martedì 2 aprile 2013

VUOTO A RENDERE








Ho precorso i tempi ed ora attraverso un tempo  che ancora non c'è. 

E' fatto di azioni ancora da svolgere, di dubbi ancora da  pormi,  di tristezze che sanno di vecchio e di inutile , le braccia stanche, il passo che devo guidare perchè altrimenti non andrei da nessuna parte, non tornerei , non mi muoverei. Sollevo i tendini come un progetto  che sa di fatica.
  
 Per chi ama soffrire, come me,  il dolore trova sempre terreno fertile.
Non è una scelta questa. Tanto che il patimento ha preso il posto di ogni palpito vitale ed infatti sa di esistenza come nessuna  azione concreta  potrebbe mai fare. 
 Gli atti della vita appaiono  talmente nuovi quando ti appresti a compierli che non ti accorgi di percorrere un sentiero già battuto. Ti sposi, allora. Fai dei figli. E ti pare che allevarli sia una cosa inedita. Invece è già stato scritto ed i tuoi gesti hanno un valore autonomo . Separato da te e senza che tu possa aggiungere altro all'intensità di una vita che si svolge piena ma estranea al tuo corpo che  pulsa di sangue e viscere. 
Ti sposi, lavori, fai i figli. Li allevi. Lavori. Lavori. lavori. Il corpo  si fa e si disfa come sabbia di una clessidra che sta a te voltare e rivoltare.  
Il controllo è tuo anche se tutto  si muove senza la tua profonda ed intima  volontà.
Delle volte , ti dici, delle volte vorresti non avere più il controllo delle cose.
Non essere affidabile. 
Non essere riconoscibile. 
Se pensi al tuo passato, qualche momento così , c'è stato. 
E' quando ti fai governare dal dolore.  Quando il dolore decide di strapparti all'esistenza finalmente riconoscendone la vacuità di ogni suo momento. La sua anima illusoria.  
Alla fine è una bella comodità. Sei sganciata. Separata dalla vita. 
E' Un dolore che non ti racconta del passato di cui avresti poco da addolorarti.
 E' un dolore che guarda avanti. Nel momento in cui  tu sei troppo occupata a farti trascinare dalla vita,   il tuo dolore ti precede per  avere il tempo di riconoscere l'insensatezza del vivere che non fa che scimmiottare la vita stessa nel suo incedere doverosamente consueto.
 Il lavoro, i figli, la passione,l'amore, non ami più, hai amato ancora? amerai di nuovo ? soffrirai nell'amare troppo e nell'amare per niente? 
Hai corso in macchina nelle autostrade trafficate e rumorose. Non hai mangiato le tue cene, per giungere in tempo. Ricordi? L'auto ferma tra le foglie scure che volteggiavano nel vento? E l'abbraccio, l'abbraccio. le mani , le dita strette tra le dita. 
 Ora il tempo non ti preme più, ma non per questo è più generoso e accomodante di ieri. E' spassionato e trasparente, ora, e se ti pare crudele non è colpa del dolore , ma del resto che ti rimane e che va e si muove senza risoluzione. 
Perchè il dolore è altro. E' già visto.Già sentito. Quasi non ti fa paura. Solo sei stanca di averlo come compagno che cambia sempre espressione senza darti nulla di nuovo che un bisogno  irrisolto, o meglio ancora irrisolvibile. 
 Incomprensibile no? Dico: il post. 


3 commenti:

Gillipixel ha detto...

E' vero, Anto, non si capisce una sillaba...però...che bellezza leggerlo!!! Un terremoto poetico...

Bacini sugli scalini della scala Richter :-)

Anonimo ha detto...

uhm uhm.. una storia sbagliata ed andata male? una storia in ogni caso che lascia la nostalgia di un tempo che fu

Anonimo ha detto...

Solo chi ha una profonda sensibilità o ci è già passato come me, riesce a scorgere tra le righe, lo strazio di un amore struggente forse non condiviso o peggio, di un amore che ti ha ingannato con false promesse. Mi complimento con te, perché ti sento una donna forte, vorrei tanto essere come te. Tu come hai reagito per superare questo momento? Anonima ammiratrice.