domenica 12 febbraio 2012

VABBUO'


 IL MOBBING E LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Fenomeni di mobbing si verificano anche nell’ambito del lavoro alle dipendenze delle Pubbliche amministrazioni. Infatti, anche il datore di lavoro pubblico è tenuto ad adottare le misure necessarie a tutelare l’integrità fisica e morale del prestatore di lavoro (ex art. 2087 cod. civ.) ed è responsabile anche per il fatto illecito dei propri dipendenti.
In particolare, ai sensi dell’art. 52 del d.lgs 165/2001, testo unico in materia di pubblico impiego, “il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è stato assunto o alle mansioni considerate equivalenti nell’ambito della classificazione professionale prevista dai contratti collettivi, ovvero a quelle corrispondenti alla qualifica superiore che abbia successivamente acquisito per effetto dello sviluppo professionale di procedure concorsuali o selettive”
Peraltro, è noto che, in seguito all’intervenuta privatizzazione del lavoro alle dipendenze delle pubbliche amministrazioni, il lavoratore pubblico gode delle medesime prerogative ed ha le medesime tutele del lavoratore privato.
Così, ove vengano violate le disposizioni del testo unico in materia di pubblico impiego e/o del codice civile, lo Stato o l’ente pubblico datore di lavoro è responsabile dei danni causati al lavoratore al pari del datore di lavoro privato.
In questi casi, la responsabilità dello Stato e/o dell’ente pubblico concorre con quella personale e diretta del dipendente autore del comportamento illecito, ai sensi e per gli effetti di cui all’art. 28 Cost., secondo il quale “i funzionari e i dipendenti dello Stato e degli enti pubblici sono direttamente responsabili secondo le leggi penali, civili e amministrative, degli atti compiuti in violazione di diritti. In tali casi la responsabilità si estende allo Stato e agli enti pubblici”.

mercoledì 8 febbraio 2012

LO SPREAD DA SOLO NON BASTA


In questi giorni non sono in ufficio. Amareggiata e demoralizzata dall'inconcludenza a cui  sono costretta ad assistere eccomi anche alle prese con  i messaggi che il mio corpo mi trasmette. Sto male. O meglio. il mio corpo soffre ed io sono costretta ad occuparmi di lui. Malvolentieri, lo ammetto. Ma che  altra scelta abbiamo se non  prenderci cura di  questa carne pulsante  che ci permette di  essere immaginazione e spirito?
Eh, l'eterna  dicotomia che ci dilania ! ed intanto non ho più pensieri se non di disfatta e rinuncia, se non di rassegnazione e sacrificio. Buone notizie, insomma per chi giunge in questo spazio  con l'intento di stampare foglietti cospiratori. Niente da fare qui, in questo senso. Fanculo,
per adesso.


martedì 7 febbraio 2012

CITTA' DI VALENZA : L'ATTIVITA' ORAFA A VALENZA

IL MINISTRO FORNERO ED IL FALSO PROBLEMA DELL'ART. 18


Dopo la prima apparizione  che la vide talmente emozionata dalle telecamere e dalla notorietà improvvisa da farla lacrimare ( non si illudano le genti dando significati sentimentali al suo pianto) , archiviata l'operazione che si svolge tutta sulle spalle delle fasce più deboli, pensate che, il Ministro Fornero si sia messa a lavorare non so , cercando di attivare una politica atta alla vendita del patrimonio pubblico o sul contenimento dei costi della politica ? Oppure , ancora , a cercare di limitare il potere delle banche , corresponsabili della crisi che ci sta devastando?  Macchè.. il ministro Fornero subito si mette a parlare dell'art. 18.                                                                                                            
Dapprima parte in sordina, come si trattase di piccole divagazioni in una conversazione di salotto tra una tartina e l'altra, poi  con sempre più energia sino a declamare   contro i giovani tacciandoli di mammismo e poca iniziativa, invitandoli  a viaggiare e  a trovarsi un lavoro lontano da casa ( come fosse facile) perchè, secondo  il Ministro,  i giovani d'oggi vogliono stare vicino a mammà.   E' sorprendente come il Ministro Fornero, che pur dovrebbe prima di parlare avere un chiaro quadro della situazione, si muova in esternazioni simili a quelle che si svolgono sul social network e forse anche peggio.                                                                                                                                                                                                                        Eppure dovrebbe rendersi conto che le sue parole, poichè è un  Ministro, hanno un peso enorme in questo momento .                                                                                                                                         .          Allora si informi il ministro.                                                                                                                           Si informi. Si rivolga all'ISTAT per conoscere il numero di disoccupati  e dei precari . Bene :  in Italia abbiamo 3,31 milioni di lavoratori precari . A causa della Legge n° 30   e soprattutto dopo il Decreto 726 che impose   tantissime forme di lavoro  che hanno  ancora di più  incancrenito il precariato in Italia. Abbiamo , poi, 2 milioni di  giovani che non  vanno né a lavorare né a studiare.  E quanti, invece, studiano anche per non stare con le mani in mano dato che questo sarebbe il loro destino? Allora:  il Ministro, invece di declamare a casaccio contro l'art. 18 o contro il lavoro fisso cerchi di andare alla fonte del problema che non  è costituita  sicuramente dalla presenza dell'art. 18 o dal lavoro fisso. Il lavoro precario che qualità di lavoro esprime?  Sapendo di essere lasciato a casa dopo un sei mesi  quanto impegno di mettereste nell'apprendere  un'abilità precisa?  Faccio solo un esempio pratico:  l'attività artigianale più diffusa nella nostra città è la lavorazione dell'oro. Fino a qualche anno fa era un'attività fiorente e prosperosa. Ma i titolari di fabbrica non assumevano ragazzi che non  volessero impegnarsi nell'apprendere questo mestiere, che non intendessero occuparsi profondamente ed indefinitivamente  di questa attività.                                                                          

Perchè per diventare bravi orafi ci volevano anni e un artigiano era anche disposto ad insegnare per mesi il lavoro ad un ragazzo volentoroso e con il progetto di  diventare orafo.                                                                                                                                                                                                               Il Ministro Fornero è fuori dal mondo della gente comune. Sua figlia da anni ha un lavoro fisso presso l'Università dove lavora suo padre ed un secondo lavoro in un'altra università.  Un lavoro fisso. Insomma. Non conosce la Fornero, le difficoltà di un ragazzo che non ha il padre professore universitario, notaio, farmacista. E se vuole intervenire nel lavoro è da lì che dovrebbe cominciare a ragionare. cambiare il sistema dalla radice, dalle corporazioni, dai privilegi  e non dal basso anche se è più semplice.  In Francia, dove la disoccupazione non è ai nostri livelli hanno   diminuito il numero di disoccupati non licenziando o permettendo di far licenziare nelle fabbriche ( qual'è il vantaggio? ) ma riducendo l'orario di lavoro senza diminuire i posti di lavoro. Per rilanciare il lavoro c'è bisogno di maggior quantità di persone e quindi  evitare di  ragionare sui licenziamenti o dileggiando i più deboli che sono i ragazzi, i pensionati e, non dimentichiamo, tutti i cinquantenni che la crisi ha lasciato a casa.