lunedì 14 settembre 2009

IL MALANDRINO E LA DOLCE FANCIULLA

C'era una volta, tanti anni fa, un malandrino beffardo ed arrogante che pensava di poter tutto su tutti. Col cappello piumato e baldanzoso girava per le vie del suo quartiere. Era un quartiere tristo e degradato ma il giovane uomo era convinto che il mondo fosse riposto allo stesso modo così ... pieno di erbacce e profumato di quei rifiuti acerbi.
Mentre passeggiava, senza una meta, vide di lontano una leggiadra fanciulla accucciata ai piedi di un acero rigoglioso . Era una gentil donna di bellezza ornata e di costumi nobili . Quando si fece più appresso s'avvide che la fanciulla piangeva e, levatosi la piuma col cappello chiese con modi affabili e cortesi: " Cosa c'è cara fanciulla di così grave per cui il vostro cuore debba sanguinar cotanto impallidendo un corpo sì soave e leggiadro? "
La fanciulla si scosse appena e rispose senza alzar il capo dal terreno: " Ho nel castello una gravissima minaccia. Non ho cuor di tornar laggiù a meno che qualche giovane coraggioso non mi faccia da scudiero"
Al giovinotto così forte ed intrepido , non parve vero di farsi innnanzi e sentenziò con forza: " Mia cara dama sarò il vostro cavaliere!" Ma già pregustava ore assai diverse da queste occupate dal pianto e dal tormento. Lei disse ancora un po' timidamente:
" Vogliate allora, oh messere, darmi il vostro braccio ch'io mi possa affidare totalmente alla vostra forza e alla vostra maestria"
Il malandrino svelto si avvicinò alla dama e , sbirciatole tra le carni rosa e palpitanti , strinse il suo fianco e principiò il cammino.
Giunti al castello la dama accellerò il passo, lui la seguì con modi da gradasso e già nelle scale di quel bel palazzo l'avvinghiò stringendole la vita e disse: " Anima mia, non abbiate paura di nulla, sono venuto qui per essere il guardiano del vostro corpo soffice e del vostro cuore verginale." Dopo queste parole, serrato l'uscio, iniziò senza indugio a prender diletto di lei e delle sue grazie.
Lei, che dapprima emise un debole lamento , alla fine cedette al possente assalto chiudendo gli occhi senza più altro dire.
Quando fu sera il messer si tolse dall'abbraccio ignudo e esausto della dolce tenzone.
Fu in quel frangente che quella dama gli si fece appresso e disse: " Dove credete d'andare mio caro messere, proprio ora?"
Egli si volse scosso dallo stupore di sentir nella sua voce un altro tono meno soave se non dir quasi diabolico.
Fu in quel momento che dalla fanciulla si levò un ordine assai strano, battè le mani e subito entrarono due grossi servitori ignudi sino alla cintura e provvisti di scudisci e di balestra.
Il messer un po' intontito disse: " Ma mia dolce donzella non avevate bisogno d'aiuto? E dunque questi servitori non bastavano ai vostri bisogni?"
Quella fanciulla tirò indietro il capo e rise così sguaitamente di gusto, che sembrò una strega:
" Mio pover giovine, voi conoscete solo il quartiere vostro e le minestre che vostra madre si appresta a farvi trovare sulla tavola senza grandi rinunce, Ma io che conosco il male l'ho reso schiavo dei miei voleri più segreti. La vita non è quella che incontrate un po' innocentemente nella vostra via al sud del continente, ma c'è dell'altro che voi non sapete e a volerlo dir assomiglia all'inferno"
Così detto spinse un bottone e si aprì un a parete fatta di sottili travi appuntite

"Sono un vampiro e pel mio bisogno sempre di sangue mi devo dissetare. Credete davvero che delle mie grazie faccio dono senza infine nutrirmi di quello che c'è di più prezioso? ossia il vostro sangue ingenuo giovane!!"
Appena terminò di parlare i suoi servi spinsero il giovane beffardo contro la parete che si richiuse quasi a spremere un arancio del suo succo portentoso.
.......
E la morale della storia è semplice:
.....
Spesso s'è convinti d'ingannare gli altri, mentre la corda già si stringe intorno e senza rimedio vi trascina in fondo.
a

domenica 13 settembre 2009

I DICIOTTO ANNI DI NOI CAVALIERI



Ora che siamo comodamente seduti e rilassati possiamo farci una piccola confidenza: vorremmo veramente tornare a festeggiare i nostri 18 anni?






