giovedì 20 dicembre 2012

LA FINE DEL MONDO




Finirà il mondo? Direi di sì.
Finirà. 
Finirà per ognuno di noi quella volta che esaleremo l'ultimo respiro e , si dice,  sarà  un respiro fantastico. 
Quindi non angustiamoci: se mai finisse,  sarà per una volta sola. Non sarà un dolore reiterato e sarà assolutamente  personale.
Niente fine collettiva, dunque.   
 Perchè, ognuno , cantava De Andrè, muore solo. 
Ma io vi dico una cosa ancora più grande e che, magari, già saprete.  Ossia:  " si vive  soli. " 
E' qui, allora, leggete attentamente, è qui che dobbiamo assolutamente intervenire. 
Io lo dico per voi perchè,   in cuor mio, mi sto già adoperando in tal senso. 
  Dicevo, appunto :  
poichè,  in ogni caso saremo soli a  peregrinare nell'esistenza che ci è stata concessa,  dobbiamo renderla il più somigliante  possibile all'essenza  profonda  di ciò che siamo. 
Dobbiamo lottare perchè emerga  riconoscibile  e potente l'impulso che ci incarna in ciò che confusamente percepiamo di noi. 
E' su questo che sto lavorando. 
E' su questo che mi sto dibattendo . Una ricerca smaniosa, dolorosa, a volte   infruttuosa e crudele , che mi dilania e mi scoraggia , ma nello stesso tempo mi obbliga a non cedere all'insensatezza del destino che si propone inevitabile. 
Non c'è altro che mi strazia più della mancanza di un " conatus"   soffocato e insabbiato da distrazioni che non meritano il tempo che offriamo loro. A parte questo e magari proprio per questo c'è la strada di tutti i giorni , le macchine ed il gelo delle giornate che ci attendono. 

 MA OLTRE QUESTO , HO PER VOI, VIANDANTI

SCONOSCIUTI , UN INTENERIMENTO  ED UNA SOLIDARIETA' 

DA RECLUSI  CHE MI SCALDA IL CUORE. PER QUESTO VI 

FARO' PARTECIPI DI UN AVVENIMENTO IN QUALCHE 

MODO GIOIOSO : 



 A SEGUITO DI ALCUNI COMMENTI PRESENTI IN QUESTO

 SPLENDIDO ED AMATISSIMO BLOG, EVIDENTEMENTE 

INCOMPRESI O PEGGIO FRAINTESI,  SONO STATA 

DENUNCIATA , MA CONTRARIAMENTE ALLE ASPETTATIVE

 DI CHI AVEVA INTRAPRESO QUESTA STRADA,  IL GIP HA 

ARCHIVIATO IL PROCEDIMENTO.


- LIETO FINE - 






 Questo mi da la possibilità di ringraziare  la splendida persona che  rappresentava il mio avvocato, una donna dalle qualità umane e professionali veramente fuori dall'ordinario. Cosa dirvi? Vi auguro di avere bisogno di lei,  il che non sembra, ma è un bell'augurio.... 

martedì 18 dicembre 2012

QUANDO QUESTA LUNGA GUERRA FINIRA'





A forza di trattarvi come sudditi ci siete diventati, eh. 
Alcuni ce l 'hanno nell'animo la predisposizione ad ubbidire senza pensare a nulla.  Perchè è la posizione più comoda.
Caspita.
Portami questo.
Ok
Portami quello.

Trascina lo scatolone. 

Portami il programma. 

Portami il The . Il caffè.

 Tu ora non pensi. 
Alcuni non pensano neppure quando tornano a casa. Ma almeno lì fanno da padroni a qualche marmocchio e pensano in questo modo di riprendersi quel po' di dignità che hanno calpestato per l' intera giornata .
Alcuni non sono intelligenti. Non hanno alcun pensiero in testa e quando gli dicono: " " facciamo" non aspettano altro che gli si dica  "cosa". 
Alcuni,  e  avrei dei nomi da fare ma tanto li conoscete meglio di me, dicevo, alcuni sono stupidi. 
Alcuni fannulloni, pigri, pavidi. 
Credono che nessuno si accorga della loro sudditanza.
Io sì. e quanto basta. 
Questo tempo finirà perchè tutti i tempi hanno termine . 
Magari non vi sarà uno squarcio nel cielo, come aupicava Anna Frank. ma qualcosa muterà. 
Sarà un tempo dove il senso etico e morale  prenderà il sopravvento ed allora saranno cazzi amari per chi   non avrà nel suo zainetto alcuno dei beni preziosi che parlano di solidarietà, fantasia, creatività, speranza, fiducia, capacità di ragionare, autonomia, amore e rispetto.  
Cazzo, come vorrei esserci  quando arriverà. 

