martedì 24 febbraio 2009

IL SOGNO

Lui era stato riconosciuto in mezzo ai colori confusi della giornata. Non da lei , non da lei, ancorata com'era alle cose del mondo e della gente. Non era stato riconosciuto da lei che non vedeva il vento oscuro dell'animo, che non sapeva ancora ritornare all'età nuova, quando gli esseri umani vagheggiavano nell'aria leggera senza alcun peccato.
Era stato riconosciuto dal suo seme profondo.
Lei,l'aveva trattenuto chiamandolo , però, con voce sospesa, come per chiedergli: " cosa sto facendo?".
L'aveva contenuto nella memoria mutevole tra i ricordi improbabili di uomini amati e consumati.
Aveva infine impresso nella mente il viso e gli occhi di lui e l'aveva riposti nel luogo che le apparteneva da sempre e che s'era sviluppato nella profondità della sua epifania.

L'aveva seguito tra le case di tufo ed i vicoli nebbiosi e grigi del quartiere deserto.

Lei attraversava la strada ed ancora una ed ancora un altra. Di passo in passo, di ciotolo in ciotolo senza mai esitare, senza mai arretrare e con l'unico scopo di raggiungere il suo braccio, toccare la sua spalla , guardare i suoi occhi e baciare la sua bocca.
E andava, avanti, avanti, senza mai chiedere : " Chi sei?" senza mai chiedere: "Perchè?" Senza mai dire: " No"
Il vento la faceva volare invece che correre , la nebbia la fasciava invece che intirizzirla.
Lei andava avanti, avanti, avanti.
Quando lo raggiunse non si fermò che per avvolgere il suo sguardo negli occhi chiari di lui, non si fermò che per baciare la sua bocca e per prenderlo per mano.

Insieme continuavano ad attraversare i vicoli densi e scuri senza dirsi mai: " Cosa stiamo facendo? "Senza chiedersi: "Perchè ?" senza pensare mai " NO".

lunedì 23 febbraio 2009

NON ASCOLTO CHE IL MIO CANTO

Non ascolto che il mio canto.
E' un suono sotterraneo di viscere e sangue irruente. Proviene da me , ma non sono io.
Fiuto gli umori profondi e potenti di ciò che mi governa e guizza dentro di me come voce immune da vincoli e da restrizioni. E' una voce viva e libera. Non chiede nulla, ma preme per uscire e vedere la luce .
La ascolto docile. Mi chiama. Mi nutre e non mi da tregua. E' intorno alle mani , alle braccia , alle gambe ed al ventre come aureola tremolante e magica.
La sento: m'appartiene. Io sono il suo corpo sensibile , lei è la carezza che ne determina i limiti ed il segno. Non rispondo che al suo richiamo. Sprigiono dai pori un vento profumato.
Mi offro al fiato denso del suo desiderio, lo inseguo e lo ricordo.
Non voglio avere parole. Non ora. Sono inutili. Mi godo il senso di ciò che trasuda dal mio spirito, sono io che trabocco, sono io che emetto richiami ardenti, sono io che trascino la sorgente oltre la valle segreta. Mi sciolgo in sostanza nuova , sono acqua freschissima ed a volte sono il fuoco crepitante e sotterraneo.
Il fuoco scintilla dentro la mia anima.
Io sono la mia anima , ora. Mi disseto solo dalla mia radice calda e fondente.
Ho ceduto il respiro leggero e la voce gaudente.
Non ho più voce se non il profondo eco dei brividi della pelle umida.
Non ho più storia. Mi sembra, a volte, che non esista altro che questo.

domenica 22 febbraio 2009

NON EBBE PIU' FREDDO

Lei era a cena. Il ristorante era un ampio salone con tavoli ovali disposti in modo lineare. s'era seduta insieme agli amici e avevano ordinato diligentemente le portate . Queste erano giunte mentre avevano cominciato a parlare. Di lavoro. Lei discorreva solitamente allegra.
Lei aveva predisposto, per la serata, il suo consueto contegno affabile e mondano.

Eppure non si trovava effettivamente in quel luogo.
Gli altri credevano di conoscerla bene. . sapevano chi rappresentava. Vestiva i suoi abiti senza difficoltà, i suoi modi cortesi riuscivano a confondere e a tacitare tutto le piccole inquietudini dei conviviali.

