Ma è poco corretto parlare di ricordo perchè era più di un ricordo, si trattava di una sensazione d'essere a 10 anni sui gradini di mattoni rossi.
Qui.
Proprio qui. Seduta, vestita di bianco. Mangiavo un cono gelato. M'ero accomodata appoggiando il gomito nel sostegno più alto. 
Mio padre mi aveva scattato delle foto. La certezza d' essere stata in quel punto , la verità inconfutabile di essere persona diversa ma uguale a quei gomiti posati , a quelle gambe appoggiate tra i cotti rossi ed il giardino, mi dava una sofferenza indicibile. Ho sentito, che le mie riflessioni, benchè oziose e spassionate, nascondevano una impressione viva: io stavo visitando una tomba . Cercavo tra i ciotoli rossi e levigati perfettamente, io cercavo una traccia di ciò che ero stata o peggio ancora un segno di quello che avrei potuto essere che non sono stata , avendo le braccia e l'essenza della bimba che ero, oramai confusa tra ciò che ho l'impressione di rappresentare e il volto beato di ieri.
Mi sono seduta ed ho riso . Ho detto ( e il tono avrebbe potuto apparire a Enz0, un tono borghese) : " scattatemi una foto come allora " Ma non ho creduto neppure per un attimo di riproporre e il sentimento e lo scheletro di quello che potevo mai essere stata.
Tutto era finito.
Il luogo così sano e rigoglioso di mattoni ed acqua e sole non era il mio luogo. Non lo sarebbe più stato, ma sarebbbe stato e lo era , qualcosa di più terribile cioè sarebbe stato la traccia del mio epilogo inevitabile. Quel che mi era stato svelato, guardando la fontana e guardando quello che avevo visto un tempo , era un qualcosa di palese ed insieme disperante: il fatto d'essere allora come ora una cosa passata. E di continuare ad esserlo ad ogni passo ed ad ogni respiro. Incontenibile pensiero. ed incondivisibile.
Intanto il sole vibrava intorno e io mi allontanavo senza voltarmi