domenica 16 dicembre 2012

MADE IN VALENZA - MA - DE I CITTADINI




Un'assemblea immaginata e voluta dai cittadini valenzani, nata sul web, nel seguitissimo  profilo facebook "Valenza la citta'", vero luogo di dibattito cittadino, e portata quindi in un luogo reale, il Centro San Rocco, affollatissimo, ( circa 200 persone hanno sfidato le strade appena innevate )   dove i cittadini si sono incontrati per ascoltare e vedere concretizzarsi progetti ed idee per il rilancio della propria citta'.
Un susseguirsi di proposte per valorizzare il territorio, riunire le forze dell'artigianato orafo al fine di far conoscere e diffondere il valore e le peculiarita' della tradizione di orefici che ha sempre distinto il nome di Valenza e che, in questi anni, vede invece prevalere prodotti senza anima e tradizione.
Progetti dove, finalmente e sorprendentemente per Valenza, si parla anche di cultura, di memoria storica, della nostra arte orafa, nascosta in magazzini, raccolta e catalogata da cittadini appassionati, che non ha ancora trovato una sede dove  poter essere esposta  per essere finalmente patrimonio di tutti i valenzani e di  chi si appresterà a visitare la città proprio per conoscerne la suggestiva storia dell’oreficeria.

Si e' dimostrato in questa serata , e questo non era scontato, che esistono in citta' energie e persone che vogliono impegnarsi per la rinascita della comunita', che non ritengono che tutto sia ormai perduto ma che Valenza ha ancora tante occasioni da offrire e soprattutto  che ha ancora la forza per sfruttare al meglio quello che caratterizza il nostro territorio.
Veniamo da un lungo periodo nel quale  le caratteristiche   di Valenza  sono  state  troppo  a lungo  trascurate.
La grande innovazione sta quindi nel recupero e nella necessita' di far conoscere tutto il nostro patrimonio di tradizione e cultura. Esiste un forte bisogno di  associazionismo e gli interventi della serata di Venerdi' lo hanno messo in mostra.
 E’ questa necessità  che  costituisce l'anima da cui partire. 
Il successo della serata e' stata proprio la partecipazione dei valenzani, il loro esprimersi come membri attivi di una comunita', la voglia di “ rialzare la testa”  e  di essere loro stessi i  promotori  della rinascita della città.

 Vi  stata, quindi, grande dimostrazione di volonta', non guidata e lontana da partiti e politicismi, ma animata da concretezza e partecipazione.

Nelle conclusioni dell'assemblea e' scaturita la volonta' di proseguire questo percorso, appena avviato; mantenere unite le forze, elaborare le idee ed i progetti per  analizzarli, spacchettarli, migliorarli e comporli  in un documento da far  valutare da  tutti gli interlocutori interessati: piccoli artigiani, associazioni presenti nel territorio, forze istituzionali, fondazioni bancarie ecc. ) Si giungerà quindi, ad un documento condiviso che rifletterà il comune sentire e dove tutti potranno dare il loro contributo concreto per la riuscita del progetto e soprattutto per realizzare quello che tutti i cittadini valenzani si aspettano ovvero far crescere la propria citta' e far conoscere le nostre ricchezze, ovvero il "Made in Valenza".

Già da questa settimana tra gli organizzatori della serata  nascerà un tavolo di lavoro nel quale si  approfondirà il percorso appena intrapreso.  









giovedì 6 dicembre 2012

MADE IN VALENZA. I CITTADINI SI INCONTRANO




Il 14 Dicembre 2012 ore 21.00 nella città di Valenza i cittadini sperimenteranno l'assemblea partecipata. 
Non storcete il naso. 
Non è vero che succede tutti i giorni.
 Un 'assemblea partecipata significa che tu devi esserci davvero, ascoltare, ma anche parlare, confrontarti, chiedere e rispondere. 
Nell'assemblea partecipata devi informarti, devi imparare.
Nell'assemblea partecipata  non puoi essere passivo, non puoi subire e basta ciò che dall'alto ti viene raccontato ,  devi verificare, documentarti, vivere l'ora come se tu potessi fare qualcosa per te e per gli altri e nel momento in cui lo crederai , allora , in quel momento sarà vero.
Ma l'assemblea partecipata è molto di più : l'assemblea partecipata ti obbliga a smetterla di essere solo il cittadino populista, sguaiato, "caciarone"  che urla di rivoluzione sperando di non dover mai fare i bagagli per partire. 
 L'assemblea partecipata ti abitua a rispettare gli altri, ad aspettare il tuo turno, a condividere, a scegliere, a rinunciare.  Ti spinge ad abbassare i toni e cercare di essere più chiaro , più responsabile, più onesto con te stesso. A esserci, insomma. 


giovedì 29 novembre 2012

QUANTO MANCA E QUANTO MANCHERA'









Avviso.  Questo post sarà una specie di  rigurgito velenoso. Un sorta di  residuo intestinale post influenza aviaria .
 Perché sono incazzata a livelli stratosferici.

 Mi sono appena tolto di dosso un ragnetto malefico che si arrampicava nel mio blog a caccia di vermetti succulenti  quando ecco che  spuntano,  tra le serrande di una fabbrica in disuso, fiammelle mefistofeliche di un vecchio diavolo neppure povero, ma probabilmente ”faccendieresfaccendato” che si è messo a  raccontare di me  con persone che naturalmente me lo sono venute a riferirlo.

