venerdì 17 aprile 2009

LEI ERA ARRIVATA ALLA STAZIONE

Lei era arrivata alla stazione di Milano in una giornata di sole luminoso. Aveva attraversato la vasta piazza adiacente all'imponente edificio spinta da un vento caldo e gioioso. Era giunta al binario dove si trovavano tante persone piene di colori e trolley. Era immersa in quell'aria vaporosa di brusio festoso, di vestiti svolazzanti, di sollecitudini animose. E lei lo aspettava . Ma l'attesa non era un interruzione dell'istante, anzi, era ricca di prospettive premurose , di avvenimenti già vissuti , di speranze già sperimentate, in una mescolanza armoniosa di dedizioni provate e immaginate ed attese per i giorni insieme. Lei non sapeva cosa fosse ma aveva importanza trovare un nome a quel senso di svelamento del proprio essere profondo, quell'energia crepitante che la spingeva a muoversi ed ancora muoversi ed a compiere gesti e parole che trascendevano da lei e ne causavano una metamorfosi trasfigurante?
E' il desiderio che ci sostanzia dell'infinità dell'essere e fa emergere la nostra anima segreta, la nostra origine primordiale. Lei non aveva altri richiami se non il calore dell'incontro che avrebbe concretizzato il legame, che avrebbe plasmato l'amore. Non aveva un pensiero in mente se non la pulsione ardente che sgorgava dalla sua anima. Intanto il treno stava avanzando rumorosamente tra gli enormi pilastri d'acciao di quel giorno pieno di spazio lucente.

giovedì 16 aprile 2009

LA SEPARAZIONE


Lo avevi guardato a lungo ma il viso e l'immagine staccata da te non poteva che restituirti il senso di tormentosa lontananza e separazione. Non siamo che uni. Non siamo che soli e isolati nel corpo finito e compresso negli atti e nell'ardore. Non siamo che menti disperse nel vuoto, pensieri solitari e infruttuosi. L'amore si genera e si dilata nell'anima come illusione magica, come una fantasia beffarda : ti preme nella carne e la chiami per nome. Ma quale nome? Quale uomo? Tu non lo conosci.
E' un altro da te. Cammina su strade sconosciute e risponde a domande che non hai sentito. Sorride di storie di cui non hai goduto. Inonda la città fantasma della sua lava rovente. Scivola e cresce e si espande. E' altro da te. Straniero. Ostile quasi. Eppure tu l'hai amato. Abbracciato. Hai ceduto il cuore ed il calore della mente confusa e irragionevole. Non hai trattenuto ed aggiunto a te nessuna parte dell'altro. Sei solo sprofondata nel miraggio di una fusione amorosa ed immortale. Cosa fruisci? Cosa ami ora? Non hai che un vocabolo consueto e ricordi di azioni che non sono ora e non sono qui. E se allora non ti spingevi oltre la pienezza dell'istante, ora non puoi ideare un presente di condivisione. Sei staccata. Staccata. Asceta di sogni incomprensibili . Non ti confondi , non ti plachi, non ritrovi il tuo volto in altre forme intorno tra gli alberi e le colline lontane anch'esse e straniere e sole come te. Perdute. Non ti appartengono. L'universo si è levato allo sguardo ed alla comprensione della tua vita dissociata. Tu, isolata particella confinata nell'abisso di una energia incondivisibile.

martedì 14 aprile 2009

LA GIORNATA

Le pareva che fosse segnato nel viso o nello sguardo inquieto ciò che andava pensando. Aveva ricevuto qualche telefonata e, malgrado lei si fosse sforzata di impostare la conversazione su argomenti lievi e consueti, alla fine le avevano chiesto un po' preoccupati : " Ma che c'è?" Lei naturalmente aveva risposto: " ma nulla , nulla. " trasalendo un poco nel tono e nella voce. Aveva interrotto le telefonate bruscamente. La giornata l'aveva spiata, seguita già dall'alba, sino a tarda sera. Era stata con lei sempre . Così che lei non poteva ingannarla presentando il volto mite e mansueto, il portamento educato e austero. Lei avrebbe voluto ritornare alla spensieratezza che ti permette una avventura appena intrapresa. Avrebbe voluto la stessa voracità e la stessa curiosità giocosa di qualcosa di cui non si è ancora responsabili. Eppure lo sapeva che ciò che si intraprende inizia la sua corsa sfrenata verso una soluzione irreversibile: la pallina rotola leggera in terra e non fa altro che assecondare la forza che l' ha spinta e l'ha invitata al viaggio incantato. La giornata l'aveva svegliata soavemente con la luce primaverile ma poi l'aveva avviata al confronto con le sue fantasie puerili ed infruttuose, con le sue imposture inutili. Lei voleva mettere a tacere quel giorno facendolo morire al più presto e s'infilò il pigiama quando ancora non era tramontato il sole. Tutto divenne lontano: non c'era un' ombra od un suono lasciato come traccia di ciò che aveva fortemente voluto e vissuto. Perchè, per quanto si dia forma ai propri desideri ,diventano anch'essi asserviti alla loro realizzazione ed al loro compimento finale. Eppure, mentre si fasciava di coperte e lenzuola, si accorse che era solo in questa prospettiva che possono dimorare le nostre predilezioni più appassionate.

domenica 12 aprile 2009

SENZA TESTA


Lei non si vedeva mai la testa. Era piena di mani e di gesti continui , era piena di gambe accavallate e ticchettanti sulla strada del paese, era piena di braccia e di voci forti o sussurrate alla sera. Per il resto non poteva che immaginare lo sguardo ed il capo inclinato ed il senso di disagio e di noia nella smorfia delle labbra e delle sopraciglia aggrottate. Ma forse si sbagliava. Lei si ricordava un volto che non c'era. Era altro. Più disincantato. più rude. era altro. Ora lei era un' altra. Presentava l'immagine e la passione, la contrabbandava per amore e desiderio, ma stava parlando d'altro cioè il suo corpo era altro rispetto a chi parlava. E qualche volta passando davanti allo specchio se la trovava davanti questa donna, involucro di carne rosa e di sangue , di colore e pelle stranieri. Di occhi e capelli chiari. La guardava attentamente ma non la riconosceva in quella che aveva riso e gridato , in quella che aveva avvinghiato le parti del suo corpo in quelle di lui un mese fa. Era lei, ma non era lei . Poteva ben avere un' altra bocca carnosa e soffice. un altro seno ed un'altra pancia ardente. In ogni caso lei l'avrebbe presa su di sè e sarebbe stata Antonella in ogni caso. Unica.