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sabato 24 novembre 2012

UN TEMPO CHE NON C'E' PIU'





Settimana di lutti, di tristezza sorda e pesante. 
 Un mio collega è morto.
 Da solo. 
Nella sua casa, un posto dove passava pochissimo tempo. Tra tutto il tempo dedicato alle cose che più gli piacevano, il caso ha voluto incontrarlo in solitudine , nel luogo che forse meno lo rappresentava. 
In questi giorni, come è di circostanza, si è parlato tanto del mio collega, per lo più delle sue competenze professionali e della sua disponibilità a rispondere alle richieste dell'utenza sia che fosse composta da colleghi sia che fosse composta da cittadini ed associazioni. 
Ma questo, voglio dirlo, non mi conforta.
Il lavoro va fatto bene e "farlo bene" non è una prerogativa , ma un dovere. 
Tutti  dovremmo lavorare con professionalità e competenza e non mi piace che sia questo un motivo per  ricordare ed apprezzare una persona che ci è stata accanto.

 Fabrizio era bravo e disponibile  nel suo lavoro , ma non sono certo queste le caratteristiche che lo distinguevano dagli altri colleghi. Quello che più ha reso  unico Fabrizio è stata la sua semplicità. Fabrizio era un uomo semplice , radicato uniformemente nella sua amata città, Valenza, la viveva totalmente con una naturalezza ed una generosità nel concedersi ad essa che non ho riscontrato in nessuno altro. 


Fabrizio era un uomo semplice , di quella semplicità priva di logoranti " perchè" , lontana dall'eroica aspirazione di emergere presente spesso negli individui che si incontrano nei luoghi di lavoro.  Era un uomo del paese e come tale forse apparteneva soprattutto al paese. Spesso mi capitava di incontrarlo passeggiare per le vie da solo , quasi a volersi identificare con la città  tutta e non  con qualche legame  in particolare. 


E amava il suo lavoro in modo viscerale. 
Ma questo suo lavoro , alla fine , cosa gli ha dato?  
Negli enti pubblici , che tu sia bravo o meno non diventa determinante. Hai la tua qualifica  permanente e, a meno che tu non abbia qualche santo particolare, con quella procedi la tua carriera vita natural durante. 
Il riconoscimento si risolve in una pacca sulla spalla quando va bene e quando va male in un trasferimento repentino a mansioni  del tutto diverse da quelle di cui sei stato competente.
Oh, non badate alle mie chiacchiere da blog trascurato e offeso!
Sono ferita, amareggiata sconvolta, sofferente.  
Per Fabrizio, certamente , ma anche per me e per noi, così vulnerabili e deboli, così ambiziosi ed inutili esseri che in fondo rimaniamo.  
Avrei voglia di non essere più nè competente nè disponibile , avrei voglia di non essere ricordata e neppure di avere pacche sulle spalle. 
Io vi dico di lasciar perdere l'efficienza e l'apparente funzionalità dei gesti quotidiani e di andare oltre di andare fuori, di abbandonare le immagini a cui ci relegano per comodità e pigrizia .  
Ma non so , poi, non so davvero, dove volgere lo sguardo e se alla fine ogni cosa non sarà che un tempo  che non esiste più e basta. 

1 commento:

Gillipixel ha detto...

Sono tante le persone così, Anto, che sanno ritrovare la propria ricompensa nel gusto stesso di fare bene le cose...so che è la solita frase di circostanza, ma mi spiace per il tuo amico...le persone che, per dirla con un'espressione calcistica, fanno il lavoro oscuro a centrocampo, mi sono sempre piaciute...

Gillipixel c'è (anche se non commenta molto...)

Bacini modesti...