Precisiamo: lui non mi conosce. Io non l’ho mai visto   questo virgulto di solerte buon gusto,   nè è così famoso  perchè io avessi potuto sentir parlare di lui. 
Sicuramente se l’avessi visto l’avrei trovato troppo piccolo e troppo tronfio, ma non lo conosco ed allora lo immaginerò in modo migliore di come  sarà davvero. Ossia uno stronzo . Sarà  Ricco? Probabilmente fa parte ormai di quella razza che “ guadagnavo tanto  da far diventare  mio figlio dutur ma ora governo ladro non riesco a mettere la benzina nel mio jaguar “
Il tipo dovrebbe essere suppergiù questo.
 E se mi leggi , vecchio della malora dal naso raggrinzito e dalle spalle troppo strette , leggiti questo che ti scrivo ora.
Questo essere improponibile ha detto che sono una: 
 “ esibizionista. “
E cominciamo da qui .
Io  non  sono esibizionista  ma tu  sei un guardone viscido e orripilante.
Ho organizzato una cinquantina  di eventi e non sono mai salita sul palco malgrado avessi potuto inserire in scaletta la mia prorompente presenza in loco se  solo lo avessi voluto dato che il programma , guarda caso ,  lo facevo io.
Altro che esibizionista, caso mai "schiva" sarebbe il termine adatto , se proprio vogliamo trovarmi un difetto.   
Invece niente, pezzo di merda che sei. Non mi esibisco davanti a te.
 Io preferisco accucciarmi tra i fogli virtuali di un blog  oscuro e duro che si nasconde  dietro l’angolo  e che non si trova e non si legge se non lo  si va a cercare maniacalmente  come fanno i miei appassionati lettori ed anche quelli stronzi come te che  invece di stare al banchetto a cercare di cavar qualcosa di produttivo, “ ravanano”  con le loro dita avvizzite e smagrite tra i tasti del computer  “residuato bellico”   per trovare invece gli  annieroici che ti  hanno già  abbandonato da un bel po’.

Dice: "scrive nel suo blog durante le ore di ufficio". 
Ma vieni a dirmelo di persona , piccolo e curvo essere dalla bava lebbrosa !  se riesci a trovare il coraggio innanzitutto di presentarti “ buongiorno sono il tal dei tali e penso spesso cosa fa durante le ore di ufficio”.

Ed  ora , rampicante scorpione senza più cosa dritta, ora immaginati invece quando effettivamente scrivo nel mio blog che tanto ti preme e ti spreme ( immagino)
 scrivo Di notte.
Sappilo.
Scrivo la  notte dopo aver fatto l’amore . Senti un po’.
E  senza neppure andare a farmi il bidè… . 
Questo particolare  dovrebbe farti ancora più effetto che immaginarmi seduta alla algida scrivania di un ufficio che brilla solo per la mia presenza.

Terza illazione: Sono un' opportunista. Sono un' opportunista, testuali parole : “perché sto con la Lega.”
Scemo: non sto con la Lega.
Ma precisamente : non stavo con il PD . Non ho mai dato segni di stare con il PD. Benchè ho un  affetto materno per il PD.  Pover  Fanciot.
Non ho mai preso la tessera Lega nord.
Ma  apprezzo qualche suo militante. E te lo dico senza che tu debba aver nessun motivo per saperlo. Tu non sai nulla di me e parli di me. Sei malato.
Dovrei dirti di  prestare questo tuo occhio malato e melenso  alla tua famiglia che  pare, da voci di corridoio, che abbia proprio bisogno di attenzione oltre che di “sghei” che elargisci per puro senso colpa. E sai, brutto ceffo, cosa significa  “ essere opportunista”? Agire per cercare dei profitti personali , cioè quello che magari facevi tu , comunista arricchito e frodatore del fisco, evasore a tempo pieno  , tu ; che magari giravi con i gioielli senza fattura. Fai parte, presumo , del modo d'essere di una vecchia nomenclatura orafa che era convinta di poter raggirare tutti e guadagnare un mucchio di soldi alla faccia della nazione intera , quelli che lavoravano sempre in competizione con gli altri,   quelli che rubavano  modelli accusando gli altri di farlo e che hanno portato l ' artigianato orafo a questo sfacelo, perchè non avete voluto collaborare, confrontarvi, associarvi  e vivere con un po' di umiltà e di umanità.  E soprattutto avete vissuto con la presunzione che la pista dell'oro sarebbe stata per sempre e solo a vostra disposizione. Non avete pianificato un minimo di politica a tutela e a promozione del lavoro convinti di essere immortali super eroi. 

Invece le mie esternazioni, guarda un po’ , sono dettate solo dal senso di  attaccamento, di giustizia  e di amore che sento per la mia città anche se un abitante del cazzo come te mi toglie qualche pezzettino di spinta emotiva e mi fa venire voglia di emigrare in una regione dove gli idioti siano banditi. 
Ed last but non least: “Mio marito fa tutto quello che voglio.”
E lo racconti come fosse un difetto.
Mica sono tutti lì a batter figa senza pensare alla moglie   come probabilmente vantavi nei tuoi anni di contrabbandiere millantato e millantante.
Forse ti da fastidio che , sebbene non salga sui palchi della città. Sebbene non guadagni che pochi soldini  e sia attaccata e vilipesa ,  mantenga, ugualmente  una posizione rispettabile di persona onesta e affidabile  che non la da via né a pagamento e neppure per il gusto di farlo , che non mi prostro e non mi posto   davanti ai potenti ed agli arricchiti e soprattutto che benchè tu mi conosca  e insegui la mia immagine tu per me sei come non fossi mai esistito al mondo e di fatti, via diciamolo, in fondo è così. 
Sei un nulla con la macchina blu.  Invisibile ed inservibile. 
Ora che ti ho fanculato ti sto già dimenticando.

