venerdì 17 luglio 2009

LA DIFFICILE SEDUZIONE. PARTE PRIMA

Lei aveva fatto di tutto: doveva ammetterlo: la voce morbida, lo sguardo profondo rivolto solo a lui, soltanto a lui , mentre si svolgeva la conversazione con tutti gli altri. Era stata brillante, suadente, convincente. Era intervenuta nella realizzazione di quelle puerili aspirazioni di cui l'essere umano si addentra un po' per sfida.

L'egemonia del proprio io aveva lavorato con impegno ad un'impresa più volte giocata: quella della ostentazione di se' per attrarre ed ottenere consensi. Il gioco della seduzione per accontentare le proprie voglie.

Se inizialmente quel gioco era stata la sua principale ed unica spinta ad agire, a poco a poco che la storia si districava quale matassa morbida e docile tra le sue mani, aveva dimenticato il motivo principale del gioco , aveva confuso le ragioni della passione.

La prima volta che l'aveva visto per lei non vi era alcun dubbio: in lui si identificava tutto ciò che le piaceva in un uomo: perchè era un uomo quieto, silenzioso. Era un uomo schivo. Perchè la sua carnagione era scura e torbida. Perchè nei tratti del viso si delineavano la ruvidezza della sua terra d'origine e la frugalità delle sue giornate assolate . La ritrosia che manifestava nel parlare e nel mostrarsi l'aveva tratta in inganno sulle possibili difficoltà dell'impresa. Invece tutto era stato semplice. Lui non s'era sottratto al richiamo ed allo sguardo. Lui aveva risposto agli inviti muti ancor prima di attendere un riscontro.

Qualche giorno dopo lui le aveva chiesto in tono casuale: " Potremo incontrarci nel pomeriggio per discuterne? " ma i muscoli serrati della mascella, ma le braccia rilasciate pesantemente lungo il fianco tradivano l'inquietudine del dire. Lei aveva risposto subito: " Sì" perchè era suo il gioco giocato, era la corrente invisibile del fiume scuro e profondo che scorreva oramai autonomamente ......

giovedì 16 luglio 2009

STORIA DELLA BIMBA VULNERABILE E LA PACE NEL MONDO

......................................................................la bimba

La bimba sembrava sempre così vulnerabile rispetto alle altre bambine. Aveva uno sguardo così allarmato ed indifeso che metteva inquietudine.

Per molto tempo dopo che la bimba era nata non veniva chiamata con il suo nome che era Giulia, perchè sembrava che questo nome burocratico, non si intonasse con l'immagine di essere fragile, di esserino piccolo e delicato quale lei rappresentava. Più che una bimba sembrava un fiorellino di campo ancora ignoto alla botanica. Sembrava un insetto colorato e raro. Persino la sua voce sembrava un verso sibilante di piccola bestiola prigioniera. Allora veniva chiamata: "La bimba" con quel tono deferente e sommesso che si usa per le cose ancora non identificate e che potrebbero rivelarsi tutt'altra cosa da quella ipotizzata.
La bimba dormiva pochissimo e mangiava ancora meno. Masticava a fatica e non deglutiva : sembrava quasi che per compiacere l'adulto, la bimba accettasse suo malgrado il cibo per trattenerlo in bocca non sapendo in quale altro modo utilizzarlo.
La bimba non amava tenere le scarpe. Quando la sua mamma gliele metteva, la bimba la guardava allibita e diceva: " No - No - No".
Sembrava di obbligarla ad una costrizione contronatura tanto che la mamma si chiedeva se per caso non fossero stati gli umani a sbagliare mettendosi ai piedi quegli strani aggeggi.
La bimba non amava i rumori forti. Si spaventava facilmente. Ad ogni rumore molesto ( ed anche una voce sgradevole per la bimba era un rumore insopportabile) la bimba aveva degli scatti nervosi come se stesse per cadere in un precipizio senza fondo.
Allora la mamma cercava di contenerla con le mani e le braccia. La avvolgeva completamente con il proprio corpo per non farla disperdere nel vuoto come fosse una specie di liquido traboccante. Era una piccola ameba di latte ed acqua che dilagava nel mondo quasi senza controllo.
La mamma aveva sempre paura che alla bimba capitasse qualcosa di terribile. I primi anni di vita per la sua mamma furono anni caratterizzati dalla paura.
Si ricordava, la mamma, che quando era entrata in ospedale era entrata sola e vestita di nero con una piccola valigia scura. All'uscita, invece, aveva una carozzina gialla e rossa con dentro la bimba. Aveva una copertina rosa e viola, insomma, era piena di colori! Non le pareva possibile che poteva portare via la bimba senza pagare nulla. Aveva una cosa in più e prima la bimba non era stata di nessuno.
Un qualcosa di nuovissimo.
La bimba era molto leggera. La mamma la poteva tenere con una mano sola e non faceva alcuna fatica.
La bimba muoveva le braccine e le gambine come un piccolo ragno impazzito. La mamma non pensava che alla bimba perchè la bimba occupava tutto il tempo della sua vita.
La prima volta che la bimba aveva visto il mare aveva cominciato una specie di danza con le piccole braccia protese all'acqua e con la vocina sottile che diceva: " Il ma... il ma.." e la mamma , allora, che sino a quel momento era sempre stata distratta, presa da riflessioni su come l'esistenza fosse crudele e matrigna, s'accorse, d'improvviso, della straordinaria maestosità del mare e lo guardò sbalordita come lo vedesse per la prima volta.
Fu da allora che la mamma, a poco a poco mentre portava in giro la bimba, cominciò ad osservare le foglie, i fiori e le stagioni, le giostrine dei giardini, i giocattoli e l'arcobaleno. Fu così, dunque, che la mamma fece pace con il mondo.

