di comando, sono convinte che lo Stato divenga un'azienda, una specie di società personale e privata da modellare secondo il proprio piacimento. Ma ci sono gli uomini dello Stato che devono tutelare che questo non avvenga: gli impiegati, i giudici, i bidelli, gli insegnanti che non lo devono permettere. ( e questo sia di monito a chi minaccia rappresaglie e si permette di insultare un funzionario dello stato solo perchè esprime la sua opinione)
Chi, per viltà e per il quieto vivere, si adatta a servire il potente e non lo Stato commette un'azione vile e vergognosa. Il potente è stretto dai lacci delle Leggi: a queste deve rispetto, a queste deve il servizio e l'impegno e non viceversa.
Dobbiamo abituarci a questo tipo di cultura. Dobbiamo far cambiare idea a certa gente che con tono perentorio pretende devozione e obbedienza cieca.
Noi cittadini dobbiamo obbedienza alla Legge ed il capo di turno è solo colui che ha il compito di servire la Legge per primo , per sempre, per obbligo.


C'è nel REGOLAMENTO DI DISCIPLINA E CODICE DI COMPORTAMENTO del dipendente pubblico un articolo che così recita:


" Se il dipendente pubblico ritiene che l'ordine sia palesemente illegittimo, il dipendente deve farne rimostranza a chi l'ha impartito, dichiarandone le ragioni; se l'ordine è rinnovato per iscritto ha il dovere di darvi esecuzione. Il dipendente non deve, comunque, eseguire l'ordine quando l'atto sia vietato dalla legge penale o costituisca illecito amministrativo"

Nel "La Repubblica " del 18 marzo 2010 c'è un articolo di Nadia Urbinati.
Dice :
" coloro che si fanno servitori pedestri del capo ignorando la Legge dicendo sempre di sì fanno torto a se' stessi e alle istituzioni perchè è moralmente avvilente spendere la propria vita per rispondere alle esigenze del potente protettore dimenticando il valore dello Stato. Per quanti vantaggi vi siano agli occhi di un uomo dignitoso sono insufficienti a colmare la fatica psicologica di essere sempre al servizio del potente di turno. Ma la loro condizione è ancora più negativa per le istituzioni che loro rappresentano che erano prima di loro e vivranno ancora dopo di loro e che il loro atteggiamento servile infanga..."

Si ricordi colui che si accinge ad operare per il paese: si deve mettere al servizio dello Stato non viceversa.

A CHI SERVE IL SERVITORE?

Chissà perchè... alcuni sprovveduti, non so.. hanno l'idea che chi lavora per gli enti pubblici sia un po' simile a coloro che, colpiti dalla sacra luce, decidano al fine di prendere i voti e di occuparsi a tempo pieno del servizio pubblico in ogni istante della propria vita. Dovrebbero diventare come delle suore di clausura votate alla verginità degli atti e della mente .
A malincuore voglio toglier loro questa pia illusione: no, cari miei. Ebbene sappiatelo: siamo uomini e donne come voi e come voi, tenetevi forte , smettiamo ad un certo punto di lavorare, timbriamo il cartellino e facciamo tutte quelle cosine che più ci aggradano tipo non so .. per esempio fare l'amore, giocare con i figli, fare shopping con le amiche e perchè no? esprimere la propria opinione sui fatti del mondo. Cazzo.
Chissà perchè se l'opinione la esprime un dipendente di ente pubblico diviene subito uno che deve lavorare invece di star lì a perdere tempo ad esprimere opinioni., anche se è finito il suo turno di lavoro. Cazzo, deve stare a capo chino con il muso sul foglio od all'occorrenza sul pc e astenersi dai commenti. Oh anime candide.. anime candide dico noi, non chi ci vorrebbe così : colletti bianchi senza cervello al servizio del potente di turno pronti a riverire ed a fare da lacchè se gli si viene chiesto. Chi lo pensa non sa davvero che il tempo dei faraoni è finito da un bel po' e forse da allora non era ancora uscito di casa.
Chi crede questo, non solo è in errore, ma è in malafede e non permetterò a chicchessia di denigrare la funzione sublime che è quella d'essere sì servitore dello stato, ma non del politico.
Nessun altro, oltre il cittadino/utente è padrone di chi lavora nel servizio pubblico e men che meno chi si sveglia al mattino credendo d'essersi trasformato da brutto ranocchio in una bella principessa coi capelli d'oro. E soprattutto, una volta chiusa la porta : clic clac il dipendente di ente pubblico può diventare Paperinik. Attento te , che nella tua incompetenza esprimi illazioni gratuite e denigranti solo perchè credi che il compito dell'impiegato sia quello di ossequiarti ed omaggiarti ad oltranza! E' finito quel tempo! Adesso per essere stimati bisogna meritarselo!
Lavoro sei ore al giorno e per il restante del tempo faccio quello che mi pare cioè scrivere anche su questo splendido blog alla faccia di chi vorrebbe invece che mi esercitarsi nella posizione dei 90° .
Va bene?
E se non ti va bene chissenefrega, milady! Alla buon ora.