sabato 24 novembre 2012

UN TEMPO CHE NON C'E' PIU'





Settimana di lutti, di tristezza sorda e pesante. 
 Un mio collega è morto.
 Da solo. 
Nella sua casa, un posto dove passava pochissimo tempo. Tra tutto il tempo dedicato alle cose che più gli piacevano, il caso ha voluto incontrarlo in solitudine , nel luogo che forse meno lo rappresentava. 
In questi giorni, come è di circostanza, si è parlato tanto del mio collega, per lo più delle sue competenze professionali e della sua disponibilità a rispondere alle richieste dell'utenza sia che fosse composta da colleghi sia che fosse composta da cittadini ed associazioni. 
Ma questo, voglio dirlo, non mi conforta.
Il lavoro va fatto bene e "farlo bene" non è una prerogativa , ma un dovere. 
Tutti  dovremmo lavorare con professionalità e competenza e non mi piace che sia questo un motivo per  ricordare ed apprezzare una persona che ci è stata accanto.

 Fabrizio era bravo e disponibile  nel suo lavoro , ma non sono certo queste le caratteristiche che lo distinguevano dagli altri colleghi. Quello che più ha reso  unico Fabrizio è stata la sua semplicità. Fabrizio era un uomo semplice , radicato uniformemente nella sua amata città, Valenza, la viveva totalmente con una naturalezza ed una generosità nel concedersi ad essa che non ho riscontrato in nessuno altro. 


Fabrizio era un uomo semplice , di quella semplicità priva di logoranti " perchè" , lontana dall'eroica aspirazione di emergere presente spesso negli individui che si incontrano nei luoghi di lavoro.  Era un uomo del paese e come tale forse apparteneva soprattutto al paese. Spesso mi capitava di incontrarlo passeggiare per le vie da solo , quasi a volersi identificare con la città  tutta e non  con qualche legame  in particolare. 


E amava il suo lavoro in modo viscerale. 
Ma questo suo lavoro , alla fine , cosa gli ha dato?  
Negli enti pubblici , che tu sia bravo o meno non diventa determinante. Hai la tua qualifica  permanente e, a meno che tu non abbia qualche santo particolare, con quella procedi la tua carriera vita natural durante. 
Il riconoscimento si risolve in una pacca sulla spalla quando va bene e quando va male in un trasferimento repentino a mansioni  del tutto diverse da quelle di cui sei stato competente.
Oh, non badate alle mie chiacchiere da blog trascurato e offeso!
Sono ferita, amareggiata sconvolta, sofferente.  
Per Fabrizio, certamente , ma anche per me e per noi, così vulnerabili e deboli, così ambiziosi ed inutili esseri che in fondo rimaniamo.  
Avrei voglia di non essere più nè competente nè disponibile , avrei voglia di non essere ricordata e neppure di avere pacche sulle spalle. 
Io vi dico di lasciar perdere l'efficienza e l'apparente funzionalità dei gesti quotidiani e di andare oltre di andare fuori, di abbandonare le immagini a cui ci relegano per comodità e pigrizia .  
Ma non so , poi, non so davvero, dove volgere lo sguardo e se alla fine ogni cosa non sarà che un tempo  che non esiste più e basta. 

venerdì 23 novembre 2012

CIAO BRUNELLA

Oggi c'era il sole. 
Era una bella giornata, calda; così calda che ho tolto i giubbotti ai ragazzi, Emilia voleva persino togliere il maglione. 
Mi fa piacere ricordare che Brunella se ne sia andata in una giornata così bella.  
Non avevo un grande feeling con lei...certo non come ce l'ho con Giulia; però era sempre una delle mia ragazze...un pezzetto di me e delle mia notti che ora non c'è più.
Stanotte sono entrata, volevo vedere Miriam e consolarla, ma ho visto il letto VUOTO, non ce l'ho fatta. Ho fatto una carezza a Miriam e sono scappata; Miche l'ha detto "quel letto non è libero è VUOTO", VUOTO: una parola così significativa che quasi mi fa paura pensarla, eppure è quella che descrive meglio questo giorno. Per tutti: per noi operatori, reperibili e servizio civile, per i ragazzi che oggi hanno sepolto un pezzetto delle loro pochissime certezze, per Miriam che ha perso più di una sorella, ha perso il suo mondo, per chi ha lavorato per Brunella e mai (o quasi mai) con lei, per i volontari, per chi guarda le nostre foto. Persino il mio gatto sente che oggi è un giorno strano.
La cerimonia funebre (così la chiamano gli Ebrei) è durata poco, appena arrivati al cimitero flaminio abbiamo fatto scendere tutti i ragazzi e portati di fronte all'edificio con le carrozzine p a piedi, piano piano. Abbiamo aspettato un bel pò. Poi hanno portato i berretti per i maschi e ci hanno spiegato come funziona. Poi è arrivata lei dentro la bara. Siamo entrati tutti dentro, maschi da un lato, femmine dall'altro...incredibile Giulia non ha emesso un suono ed è stata  immobile tutto il tempo, in genere urla come una pazza chiede le foto e il caffè; anche Cinzia non si è mossa quasi in genere per farla stare seduta 15 minuti  bisogna tenercela sulla sedia, oggi si è alzata solo una volta. Appena usciti il carro parte verso il lembo di terra che le hanno destinato, Cinzia subito parte dietro al carro e anche noi, tenendoci abbracciati e per mano. 
Ognuno un pugno di terra, e via.

