Le relazioni sociali, ma anche sentimentali sono ormai sempre più precarie. Testimoniano questo tempo flessibile e mutevole nel suo aspetto più deteriore ed anche più immediato. I contatti tramite web non ne sono l'unico aspetto. Su quelli siamo già un po' preparati e più guardinghi ma anche ( ci sentiamo) più giustificati a farseli scivolare leggermente e indifferentemente dalle spalle.
Mi è capitato d'essermi meravigliata di certe disumanità (quando per umanità si intende l'attenzione ed il riconoscimento da parte degli altri della specificità che siamo che è imprescindibile da noi e non intercambiabile ) Non parlo solo di amici o amanti che tradiscono e non ti dicono la verità , ma proprio della sensazione d'essere irrilevanti e quindi non necessari o meglio ancora che non sia presente negli altri un modello virtuoso a cui fare riferimento per l'incontro con l'altro .
Vado discutendo, senza ritegno e senza un reale scopo , di questo mio senso morale che mi preme nelle viscere come un istinto animale.
Chiedo: " Perchè mi hai fatto questo?" e percepisco nel mio sterile lamento una domanda a cui non si può rispondere. Il senso morale non può essere un bisogno , ma un urgenza profonda come il battito del cuore.
La domanda morale non può essere stabilita nè nutrita di progettualità . Il senso etico del nostro stare al mondo con gli altri , per quanto dalla nascita siamo posizionati in una collettività e da lei ci sentiamo tutelati, è sempre una cosa individuale, che si elabora nella ricerca dell'azione corretta e nel comportamento da adottare.
Il senso morale non può che svilupparsi nella domanda della sua esistenza, nell'impegno dell'azione, nell'incertezza del gesto che deve essere pensato, riconosciuto dall'essenza profonda di noi stessi. Messo in discussione, anche.Patito.
Non si tratta di demonizzare l'errore. L'errore conosce lo stesso sentiero del giusto, ne condivide i clamori, ma non il dubbio.
Per questo, soprattutto per questo ci può servire essere il più possibile trasparenti a noi stessi, partecipi con la nostra vera coscienza agli altri e quindi non mentire e non mentirsi. non mistificare e camuffarsi dietro verità organizzate.
Mi è capitato d'essermi meravigliata di certe disumanità (quando per umanità si intende l'attenzione ed il riconoscimento da parte degli altri della specificità che siamo che è imprescindibile da noi e non intercambiabile ) Non parlo solo di amici o amanti che tradiscono e non ti dicono la verità , ma proprio della sensazione d'essere irrilevanti e quindi non necessari o meglio ancora che non sia presente negli altri un modello virtuoso a cui fare riferimento per l'incontro con l'altro .
Vado discutendo, senza ritegno e senza un reale scopo , di questo mio senso morale che mi preme nelle viscere come un istinto animale.
Chiedo: " Perchè mi hai fatto questo?" e percepisco nel mio sterile lamento una domanda a cui non si può rispondere. Il senso morale non può essere un bisogno , ma un urgenza profonda come il battito del cuore.
La domanda morale non può essere stabilita nè nutrita di progettualità . Il senso etico del nostro stare al mondo con gli altri , per quanto dalla nascita siamo posizionati in una collettività e da lei ci sentiamo tutelati, è sempre una cosa individuale, che si elabora nella ricerca dell'azione corretta e nel comportamento da adottare.
Il senso morale non può che svilupparsi nella domanda della sua esistenza, nell'impegno dell'azione, nell'incertezza del gesto che deve essere pensato, riconosciuto dall'essenza profonda di noi stessi. Messo in discussione, anche.Patito.
Non si tratta di demonizzare l'errore. L'errore conosce lo stesso sentiero del giusto, ne condivide i clamori, ma non il dubbio.
Per questo, soprattutto per questo ci può servire essere il più possibile trasparenti a noi stessi, partecipi con la nostra vera coscienza agli altri e quindi non mentire e non mentirsi. non mistificare e camuffarsi dietro verità organizzate.











