mercoledì 11 settembre 2013

GLI IMPROVVISATI DELLA POLITICA





L'ultima cosa che si immaginano i nostri parlamentari quando entrano nell'agone politico è imparare a far il politico di professione. Rilevare la necessità di una  professionalità politica non significa bestemmiare. 
Un tempo chi si avvicinava alla politica non lo faceva  pregustando un ricco stipendio già pronto  nella casacca e con il  titolo di onorevole preso alla veloce. 
Politico si diventava dopo una lunga gavetta che metteva a dura prova la tua passione, la tua convinzione ad operare per l'interesse pubblico. 

Fino a quando in Italia esistevano veri partiti politici esistevano vere scuole politiche, dove si imparava veramente questa professione decisiva per la democrazia.  

Per esempio Il Partito Comunista Italiano aveva la scuola delle Frattocchie; qui non si invogliava ad avere un ruolo politico attraverso la ricchezza  degli emolumenti in campo ma si insegnava ad  elaborare un'idea, un  progetto, ascoltare i militanti e la base, ci si formava sui testi storici, si imparava ad aspettare il proprio turno ed ad avere pazienza. Diveniva allora una vera università e chi ne usciva aveva tutti i crismi e requisiti per intraprendere l'attività con la professionalità necessaria  per far politica come si richiede, per esempio,  ad un medico o ad un dentista per svolgere al meglio il proprio lavoro.  
Ora, invece,  gli stipendi allettanti , le cifre miliardarie  a cui  si associa il lavoro del politico attraggono   chi invece ha velleità venali ed aspirazioni narcisistiche. 
L'uomo , si sa, è  un animale  facilmente corruttibile e necessità di essere educato alla sobrietà di intenti e di passioni. 
Più gli si propina oro e potere più da questi potrebbe farsi corrompere. 
Chi si  deve occupare della cosa pubblica non può improvvisarsi politico , e per fare un esempio nessuno di noi si farebbe operare al fegato  da una casalinga di Voghera, ma invece da un esperto e super professionista del ramo. Perchè , allora , per gestire il nostro paese ed il nostro futuro ci vogliamo accontentare del primo che capita?  

Da un bel po' di anni i  politici  sono stati presi dalla strada, dalle professioni, Un allenatore di cavalli o di cani  decide di fare il politico ed oplà, eccolo che parla di servizi e sanità come niente fosse, senza una minima infarinatura di quali siano  le esigenze della gente, le normative in vigore il senso sociale di una comunità che cresce e si muove. 
Politici improvvisati, insomma, ma nulla si può fare con l'improvvisazione.
 Come si potrebbe rimediare a tanta approssimazione? 
Si dovrebbe tornare all'organizzazione dei partiti, delle associazioni, delle organizzazioni giovanili. 

Si dovrebbe spalmare il potere decisionale tra i più validi  professionisti e competenti politici  per renderlo più fluido e meno centralizzato. 
Si dovrebbero   condividere le scelte attraverso assemblee partecipative, dibattiti, partecipazione della comunità.  
Si dovrebbe  ridare valore al lavoro di formazione  della classe politica. 
Gli improvvisati della politica hanno solo  necessità del consenso popolare,  di gadget e farfallini  colorati per farsi riconoscere , gli esperti della politica, invece,   potranno puntare  ai  migliori risultati  per la comunità  e non ad una  claque celebrante.

2 commenti:

Gillipixel ha detto...

Chi l'avrebbe mai detto che ci saremmo ridotti a rimpiangere Fanfani e Andreotti, cara Anto... :-) questa chimera dei politici "presi dalla strada" è uno specchietto per le allodole bello e buono...per la strada si fanno solo discorsi da bar, e con quelli non si va da nessuna parte...sempre più, in ogni settore, in ogni strato della società, si sente pressante l'urgenza di un dato di fondo generale: la mancanza di formazione, la mancanza di una "scuola" vera, in ogni ambito della vita, e nella politica in maniera ancor più grave...la nostra società è come un grande edificio senza le basi: è sul sistema educativo che bisognerebbe intervenire, è quello che regge tutto...

E' un'illusione credere anche che un buon professionista sia automaticamente un buon politico....no, non è così...mi ripeto, citando Platone: una professione è un tipo di "arte" singola, con un suo specifico e circoscritto vocabolario di competenze...la politica invece è "l'arte di tutte le arti", per saperla praticare bisogna conoscere un linguaggio universale riguardo all'uomo...

Bacini formativi

Antonella ha detto...

professionismo, gavetta, esperienza,disponibilità. Alla fine mi pare che sia tempo perso anche solo rivendicare questa necessità