Per fortuna abbiamo pranzato tutti insieme. 
Un panino un pò in salone un pò in cortile, tanto fuori fa caldo al sole si sta bene.
 STare insieme ci fa bene: con la nostra quotidianità il nostro ridere...occuparci dei ragazzi scherzare con loro e tra noi, farci da mangiare, stiamo bene.
Tra poco svuoteremo la stanza, vicino a Miriam non dormirà più sua sorella, ma un'altra ragazza...chissà chi....chissà come sarà occupare quel letto vuoto e riempirlo con una nuova persona da amare. 
Per ora dobbiamo solo guarda avanti, perchè se un letto è vuoto altri 11 sono pieni...

sabato 17 novembre 2012

LO STUPIDO ED IL POTERE




Non è difficile comprendere come il potere politico o economico o burocratico accresca il potenziale nocivo di una persona stupida. Ma dobbiamo ancora spiegare e capire cosa essenzialmente rende pericolosa una persona stupida; in altre parole in cosa consiste il potere della stupidità.
Essenzialmente gli stupidi sono pericolosi e funesti perché le persone ragionevoli trovano difficile immaginare e capire un comportamento stupido.
Una persona intelligente può capire la logica di un bandito. Le azioni del bandito seguono un modello di razionalità: razionalità perversa, se si vuole, ma sempre razionalità. Il bandito vuole un «più» sul suo conto. Dato che non è abbastanza intelligente per escogitare metodi con cui ottenere un «più» per sé procurando allo stesso tempo un «più» anche ad altri, egli otterrà il suo «più» causando un «meno» al suo prossimo. Tutto ciò non è giusto, ma è razionale e se si è razionali lo si può prevedere. Si possono insomma prevedere le azioni di un bandito, le sue sporche manovre e le sue deplorevoli aspirazioni e spesso si possono approntare le difese opportune.
Con una persona stupida tutto ciò è assolutamente impossibile. Una creatura stupida vi perseguiterà senza ragione, senza un piano preciso, nei tempi e nei luoghi più improbabili e più impensabili. Non vi è alcun modo razionale per prevedere se, quando, come e perché, una creatura stupida porterà avanti il suo attacco. Di fronte ad un individuo stupido, si è completamente alla sua mercé.
Poiché le azioni di una persona stupida non sono conformi alle regole della razionalità, ne consegue che:

a)  generalmente si viene colti di sorpresa dall'attacco;
b)  anche quando si acquista consapevolezza dell'attacco, non si riesce ad organizzare una difesa razionale, perché l'attacco, in se stesso, è sprovvisto di una qualsiasi struttura razionale.

Il fatto che l'attività ed i movimenti di una creatura stupida siano assolutamente erratici ed irrazionali, non solo rende la difesa problematica, ma rende anche estremamente difficile qualunque contrattacco - come cercare
di sparare ad un oggetto capace dei più improbabili ed inimmaginabili movimenti. 
Questo è ciò che Dickens e Schiller avevano in mente quando l'uno affermò che «con la stupidità e la buona digestione l'uomo può affrontare molte cose» e l'altro che «contro la stupidità gli stessi Dei combattono invano».
Occorre tener conto anche di un'altra circostanza. La persona intelligente sa di essere intelligente. Il bandito è cosciente di essere un bandito. Lo sprovveduto è penosamente pervaso dal senso della propria sprovvedutezza. Al contrario di tutti questi personaggi, lo stupido non sa di essere stupido.
 Ciò contribuisce potentemente a dare maggior forza, incidenza ed efficacia alla sua azione devastatrice. Lo stupido non è inibito da quel sentimento che gli anglosassoni chiamano self-consciousness. Col sorriso sulle labbra, come se compisse la cosa più naturale del mondo lo stupido comparirà improvvisamente a scatafasciare i tuoi piani, distruggere la tua pace, complicarti la vita ed il lavoro, farti perdere denaro, tempo, buonumore, appetito, produttività - e tutto questo senza rimorso, e senza ragione. Stupidamente, insomma. Povero. Ma povero anche te . E povero anche il cavallo.ah bè, si bè.

giovedì 8 novembre 2012

SEI STUPIDO? ALLORA NON LO SAI .







 La necessità di scrivere su questo argomento spinoso me l'ha data questa frase rivelatrice.: 

                       " Bisogna sentirsi stupidi per esserlo un po' di meno "        
                                                                      Roland Barthes .