Ma lei sapeva con certezza esclusiva d'essere altro.

Fu in quel momento che la sua ombra si alzò dalla tavola allestita. Non fece alcun rumore, ma attraversò il salone sfiorando i tavoli e gli ospiti senza recare alcun danno. Era agile ed invisibile. Si allontanò fluttuando vorticosamente.
Fu un attimo: si trovò nella stanza. Si distese con lui nel letto . Scostò le lenzuola e si strinse al fianco ardente di lui. Si allacciò con le braccia e con le gambe al suo corpo e senza parole baciò le labbra molli e palpitanti. Raccolse tra le sue carni il calore infuocato di lui e non ebbe più freddo.
Non era passato che un minuto da quando l'aveva lasciato.
Era stata sempre racchiusa strenuamente in lui ed ancorata al senso principale del suo sentire. L'ombra non si sarebbe mai allontanata da lì. Come lo amava ! Era un 'ombra innamorata.
Gli altri non la conoscevano per niente, in fondo.

LE STANZE SEGRETE: LA STORIA CONTINUA

la Sicilia all'orizzonte

E’ tipico per gente come noi, dubbiosa e caparbiamente vorace, chiedersi ,nel momento in cui ci adoperiamo in un'attività, che senso ha continuare a farla .
Scrivere nel blog per esempio.
Si scrive per comunicare. Non inganniamoci . Si scrive per svelarsi all’altro e d’improvviso, mentre scriviamo, ci accorgiamo di alcuni nostri aspetti che non avevamo preso in considerazione.
Ma non è certo per avere stupori di tal fatta che scriviamo.
Questo spazio è da riempire per opporsi al vuoto che avanza, per credere e infine per poter continuare a pensare che una carezza può ancora cambiare il mondo. Ma quale carezza?
E’ sufficiente condividere il calore ed il bisogno di stringersi l’un l’altro senza veramente comprendere, magari travisando, ma solo volendo avvicinarsi e abitare nell’altro con tutte le proprie urgenze d’essere insieme e non soli e non muti e non abbandonati?
Oppure... oppure al di là della gioia di accomunarsi , di farsi prendere e farsi amare e condividere la casa non può che preservarci dal non – senso solo una vera e profonda intuizione della essenza prima dell’altro di cui presto e facilmente riconosciamo l’ombra ed il demone celato tra le parole ed il buio?

Allora , quindi, non può bastare abitare nella stessa casa, ma è necessario per poter realizzare l'essenza profonda di se', è assolutamente necessario " vivere" le stanze dell'altro.
Le " stanze segrete”.
Le stanze sono sentieri impervi . Le stanze non hanno nulla che può ricordare l’accoglienza mondana e salottiera di un invito per un tè. Le stanze Sono pericolose.
Non siamo solo quel che mostriamo di noi, la parte più aerea e leggera di noi è quella che ci fa incontrare. Non possiamo fermarci ad una carezza fraintesa. Ad una visita all’ingresso della casa.
L'ingresso non è che l’inizio di un perlustrazione che stiamo intraprendendo.
E’ l’inizio della ricerca della bellezza sobria e radicale del seme che ci genera. . l’assoluta bellezza che è morte delle nostre miserie e vetta altissima dei nostri giorni, mano aperta a carpire il segreto dell’anima del mondo. Sarà infine la bellezza a redimere la casualità per la quale siamo esistiti…la bellezza senza nessun’altra specificazione.
Dentro questo universo sonoro io sento pulsare il senso di ciò che siamo, tutti, anche se controvoglia: è un interlocutore di una bellezza sublime, non è possibile non percepirne la gioia e lo splendore. Mozart è questo: non si finisce mai veramente...si trapassa verso l'orizzonte più ampio per gli occhi della nostra mente. In un film di molti anni fa- le ali della libertà- era la musica di Mozart, diffusa dagli altoparlanti del carcere, a far mutare anche per un solo attimo i volti dei reclusi. Non so se ricordate la scena: il protagonista con un trucco entrava nella stanza del direttore e metteva un disco sul piatto dell'impianto di diffusione sonora; dopo un istante di smarrimento la musica scendeva sui volti di quegli uomini come una liberazione assoluta.

Ma la storia continua.....


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