mercoledì 18 marzo 2009

STORIA DI DESIDERIO


Foto realizzata e gentilmente concessa da Cinzia Garbi - Valenza
(immagine soggetta a copyright )

Lei l’aveva trovato diverso dagli altri perché non si offriva e non chiedeva. Dapprima non l’aveva guardato se non con un’occhiata distratta.

Cosa era successo poi di particolare che aveva fatto in modo di distinguerlo da tutti gli altri e di riconoscerlo come una parte di se’ come carne e sangue da prendere e di cui nutrirsi avidamente con voglia e desiderio fremente? Lei non avrebbe saputo rispondere.

Perché non sai mai cosa accende i tuoi sensi; quale richiamo, quale parola, quale modo d’essere quale odore, quale movimento. Ma lui era diventato l’unico che poteva ridestava la voglia profonda e carnale.

Era diventato un bisogno necessario quello di afferrarlo con tutte e due le mani e sentirselo addosso. Lei l’aveva incontrato in presenza di tante persone.

Erano poi rimasti soli. .

Quando le sue labbra si insinuarono tra le labbra di lui sentì subito una voglia indomabile di trattenerlo contro di se'e di averlo.
Non pensò , quando lo baciò, di avere già baciato poiché la sua bocca divenne nuova al contatto con la sua lingua molle ed ardente.

Lei lo guardò con gioia mentre lui si spogliava e offriva il suo sesso nudo e potente alla sua vista.

Allora si inondò del desiderio di avere tutto di lui e di nutrirsi di ogni più segreta parte del suo corpo esposto ed innocente. Lo avviluppò con tutta se' stessa senza lasciare una sola parte della pelle all’aria della notte . Le mani ed il sesso di lui si intinsero del suo desiderio e infine sprofondò nella sua carne impaziente.

martedì 17 marzo 2009

L'EBBREZZA

Era così : gli spazi troppo stretti, il tempo troppo poco. Troppa la propria volubilità.

Lei tutte le volte si meravigliava della sua frivolezza. E spesso rimproverava agli altri le proprie debolezze.
Lei, infatti, diceva: " dammi una risposta : non ho indirizzi."
Ma era lei che cambiava spesso la strada. Era lei che non si ritrovava nelle cose sentite.
Un volta a chi le aveva chiesto: “ perché?”
Lei, che sempre voleva trovare una risposta, che non si sarebbe azzardata a dire” non lo so perché. Solo perché lo volevo, perché mi faccio guidare dalle voglie e le mie voglie non si raccontano, ma agiscono autonomamente senza risposte. "aveva invece detto:
perché quello che ho fatto mi allontanava dalla morte”Ma non sapeva bene cosa aveva voluto intendere.


Come avrebbe potuto spiegare che non esisteva un' etica in quello che faceva se non quella che permette l’appagamento arbitrario dei propri struggimenti?

Ma forse che la morte significava "non essere nelle cose che si fanno, non desiderarle e non immergersi con la pelle e l’anima profondamente senza attendere null’altro che essere in quel luogo e in quel tempo ?"La morte era imporsi la direzione scelta e non sterzare e non frenare e non deviare all’improvviso se non per un masso inconsueto della strada , se non per una tempesta di sassi e sabbia? Se non per un motivo.. anche uno qualsiasi ?
Lei pensava questo. O meglio: lei sentiva il proprio corpo e non respingeva il languore inspiegabile e non metteva a tacere il calore del ventre e dell’anima. Ascoltava attentamente la sua pelle e si lasciava afferrare dall’eccitazione inaspettata. Si lasciava scaldare e stringere nell’ abbraccio silenzioso degli umori. Ma non altro. Non un gesto . Non una parola. Non un fremito.
Camminava senza fretta portando lievemente dentro se' la sua ebbrezza.

lunedì 16 marzo 2009

TI AVEVO RAGGIUNTO


Mentre mi avviavo lungo la via ero cosciente che stessi abbandonando la strada maestra per aprirmi un nuovo sentiero. Un sentiero che non era stato ancora tracciato. Malgrado avessi un tono ed un vestito consueto mi sembrava d'essere come rivestita di pelli d'animale selvatico. Mi sembrava d'avere un machete in mano e graffi sulle braccia. T'avevo raggiunto. E guardando tutto il tuo corpo fatto di braccia , cosce, mani grandi e sguardo limpido io già immaginavo di forgiarlo. Ne stavo distante per sentirlo nudo ancor prima che lo fosse, ancor prima che si rivelasse, ancor prima che potesse appartenermi . Già sapevo che con il tocco delle mie dita avrei attraversato la tua pelle segreta ed esclusiva, già mi appropriavo delle tue labbra bagnate . Già il mio corpo sapeva del tuo odore prezioso. Già sentivo la tua essenzialità invadere i miei sensi. Già la profondità fluida della mia carne rispondeva al richiamo.

domenica 15 marzo 2009

LA DOMANDA

Così lei aveva rivelato la sua debolezza .
Aveva mostrato lo spazio più vergognoso e segreto del suo sentire. Lei aveva svelato il suo immaginario profondo che non poteva esprimersi se non con l'accettazione ed il riconoscimento da chi poteva negarle il senso. Ed il senso doveva essere nel corpo di lui che avrebbe incarnato la sua interiorità ed il suo desiderio.
Lei stava lì : pensosa ed inquieta. Lei stava lì: lontana e confusa. Inizialmente sembrava fosse reale la possibilità di un vissuto senza tempo ossia eterno. Invece presto s'era svegliata e tutto aveva avuto un altro aspetto. c'era stato un altro confronto. Era arrivato il ritmo del giorno e il susseguirsi delle incombenze e delle domande. Avrebbe voluto tornare all'illusione del sogno.
Avrebbe voluto non chiedere nulla. eppure il suo desiderio era nella scelta. era nell'attesa . Era nella domanda e non avrebbe potuto vivere in altro modo quell'amore miracoloso.