In poche parole questo significa che ,  disquisendo su certi aspetti non proprio nobili del nostro essere,  magari potremo scoprirci un po'  stupidi e sarà l'inizio di una  nuova consapevolezza che ci farà  crescere. Mentre per le stesse ragioni coloro che si credono immuni da questi richiami saranno probabilmente i più stupidi. 
Il testo che seguirà, voglio dirvelo sinceramente , non è frutto della mia mente luminosa  ( e questo lo voglio precisare sia per non  prendermi meriti che non ho, sia per avvisare coloro che  rispecchiandosi nei profili descritti, invece di cavarne una lezione,  pensano di lanciare strali nella mia direzioni).

Dico: no, belli    non si parla di voi, ma in fondo sì , se vi pare.                               
   
 IL VADEMECUM DELLA STUPIDITA' UMANA: 
                                                          
 CAPITOLO 1 




Da Darwin sappiamo di condividere la nostra origine con le altre specie del regno animale e tutte le specie, si sa, dal vermiciattolo all'elefante, devono sopportare la loro dose quotidiana di tribolazioni, timori, frustrazioni, pene e avversità. Gli esseri umani, tuttavia, hanno il privilegio di doversi sobbarcare un peso aggiuntivo, una dose extra di tribolazioni quotidiane, causate da un gruppo di persone che appartengono allo stesso genere umano.
Questo gruppo è molto più potente della Mafia o del Complesso industriale-militare o dell'Internazionale comunista. E' un gruppo non organizzato, non facente parte di alcun ordinamento, che non ha capo, né presidente, né statuto, ma che riesce tuttavia ad operare in perfetta sintonia come se fosse guidato da una mano invisibile, in modo tale che le attività di ciascun membro contribuiscono potentemente a rafforzare ed amplificare l'efficacia dell'attività di tutti gli altri membri. La natura, il carattere ed il comportamento dei membri di questo gruppo sono l'argomento delle pagine che seguono.

Occorre sottolineare a questo punto che questo saggio non è né frutto di cinismo né una esercitazione di disfattismo sociale - non più di quanto lo sia un libro di microbiologia. 
e' necessario perciò conoscere e quindi possibilmente neutralizzare una delle più potenti e oscure forze che impediscono la crescita del benessere e della felicità umana.

 la prima cosa che dobbiamo assolutamente prendere in considerazione è che: 

Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione 
.
A prima vista l'affermazione può sembrare triviale oppure ovvia oppure ingenerosa oppure tutte queste tre cose insieme. Tuttavia un più attento esame rivela in pieno la sua realistica veridicità. Si consideri quanto segue.



 IMPORTANTE: giorno dopo giorno, con un'incessante monotonia, si è intralciati e ostacolati nella propria attività da individui pervicacemente stupidi, che compaiono improvvisamente ed inaspettatamente nei luoghi e nei momenti meno opportuni.

 E PER OGGI  BASTA COSI' ...........

martedì 6 novembre 2012

BELLA BRAVA BALLA BLOG

IL BALLO DEL GUERRIERO DOPO LA VITTORIA








LA PAZIENZA è AMARA

 MA IL SUO FRUTTO è DOLCE ...

JEAN JACQUES ROUSSEAU

PERVERSIONE DA TALK SHOW




Ormai la cosa è tacita:  siamo in crisi.
 Parafrasando il caro Guzzanti : c'è grossa crisi. 
Le soluzioni messe in atto dai faccendieri  bancari  che ci governano non sembrerebbero essere funzionali.   Non sono funzionali almeno per la povera gente che abita le città, probabilmente per quelli  invisibili dei palazzi di vetro  credo  siano una panacea. 
Noi, invece,  stiamo male. Molto male. 
Inutile non darlo a vedere. stiamo soffrendo. Cerchiamo di risparmiare. Di  lavorare. Di cercarlo,  il lavoro. 
Ma anche chi  lavora  si deve barcamenare in un ambiente ostile, straniero e guerriero.  
Ma i talk show cosa c'entrano?
C'entrano. 
Perchè quando accendo la tivvù e mi ritrovo davanti un Floris o un Vespa  sempre  pronti a propinarci lo stesso tipo di dinamica salottiera e ciarliera come se non  stesse succedendo niente di terribile, ebbene  , mi innervosisco. 
Per questo, chiarisco subito, la Salsi ha fatto male ad andarci. 
Non solo non era necessario. Ma sta diventando insultante. 
Ma non è più il caso di stare a perdere tempo tra le poltrone  scenografiche del conduttore di turno a filosofeggiare sul mercato e sulle  opinioni relative alla vita. 
La Salsi doveva lavorare al progetto  politico legato alla Regione di cui si sta occupando . Doveva creare una rete di relazioni all'interno del movimento. 
E già credo che faccia fatica a farlo. Non pare che riesca a fare squadra neppure con i due che lavorano con lei. 
 I talk show sono pilotati, organizzati nei minimi particolari.
 Dalle inquadrature alle pause ed alle interruzioni. Non sempre ci si fa caso perchè la sera la gente è stanca ed ha altri cazzi per la testa: i figli che urlano, che non tornano, che chiedono soldi, il lavoro che non va , il dirigente incompetente e quant'altro. Non sto a dirvi i cazzi miei  che potete immaginare.
Ma una volta, durante una di queste in fondo confortevoli e confortanti trasmissioni ,  me ne sono accorta. 
Erano i primi tempi  in cui si iniziava a parlava di esodati. 
Io conoscevo bene il problema perchè un mio amico / fratello era  rimasto impigliato nella rete di questi pre / pensionamenti. 
Ma allora  non era un argomento che tirava. Pensavano fossero quattro gatti e quando le ingiustizie sono di pochi per i salotti non sono considerati  argomenti interessanti  di conversazione. 