mercoledì 15 luglio 2009

STORIA DI UNA ASSENZA E DI UNA PRESENZA

Lei s'era seduta nel dehors del bar, quello con tutti i gerani rossi che delimitano i tavolini e lasciano un profumo leggero in queste serate estive. Poco prima lei era corsa a casa, si era cambiata in fretta, aveva tolto i fuseaux neri ed aveva indossato la gonna corta con gli stivali senza calzine . Aveva fatto più in fretta che aveva potuto. quindi era passata dal bagno dove era solita deporre i suoi trucchi : il fard leggero, l'ombretto e la matita rossa per le labbra. S'era spazzolata i capelli piegando la testa in giù, con quattro colpi decisi e rapidi. In pochi minuti era pronta per tornare a lavorare. Doveva raggiungere gli altri al bar . Aveva indossato il casco e intanto accendeva lo scooter . Quindi alla fine era giunta al dehors. e Fu proprio lì , mentre parlava seriamente e con le mani disegnava strani progetti nell'aria, insomma proprio in quel momento lui s'era intromesso nella discussione . Era stato un attimo, ma lei di scatto s'era girata e l'aveva visto. Cosa aveva detto? Non aveva neppure sentito, ma la voce appena accennata, ma il tono appena soffiato in quell'aria estiva, ma lo sguardo affondato nel suo sguardo sapevano di mare. Aveva gli occhi e i capelli nerissimi. Lei s'era girata di scatto e s'era accorta del suono e del respiro. Perchè il desiderio è frutto di uno squarcio dell'anima. Perchè solo chi ha questo stralcio invisibile ha il senso della perdita e della scoperta e del ritrovamento. Perchè' il desiderio è il senso di una assenza incolmabile.
Per questo lei s'era girata di scatto e finalmente aveva sorriso.

martedì 14 luglio 2009

STASERA NO.

Domani sera ho una festa .
Cioè dovrò lavorare. Questa commistione tra festa e lavoro mi fa pensare che quando non c'è festa non lavoro e finalmente posso festeggiare e questo non fa bene al mio orientamento psicologico.
Mentre chiacchiero con le persone con cui lavoro parliamo di cosa può divertire la gente . E' come pianificare la gioia degli altri.
In un certo senso pensi di avere in mano la formula della felicità. Non la tua, ovviamente. iNFATTI DOPO AVER PROGRAMMATO IL DIVERTIMENTO DELLA GENTE , Stasera mi sento di merda .
Quando PRESENZI ALLA FESTA ascolti la musica e pensi: " la cosa ha funzionato?"
Poi quando il meccanismo si muove da solo come avesse preso una ripida discesa, tu rimani a guardare la festa CHE non ti diverte affatto.

Ho un pensiero che mi fa stare meglio: andare via. Viaggiare. Allora mi immagino con la strada che mi scivola sotto i piedi. Mi immagino con il sole in fondo alla spiaggia e l'aria leggera che mi solleva.

Ho sempre così rispetto per il mio blog da non caricarlo dei miei umori ormonali.
ma stasera NO. Che si lordi pure lui. In fondo non è migliore di me.
e poi ........ chi è migliore di me? ( frase catalizzatrice di consolazione ,immagino, chi è affetto da sindrome di Peter Pan la usa per vincere il senso di inadeguatezza che lo attanaglia .. chissà se funziona... mah ..magari per i ragazzini.....)
Nota dell'autore: (le mie immagini sono sempre più grandi proporzionalmente i miei scritti sempre più " piccini" )
P.s. Ho il segno degli stivali nei piedi. porto gli stivali senza calze e d'estate!!