giovedì 12 luglio 2012

QUANDO LA DAI E' ANCORA PIU' TUA



Non sono affatto convinta che noi  uomini  facciamo parte di un organigramma dove i  passi sono già predisposti su  precisi percorsi. 
Noi siamo in questa società non per far sì  che scorra uguale a se stessa, non per conformarci alle regole che la muove, ma diciamolo, via! Per favore,diciamolo:



  NOI SIAMO AL MONDO PER AGGIUNGERE UN TASSELLO  CREATIVO , FUNZIONALE E PER QUESTO ESSENZIALE ALL'EVOLUZIONE ED ALLA CRESCITA DELL'UMANITA'. 


E questo lo dico anche, massì, facciamo del bieco personalismo lo dico al nostro Sindaco del Comune di Valenza.  ( che male c'è?Voglio toccare il cuore, voglio toccare il cuore di quest'uomo, ma più particolarmente voglio toccare la sua consapevolezza d'essere lui , qui ed adesso, quel  piccolo granello che si posa nel grande gioco della costruzione di se' e della comunità a cui appartiene) .
Lui mi ha dato la sua parola.  Comprendete. Ho detto tutto. Vogliamo essere uomini del " fare"?
 Non ci sono solo le grandi battaglie sui campi sterminati del Texas. 
Ci sono  quelle che si chiamano " azioni"  ed è un termine nobile e risoluto. 
Le azioni  sono  atti dettati dal proprio giudizio spassionato, ponderato e magari sofferto. 
E poi ci sono le conform - azioni che sono quelle azioni obbligate dall'apparato che ha  come unico scopo  solo quello di  preservarsi.   
Gli scopi di questi gesti non nascono dalla autodeterminazione della coscienza, ma si spingono per inerzia là dove devono andare perchè è stato già deciso prima che nascessero. 
Ed allora chiedo al nostro Sindaco  del Comune di Valenza,  in provincia di Alessandria , Sergio Cassano:  
"Sindaco,  il ruolo prezioso e valoroso  che ha il privilegio di  coprire le permette di lavorare e non eseguire, scegliere e non  adattarsi.  

Mantenere la propria parola per tenersela stretta al proprio cuore  proprio quando si sta indossando  quella veste autorevole, vuol dire appropriarsi per sempre di ciò che "la propria parola" rappresenta ossia un azione intrepida, autorevole e libera. "

Il titolo = solo una genialata per attirare la vostra attenzione

domenica 8 luglio 2012

IL CODICE CIVILE E LA COSCIENZA PERSONALE

 Voglio spiegare la mia vicenda chiaramente.  Da circa otto mesi subivo costanti vessazioni  durante il mio servizio che sfociarono  in un trasferimento repentino . 
In questo nuovo servizio lo stesso responsabile non ha nulla da farmi fare tanto che  dopo un mese circa e dopo vari miei solleciti ha optato per un elenco mai informatizzato e mai aggiornato probabilmente perchè  entrambe queste due operazioni non erano necessarie al fine del servizio a cui era destinato.    
Nell'atto organizzativo relativo al trasferimento  vi era scritto " Trasferimento provvisorio" ma nella norma  un atto del genere viene sempre trasformato in definitivo trascorsi i sei mesi di rito. 
Per il ricorso avevo due strade da percorrere:  
1) Il Giudizio cautelare di urgenza 
2) Il giudizio di merito
Il giudizio cautelare di urgenza  non è un vero e proprio giudizio di merito, ma un "mini giudizio" il cui il Giudice deve valutare se ricorrono gli estremi di diritto ed una situazione di grave ed irreparabile danno per il ricorrente che non consente di attendere i tempi (lunghi) di un processo di merito che è un processo, diciamo  "normale".
Sicuramente un processo di merito sarebbe stato più efficace ,ma  se avessi depositato il ricorso di merito un mese e mezzo fa  avrei avuto la prima udienza a novembre , dati i tempi dei processi, e questo non era il mio scopo. 
Il processo cautelare, invece, ( che si può ottenere nel giro di una ventina di giorni)   è legato a diversi parametri tra cui quello di un danno permanente qualora  il trasferimento fosse stato, (come aveva  tutta l'aria di essere,) permanente.
 L'unico modo per far sì che non lo fosse era quello di far riconoscere  all'amministrazione che invece era  temporaneo. 
Così è andata . Durante il processo c'è stata una dovuta dichiarazione di temporaneità dell'atto. Cosa che è stata ammessa solamente  in presenza del Giudice . Quindi, nella sentenza  si dichiara  il provvedimento temporaneo con una durata di non massimo sei mesi. 
Sicuramente non è una gioia  sopportare questa situazione per sei mesi, ma almeno questo l'ho ottenuto e niente mi impedirà, fra quattro mesi di ricorrere al giudizio di merito  che non potrà essere che a mio favore ( ora ho anche una sentenza che indica chiaramente il ripristino della situazione precedente entro sei mesi)      Quindi,  a chi nei corridoi dichiara che ho perso  io  consiglio la lettura del Codice Civile ed anche di recuperare  un po' di  coscienza cristiana,  perchè in questo modo potrà rendersi conto che non  è poi così  divertente,a meno di non avere un animo malefico,  tormentare un lavoratore che serve lo Stato diligentemente.