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domenica 11 ottobre 2015

LA VITA ERA COMINCIATA


La prima immagine della mia esistenza nel mondo fu la grande terrazza della casa. Mi pare di aver avuto tre anni. 

Era una grande terrazza al piano terreno di una città con salite e discese . La mia realtà era tutta lì e la città era Perugia. 
Il palazzo condominiale sul retro si trovava  al piano terreno mentre nella facciata davanti era  nel sottoscala.
Ma la mia vita era soprattutto in  questo grande terrazzo. qui ho imparato ad andare nel triciclo ed era bello pedalare avanti ed indietro in questo grande spazio.  
Mia madre  non aveva la lavatrice per questo chiamava delle signore a lavare le lenzuola. Queste lavavano  nella vasca ed io  ero molto interessata a questa attività tanto che rimanevo tutto il tempo a guardare. 
Mi ero fatta l'idea  che fosse un lavoro che mia madre non voleva fare, che fosse un lavoro poco edificante invece il motivo era solo che  aveva l'artrosi alla schiena ma questo a tre anni non lo sapevo. 
Di tutte le donne che  erano passate dalla casa  una mi piaceva in modo particolare . 
Era magra e molto alta, oppure ero solo io che la vedevo alta. Aveva mani grandi ed  indossava sempre un vestito leggero a fiori piccolissimi . China sulla vasca   chiacchierava sempre amabilmente  facendo battute simpatiche. Pensavo fosse vecchissima , ma ora posso benissimo rappresentarla sui 30 anni. 
Di lei, l'ultimo ricordo che ho  non è piacevole. 
Ero nel piazzate davanti alla casa dove spesso con le mie sorelle andavamo a cercare degli amici per giocare . Ad un certo punto mi sento tappare gli occhi con forza e rimanere nell'oscurità più completa. Ho subito provato un balzo al cuore.  Poi la presa si scioglie e la signora con i  fiori piccolissimi si palesa davanti a me ridendo. Ma ero troppo piccola per conoscere quel gioco e mi spaventò  a morte. 
Non so come  giunse la lavatrice, un oggetto che mi piacque da subito.

Allora mia madre, qualche volta, per uscire portava delle scarpe rosso scarlatto . Erano scarpe lucide e con un tacco  molto alto. Quando le indossava mi  sembrava un 'altra donna. Non mi sembrava più la mamma dolce che vedevo in casa. Una mattina vedendola allontanarsi con quelle scarpe fui felice di rimanere a casa. Rappresentavano  per me il male supremo e le ho sempre odiate. 
 Quel tempo , oltre la grande terrazza e il cortile davanti alla casa c'era una collina poco distante piena di papaveri e fiori gialli. Ora la collina è stata spianata per far posto a  numerosi palazzi condominiali. 
Ma allora erano prati che puntavano al cielo e con le mie sorelle spesso ci arrampicavamo in cima a raccogliere erbe e fiori. 
Sembra in effetti strano che a tre anni ( le mie sorelle ne avevano rispettivamente due e cinque ) girassi da sola eppure allora sembrava una cosa molto naturale. 
Anche questa collina  mi lascia un ricordo amaro. 
Mi ero seduta sulle pieghe di un prato scosceso e mi gustavo le voci delle persone  e dei giochi intorno, quando dall'alto dei ragazzi fecero rotolare una grossa pietra che fermò la sua corsa proprio contro la mia gamba . Subito sentii un dolore atroce. Un  dolore mai provato prima nella mia vita. Fu soprattutto quello, l'incontro con il dolore, che mi sconvolse. Perchè alla fine, non credo che fosse stata poi una gran pietra dato che mi misi a correre a perdifiato verso la casa. Quindi niente di rotto.
Corsi, corsi, piena di dolore e paura e sgomento fino da mia mamma dove invece trovai una signora anziana , chi era non ricordo , una parente, credo,  e mi accolse tra le sue braccia , mi  fece impacchi con l'aceto. e restai lì ancora piangente ed addolorata.
 Credo proprio che fu in quell'istante che presi coscienza con grande ansia, che  l'esistenza non mi avrebbe tutelata e protetta . Insomma
 La vita era cominciata. 

1 commento:

Gillipixel ha detto...

Che bella grazia narrativa, Anto...é un racconto emozionante e ricco di energia misterica...ricorda molto certe atmosfere alla Elsa Morante, ma è Antonella Salera pura :-)