martedì 7 febbraio 2012

IL MINISTRO FORNERO ED IL FALSO PROBLEMA DELL'ART. 18


Dopo la prima apparizione  che la vide talmente emozionata dalle telecamere e dalla notorietà improvvisa da farla lacrimare ( non si illudano le genti dando significati sentimentali al suo pianto) , archiviata l'operazione che si svolge tutta sulle spalle delle fasce più deboli, pensate che, il Ministro Fornero si sia messa a lavorare non so , cercando di attivare una politica atta alla vendita del patrimonio pubblico o sul contenimento dei costi della politica ? Oppure , ancora , a cercare di limitare il potere delle banche , corresponsabili della crisi che ci sta devastando?  Macchè.. il ministro Fornero subito si mette a parlare dell'art. 18.                                                                                                            
Dapprima parte in sordina, come si trattase di piccole divagazioni in una conversazione di salotto tra una tartina e l'altra, poi  con sempre più energia sino a declamare   contro i giovani tacciandoli di mammismo e poca iniziativa, invitandoli  a viaggiare e  a trovarsi un lavoro lontano da casa ( come fosse facile) perchè, secondo  il Ministro,  i giovani d'oggi vogliono stare vicino a mammà.   E' sorprendente come il Ministro Fornero, che pur dovrebbe prima di parlare avere un chiaro quadro della situazione, si muova in esternazioni simili a quelle che si svolgono sul social network e forse anche peggio.                                                                                                                                                                                                                        Eppure dovrebbe rendersi conto che le sue parole, poichè è un  Ministro, hanno un peso enorme in questo momento .                                                                                                                                         .          Allora si informi il ministro.                                                                                                                           Si informi. Si rivolga all'ISTAT per conoscere il numero di disoccupati  e dei precari . Bene :  in Italia abbiamo 3,31 milioni di lavoratori precari . A causa della Legge n° 30   e soprattutto dopo il Decreto 726 che impose   tantissime forme di lavoro  che hanno  ancora di più  incancrenito il precariato in Italia. Abbiamo , poi, 2 milioni di  giovani che non  vanno né a lavorare né a studiare.  E quanti, invece, studiano anche per non stare con le mani in mano dato che questo sarebbe il loro destino? Allora:  il Ministro, invece di declamare a casaccio contro l'art. 18 o contro il lavoro fisso cerchi di andare alla fonte del problema che non  è costituita  sicuramente dalla presenza dell'art. 18 o dal lavoro fisso. Il lavoro precario che qualità di lavoro esprime?  Sapendo di essere lasciato a casa dopo un sei mesi  quanto impegno di mettereste nell'apprendere  un'abilità precisa?  Faccio solo un esempio pratico:  l'attività artigianale più diffusa nella nostra città è la lavorazione dell'oro. Fino a qualche anno fa era un'attività fiorente e prosperosa. Ma i titolari di fabbrica non assumevano ragazzi che non  volessero impegnarsi nell'apprendere questo mestiere, che non intendessero occuparsi profondamente ed indefinitivamente  di questa attività.                                                                          

Perchè per diventare bravi orafi ci volevano anni e un artigiano era anche disposto ad insegnare per mesi il lavoro ad un ragazzo volentoroso e con il progetto di  diventare orafo.                                                                                                                                                                                                               Il Ministro Fornero è fuori dal mondo della gente comune. Sua figlia da anni ha un lavoro fisso presso l'Università dove lavora suo padre ed un secondo lavoro in un'altra università.  Un lavoro fisso. Insomma. Non conosce la Fornero, le difficoltà di un ragazzo che non ha il padre professore universitario, notaio, farmacista. E se vuole intervenire nel lavoro è da lì che dovrebbe cominciare a ragionare. cambiare il sistema dalla radice, dalle corporazioni, dai privilegi  e non dal basso anche se è più semplice.  In Francia, dove la disoccupazione non è ai nostri livelli hanno   diminuito il numero di disoccupati non licenziando o permettendo di far licenziare nelle fabbriche ( qual'è il vantaggio? ) ma riducendo l'orario di lavoro senza diminuire i posti di lavoro. Per rilanciare il lavoro c'è bisogno di maggior quantità di persone e quindi  evitare di  ragionare sui licenziamenti o dileggiando i più deboli che sono i ragazzi, i pensionati e, non dimentichiamo, tutti i cinquantenni che la crisi ha lasciato a casa.



2 commenti:

Gillipixel ha detto...

Se è vero quel che qualcuno diceva una volta, ossia che a pensar male si fa peccato, ma quasi sempre ci si azzecca, mai come in questo caso si può supporre di essere vicini alla verità, cara Anto...questo accanimento intorno ad una questione in apparenza così minimale, come questo articolo 18, di fronte alle problematiche ben più profonde ed articolate da te menzionate, fa pensare che questo modo di agire sia commissionato con precisione chirurgica da "qualcuno" (chi sarà mai?...mah...)

E' veramente impressionante...la logica si ribella a tutti i bizzantimismi economicisti di tutto il mondo, quando si pretende di farci bere che per migliorare le condizioni del lavoro in Italia, la cosa più urgente da fare sia far sì che i licenziamenti siano più facili...non ci credo neanche se Monti viene davanti a casa mia a giurarmelo in ginocchio sui ceci
:-)

Anonimo ha detto...

I professori si conoscono a scuola, sono solo dei teorici. Fuori del loro habitat non fanno che danni. Sono dei prezzolati dalla lobby industrial bancaria assicurativa e vengono usati come un qualsiasi macchinario, quando obosleti, li rottamano. Ma questo non è più momento di tirar troppo la corda, il web ha le ali.