A ballarò improvvisamente un tipo prova a fare una domanda sugli esodati. Subito Floris stoppa la  cosa proponendo un bel video. Al ritorno in sala il discorso non viene più  ripreso. Misteri dello schermo. 
Da allora sono stata molto attenta a questi improvvisi cambi di rotta. Tutto stabilito  e studiato nei dettagli:  cosa l'italiano medio è in grado di poter  sapere e cosa è meglio non conosca affatto. 
Siamo in guerra. Le famiglie distrutte, affamate, umiliate.  I giovani senza speranze  di una vita autonoma.
Non  dobbiamo più  tollerare di  essere canzonati da questi talk show di regime. Chi  asseconda questa commedia perde solo tempo, quando deve invece impegnarsi ad amministrare. 
Anche se  poi, và,  diciamola tutta, , un orgasmo non si nega a nessuno. 
Ma che sia chiaro che si tratta solo di questo. 
Una bella masturbazione di gruppo. wow.wow e wow.

lunedì 5 novembre 2012

QUALE POTERE? QUALE UOMO?







C'è  chi pensa che il potere corrompe l'uomo. Io su questo non sono tanto d'accordo.
Credo che il potere accentua i vizi dell'essere umano e li amplifica a dismisura.
Fa pensare di poter cogliere occasioni inaspettate e molte volte inopportune a chi, fino ad allora, non conosceva bene sé stesso, rivelando oscuri lati del proprio carattere.
Ma poi il potere cosa è?

Ho avuto modo di essere rappresentante sindacale per qualche tempo.
Bene: io consideravo quella posizione una posizione di responsabilità , una posizione gravosa, inquietante. Ma molti la giudicavano una posizione attraverso la quale poter  conquistare dei vantaggi e hanno fatto a gomitate per avere quel posto, convinti che avrebbero potuto guadagnarci  qualcosa 
Non ho avuto nessuna difficoltà a farmi da parte.
Per chi considera i ruoli al servizio del cittadino come se fossero davvero al servizio del cittadino, l’avvicinamento a tale impegno non può avvenire se non con inquietudine, rispetto verso il compito che si va a svolgere, timore di non essere capace.
 Il potere deve essere inteso come una possibilità maggiore di azione , ma l'azione   non può che essere  rivolta agli altri e non a se'. 

Abitiamo in un paese piccolo, la nostra gente ci cammina accanto; non riesco a pensare  che qualcuno possa ritenersi davvero su un livello diverso da chi condivide con te le strade e l'aria che si respira.

Eppure capita. Capita che chi acquisisce un ruolo pubblico , anziché considerarlo un modo per essere al servizio del prossimo (e non dico prossimo a caso perché si tratta proprio del tuo vicino di casa, del pensionato che incontri al bar) lo consideri un'occasione per detenere un potere e farsi gli affari suoi.

Se credi che il potere sia una sorta di trampolino di lancio per ottenere dei privilegi allora il potere da alla testa e l'ingordigia prende sempre il sopravvento.

Ma chi ragiona in questo modo, attenzione, è un ingenuo .

Magari, come si suol dire, riuscirà ad ingannare per qualche tempo, magari riuscirà a calpestare i diritti di qualcuno meno malizioso di lui, ma alla fine la sua avidità e la sua arroganza verranno a galla e la discesa sarà tanto rapida quanto rovinosa.


Il potere , se esiste, dovrebbe essere inteso come una sorta di fardello da portare sulle spalle che permette  di operare per il bene degli altri.  

il potere deve essere inteso come un defibrillatore che  da la vita e non la sottrae,  deve essere inteso come una sorta di un impulso   che muove  le genti  e non un caterpillar sulla città.

Sembra un'eresia vero?

Questo dipende da quali sono le nostre priorità. 
Ebbene io credo che la priorità di un essere umano debba essere quella di perfezionarsi e svelare la propria anima nell'esistenza che ci è consegnata quale dono miracoloso.
La priorità per l'essere umano deve essere ispirare rispetto, fiducia , senso di appartenenza al genere umano.  Il potere si manifesta nel  restituire  la forza e la vitalità che ci è  stata concessa per permettere l'evoluzione dell'umanità e delle sue prerogative migliori.
Quali  imbrogli  e speculazioni di successo potranno ripagare la perdita della stima e del rispetto della propria gente?

martedì 30 ottobre 2012

NON SONO TRANQUILLA E BRAVA

Qualsiasi cosa tu faccia sarà insignificante, ma è molto 

importante che tu la faccia. ( Gandhi)








 Come faccio a stare ferma? non posso. 
Ho la mia voce da seguire  e  sento che si potrebbe  allontanare  se non la ascolto attentamente .

 Ho la mia voce da seguire.  

Non posso farmi distrarre dalle esortazioni che giungono dal mondo.

 il mondo mi è estraneo. 