Magari c'erano le feste. E la vita era tutta da costruire. ma costruire come? Ti pareva che questa tiritera di avere la vita davanti ti impedisse di avere una vita subito. ....



C'erano sempre quelli con più anni di noi che erano sicuri di se' e loro sembravano sapessero come era il caso di comportarsi. magari ridevano e noi ci chiedevamo cosa avessero tanto da ridere. Finiva che ci regalavano un paio di slip con raffigurata la torre Eiffel credendosi molto spiritosi. Ed intanto ci si sente sempre fuori posto.
Mi sembrava mancasse qualcosa......E' stato un po' di tempo fa.

Però era bello il momento della torta e tutti che mi guardavano e mi festeggiavano


Ora c'è Chiara che è così carina . ha gli occhi vivacissimi


E poi adesso ho un ruolo prestigioso, sono una persona importante: sono la mamma di Francesco. Quando mi presentano dicono: " Questa è la mamma di Francesco. "
Caspita ! Mi da una certa serenità sapere di essere qualcosa di preciso.


Magari vorrei ridere meno. Dire qualcosa di significativo. Tipo: di essere prudenti. Di non credere a ciò che viene detto. Insomma di valutare, ponderare. Ma anche di avere molti progetti. Vorrei dire che i progetti magari non si avverano, ma averli è entusiasmante, è eccitante e da un senso ai giorni che impegniamo nella nostra esistenza. Non lo dirò: non è oggi il mio tempo. Io sono da sfondo ad una festa non mia. Sono la scenografia alle spalle di una commedia dove non sono la protagonista. Per questo sorrido e basta. Insomma: auguri Chiara.


sabato 12 settembre 2009

CITTA' DI VALENZA : CIO' CHE AVVENNE DOPO L'OTTO SETTEMBRE 1943. LA BANDA LENTI




Vle Vicenza a Valenza: Il Sindaco Gianni Raselli, il Vice Sindaco Marilena Griva, l'assessore Regionale Daniele Borioli, il rappresentante ANPI Luigi Sanlorenzo rendono omaggio alla lapide apposta nel luogo dove fu ucciso il comandante della banda Lenti mentre tentava di fuggire.


"E' pomeriggio. E' il 12 settembe 1944. 26 giovani dai 20 ai 24 anni vengono portati ammanettati nel cimitero di Valenza e presso il muro di cinta vengono abbattuti a colpi di mitra . Furono finiti quindi con un colpo di pistola alla tempia. Il comandante di questa brigata era stato ucciso il giorno prima.
La brigata si era formata dopo l'otto settembre del 1943 . Agostino Lenti lascia l'università e torna a casa. I giovani erano stati richiamati alle armi da un bando emesso dalle autorità della Repubblica sociale . Furono moltissimi i retinenti. Agostino cercò di sondare chi era disposto a sottrarsi alla leva e far parte del gruppo. In breve tempo il gruppo raggiunse le undici unità. Avevano pochissimi strumenti per poter attuare attività di boicottamento. La loro prima vera azione fu messa a segno nel giugno del 1944 . Era stato fermato un giovane di Camagna che aveva disertato. il nucleo della banda Lenti Entrò in azione e lo liberò . Da quel momento le azioni si susseguirono a breve distanza."



Il corteo attraversa le vie della città di Valenza per giungere al Cimitero dove è stata apposta una lapide nel punto preciso in cui furono trucidati i ragazzi . Qui il Comandante Polizia Municipale Valenza Andrea Remondetti e L'assessore provinciale Pubblica Istruzione Massimo Barbadoro

Ecco il corteo. Il Comandante della Polizia Municipale Andrea Remondetti , l'assessore ai lavori publici Salvatore Di Carmelo , L'Assessore al personale Gian Luca Barbero , il coordinatore Partito Democratico Francesco Bove .





