sabato 11 aprile 2009

L' ISTINTO MORALE


C'è un istinto morale che trasfigura ciò che rappresentiamo nel corpo e nel gesto. Sono nata con questa aspirazione all'armonia dello spirito che proviene da ogni cellula palpitante del mio essere.
E' dentro di me eppure mi aggiro come forestiero e straniero in una laida deserta per giungere ad una completezza che mi appartenga veramente al di là di me ma anche in me in una comunione naturale con il resto dell'esistenza. Eppure non sono che indegna e infedele e inopportuna nelle azioni e nei sentimenti. Eppure non ho risposte . Non ho il conforto della realizzazione di un etica benefica. Eppure nascondo, congiuro, inganno. E mi pare che solo attraverso la negazione e la distanza dalla qualità maggiore della relazione profonda con me stessa io possa rintracciare l'indirizzo chiaro e la passione necessaria al mio percorso. Mi sorprendo spesso a trafficare come un cospiratore attento ai dettagli della sua opera criminosa. Mi guardo indaffarata nel gesto preciso e puntiglioso in un susseguirsi di atti necessari alla trasgressione, ma non accolgo la drammaticità della per - versione sorda che mi comanda.

venerdì 10 aprile 2009

LA VIOLAZIONE

Non c'è una strada già battuta. Il sentiero è vergine. Non c'è una vita che ti difende alle spalle e ti chiama per nome. Il tuo nome ha una immagine di un'altra storia. Non hai eredità che ti tutelano.
I campi sono rigogliosi di fiori nuovi e non hanno visto altro che questo sole infuocato e giovane.
Ti eri piegata ai suoni ridenti , avevi sorretto mani tese ed inerti. Avevi deciso, stabilito, urlato.
Avevi raccolto e sollevato pesi con la determinazione di un progetto fondamentale.
Ora il passato mostra un delirio di immagini quasi inventate. Sono semplici cantilene che non hanno sostanza . Vivo come un predone del deserto che galloppa furiosamente saccheggiando di attimo in attimo questa mia vita indolente e sprovveduta . Nessuno lo sa: ho le chiavi in tasca del forziere di cui mi appresto alla violazione.

giovedì 9 aprile 2009

IL PRINCIPIO DELLE COSE

Lei aveva un senso del tutto come vi fosse un legame intrinseco e non discutibile con l'universo intero. Lei ce lo aveva addosso come un principio delle cose ossia come un motivo per stare al mondo. Eppure intorno a lei gli avvenimenti sfilacciati e casuali non solo si susseguivano frettolosamente, ma spesso svanivano con le persone ed i sentimenti. Sentiva in cuor suo che per quanto lei fosse pienamente nel momento era il momento che sarebbe fuggito da lei . Non poteva illudersi. Ed anche se (come per un gioco delle ipotesi ) avesse immaginato un seguito cosa ne sarebbe stato del desiderio e dell'incantesimo ? cosa sarebbe diventato se non un impegno di consuetudini già note e già risolte?
Aveva visto un film in cui il protagonista diceva: "ti amo per il tuo rigore ma il tuo rigore ti allontana da me e senza questo io non potrei amarti. "
Fu attratta da questa impossibilità che era una scelta di attitudine e di personalità. Cos'altro può conservare intatto un desiderio se non la sua fuggevolezza?

mercoledì 8 aprile 2009

TERREMOTO:NON SCRIVERÒ SU QUELLO CHE È SUCCESSO

Non ho parlato affatto di ciò che è successo. Neppure lo farò ora. È troppo facile invitare alla riflessione come qualcheduno ha fatto con piglio saccente ( come se invitare alla riflessione fosse un segno di personalità riflessiva) Riflettere su che? E la parola solidarietà è stata pronunciata e scritta talmente tante volte da renderla quasi priva di contenuto. L'immagine del mondo attuale non si concilia con il concetto di relazione, di comunione, di collettività. Non viviamo che in modo individuale, chiusi in case mononucleari, in attività solitarie, in pensieri e sentimenti egocentrici. Il danno del prossimo rimane in ogni caso staccato da noi, pur se vicino anzi, quasi ci tocca. Ma il senso reale della condivisione, della interazione non abita le nostre case e le nostre abitudini. Il dolore, poi, non è condivisibile e non possiamo parlarne come se ci appartenesse. È doveroso contribuire alla ricostruzione, alle soluzioni del danno, ai provvedimenti da intraprendere. È d'obbligo che lo Stato sia presente finanziariamente e che si adoperi e che non ci distragga con chiacchiere inutili. Gli avvenimenti sono sempre vissuti soggettivamente e permettersi delle ipotesi sentimentali non è rispettoso per chi vive veramente e dimora nel disastro e nell'accadimento. Per questo non ho scritto e non scriverò mai su quello che è successo.
Il dolore merita rispetto. Il danno deve essere riparato.