Non sono miei gli eventi, non sono miei i ricordi. Non sono le mie aspirazioni quelle che lo guidano.

Il mondo entra nella mia vita come un ospite sgradito. 

Si intrufola con i suoi riti malsani, con le sue richieste
                  
       pedanti e seduttive. 


Mi parla di  obiettivi mondani, di successi carnali quanto  

EFFIMERI.


 Non voglio farmi prendere.  Ho un disegno da completare , ho un puzzle da costruire. 
Non è quella la natura che ci preme. 

Dobbiamo ascoltare il segreto dei battiti del nostro cuore e non si tratterà di vincere o di guadagnare soldi. 

Non si tratterà di applausi o vittorie. 
Poveri,  coloro che cambieranno il sentiero per un consenso  rumoroso
C'è una trama da scoprire che si poserà solo su di me e forgerà le mia membra senza  errore.
 Non sono io che mi  muovo , ma la spinta che mi crea e mi comanda .

 Noi siamo creature di un racconto  che non ci appartiene . Possiamo solo godere la sua armonia e cederle totalmente.

C' è un mosaico che si svela : la nostra esistenza.



sabato 20 ottobre 2012

NOI ORA SIAMO LIBERI





Lei aveva parlato. 
E tanto.
Lei aveva aperto e chiuso cartelle dal piccì. 
Aveva caricato file e tolto chiavette. 
Non aveva pensato che alle cose da fare con una  tale meticolosità  da contabile da non aver potuto lasciare posto alla riflessione, alla contrazione. Al silenzio .  
Ma poi successe:  all'improvviso Il fantasma venne.  
Lei non lo  aveva chiamato eppure  questi  era affiorato dalla luce bianca della giornata, tra le persiane  ombrose ed assolate di quel pomeriggio  autunnale.
  Era nuovo, come  se mai fosse  esistito prima,  eppure aveva gli stessi occhi di fuoco che l'avevano guidata  fino a lì. 
  Lei rise e capì perchè scriveva.

Un nuovo ordine trascendeva  i suoi gesti ed i suoi desideri.
 Un ordine che non si adattava al mondo ma con esso Si confrontava e da esso traeva l'ardore. 
Già in altre occasioni lei  aveva  intrapreso il viaggio ed aveva voluto  appropriarsi  voracemente di quella pienezza magica che l'aveva raggiunta.
Ora no.
 Non ne aveva bisogno . Il suo desiderio si era fatto trasparente, e avvolgeva le cose  senza toccarle. Non avrebbe avuto, ormai lo sapeva,  la frenesia di un tempo. Non avrebbe avuto la stessa ostinazione a soddisfarlo.
 Poteva rimanere distante  e sentire ugualmente  il fremito dei gesti e il battito del suo cuore. 
Era diversa, libera dalla paura di non poter avere, di non poter raggiungere, di non poter abbandonare. 
 Di restare. 
Il ricordo le rimandava epiloghi dolorosi,  ma era un altra storia.  Era grata al desiderio d'essere affiorato d'improvviso e senza alcuna ragione  di rivalsa  e di gloria.  

perchè gli  esseri umani devono essere liberi  

mercoledì 17 ottobre 2012

DIARIO DI BORDO










Lei aveva paura,


lo si leggeva in volto, negli appunti, nel suo diario di bordo,  era molto simile ad una nave incapace di attraccare, di fermarsi, di assestare la sua indomita marcia nel procelloso oceano del sentimento.

Sì, la paura la rendeva molto simile ad un gatto: si nascondeva, tendeva agguati, affilava le unghie, gonfiava il petto  ma era incapace di offendere.
 La sua specialità era difendersi: ergeva torri invisibili ma facilmente sormontabili da chi era abile a decifrare il suo segreto, quell’àncora che la rendeva unica: l’amara dolcezza del suo interloquire.



Era capace di scrivere le più entusiasmanti note – che sempre erano la traccia del suo misterioso vissuto – ma quando osava parlare si difendeva, si nascondeva, si celava dietro quella sua voce sottile e chiara che destava – in chi aveva l’ebbrezza di ascoltarla –  una inquietudine misteriosa.





Lei era come sospesa tra desiderio e repulsione: ogni cosa aveva in se'  il movente  per attrarre  ed il gesto che l'avrebbe  allontanata. Per sempre. 

Eppure  i suoi sensi erano la locomotiva del pensiero, lasciava spaziare in ogni dove ogni traccia di lui per averne percezione, per,  e qui usava un’espressione a lei molto familiare, averlo addosso.
Dove quell’averlo stava per custodirlo, preservarlo e possederlo. Il senso del possesso era il solo modo per fugare ogni dubbio, ogni tentennamento, ogni possibilità di rinuncia.
Aveva deciso, sì, aveva tagliato dalle fondamenta del suo pensiero ogni eventuale differimento.
E la paura iniziale – perché l’accompagnava in ogni decisione anche se lei era in grado di dissimularla meglio di un attore – ben presto lasciava il posto alla scrittura di quel romanzo che aveva iniziato a pubblicare a puntate nel suo segreto spazio planetario.
Cercava non il finale, ma il testimone, per dare al suo infinito racconto un’impronta, un’immagine che fosse la cifra di sé e del suo impeto che ondeggiava.