L'assessore regionale Daniele Borioli.e i sindaci dei paesi vicini.
Il nostro Sindaco Gianni Raselli ....... La lapide con il nome di tutti i ragazzi
.......................... ( ci sono anch'io)

"Sull'episodio delal cattura ci sono molte versioni. Si dice persino che all'interno del gruppo vi fosse stato un traditore. Comunque è probabile che sia stata una soffiata poichè i nazifascisti arrivarono nella cascina di Madonna dei Monti ( a Camagna AL) alle prime luci dell'alba proprio dove si trovava il gruppo dei partigiani. Furono sorpresi quasi nel sonno.
Vennero caricati sui camions e trasportati a Valenza dove vi era la sede del Comando tedesco. Il comandante Agostino Lenti con Niko si trovavano in una macchina. Cercarono di scappare, ma mentre Niko riuscì a fuggire Agostino Lenti non riuscì quasi a muoversi e venne giustiziato sommariamente sul posto con un colpo alla nuca.
Il resto della formazione fu condotto durante il pomeriggio presso l'edificio scolastico di Viale Cellini .
Improvvisarono una specie di processo/ farsa. che sentenziò la pena capitale. Furono percossi violentemente e quindi portati davanti al muro di cinta del cimitero.
l'esecuzione iniziò alle ore 16,30.

C'era la vendemmia in quei giorni. E quando si vendemmia si sente sempre cantare. Durante quella vendemmia non si levò alcun suono. "

( dal libro di Daniele Borioli , Assessore Regionale della Regione Piemonte " la Banda Lenti" )




Assessore Cultura Comune di valenza Giorgio Manfredi................Vice Sindaco Lu Monferrato Salvatore Di carmelo
* Chiedo venia al comandante Remondetti per aver scritto in modo errato il suo nome.

mercoledì 9 settembre 2009

L'ODORE E LA NOTTE

Non c'era che lui in quell'oscurità dilatata e se pure non lo vedeva immaginava le sue labbra bianche sulla sua carne invisibile nel letto e nella stanza.
Poteva sentire il fruscio leggero dei suoi capelli sottili e sbiaditi tra le gambe e la notte tutto intorno. Era immersa totalmente in quella macchia senza luce tanto da non percepire neppure la forma del suo corpo. Lei non era che oceano profondo e vischioso . Non riusciva a individuare il confine del suo abbraccio e del calore intorno fatto del suo respiro. Lei era tutt'uno col buio. Infatti.
Aveva proprio la sua pelle tra le dita? Apparteneva a lui che aveva parlato in quei giorni , e quella bocca che aveva sorriso e deciso alfine di dire "sì" ed ora tra le sue labbra, ora, era sua e poteva sfiorarla, poteva averla contro di se' e goderne come se le appartenesse in quel momento e per sempre?

Eppure , nel buio e nel silenzio sembrava il fruscio solo il tonfo sordo della strada oltre la finestra . Non lo sentiva più: forse non c'era.
Allora si sedette nel letto e con le braccia , a tentoni nel buio, volle attirarlo a se' per prendere il suo corpo e riconoscerlo passando le mani sul viso e tra i capelli e sulle palpebre tremanti.
Lei teneva gli occhi sbarrati per guardare meglio quel nero denso e voluttuoso. Ascoltava il passaggio delle sue mani sul ventre e sul sesso.
Lei si sentiva come fosse stata una distesa infinita di sabbia finissima. Si sentiva interminabile. Ma lui non parlava. Lei poteva riconoscere l'odore sudato del suo affannoso tendere a lei e cercarla e desiderarla e premerla come sostanza malleabile fatta di argilla e d'acqua. Lei poteva sciogliersi su di lui come liquido colante. Poteva avvolgerlo e prenderlo tra le gambe sottili di insetto tropicale.

Lei aveva quasi paura che la sua voce si alzasse a segnare un limite che ormai aveva valicato.
Lui non avrebbe voluto stare nel suo letto. In quei giorni era stato molto indeciso. Diceva: "Non voglio. Tu mi farai destabilizzare"
Erano insieme, infine. Quasi non ci credeva. Lei accarezzava i suoi capelli che sapeva rossi e immaginava lo sguardo lacrimoso e chiaro dei suoi occhi lucenti. Poi smise di guardare l'oscurità davanti. Non poteva pensare a questo. l'amore è sempre un inganno inconsapevole. La ragione non può raccontarlo.
Allora lei si lasciò cadere nel buio e divenne lei stessa universo nero ed olioso per accogliere profonda e muta il turbinare confuso e misterioso della notte.
In questo modo era così pregnante di lui che si sentì trasformare nel suo odore.