domenica 11 dicembre 2011

SE NON ORA QUANDO?SE NON LE DONNE CHI?

SE NON ORA QUANDO? SE NON LE DONNE CHI?
SE NON LE DONNE CHI? Con questo slogan si è aperta oggi la manifestazione di SE NON ORA QUANDO? Cosa chiediamo? Quello che si è sempre chiesto sin dalla metà del 1800, quando sono iniziate le prime dimostrazioni femministe, quello che si è continuato negli anni successivi e negli '60-70: che la donna sia riconosciuta in quanto essere umano, in quanto persona fisica, in quanto donna. Chiediamo che sia capovolto il modo di vivere e vedere la donna.
Sembra una stronzata, invece non lo è: affrontiamo questo problema ogni giorno. Basta accendere la televisione, guardare una fiction, un film , una pubblicità, un cartone. Guardate...che vedete? Vedete per caso donne non troppo alte con i capelli arrufati, il trucco sfatto, in tuta o in pigiama con un neonato in braccio, un bambino per mano e la borsa del computer carica di fogli e fotocopie da studiare? Vedete la casalinga cicciotta con i bigodini che lotta con il marito e il figlio x avere una mano ad apparecchiare la tavola? Vedete un'operaa? Una segretaria? Una studentessa o che altro? Oppure vedete bellissime ragazze con trucco sempre perfetto anche dopo aver affrontato un travaglio di 4 ore, altissime magrissime, bellissime, di una bellezza e magrezza innaturale? Appunto, vedete quest'ultimo esempio: non è solo una trovata pubblicitaria. La donna non viene immaginata se non in rari e lungimiranti casi nella sua essenza di madre, di donna in carriera, di studentessa: la donna è solo e semplicemente CORPO e quale corpo? Un corpo libero, libero di mangiare, coprirsi e ornarsi come vuole, libero di darsi a chi vuole e come vuole e quando vuole?
Da molto tempo frequento un centro anti-violenza gestito da un'associazione che fa di nome DIFFERENZA DONNA (donne che lavorano per le donne) nata alla fine degli anni 80 sulla scia dei movimenti femministi che diedero luce all'aborto e al divorzio, tra qualche mese diventerò operatrice anche io. Per fare ciò sto studiando molto, moltissimo, nei libri che leggo ci sono testimonianze di tantissime donne, di tutte le tipologie, parlano di prostituzione, di violenza, di botte, di stupri, parlano di storie terribili, di sofferenza. Nella loro diversità tutte hanno qualcosa in comune: L'ESSERE STATA OGGETTO, ogni donna, e sottolineo tutte le donne. Nessuna era libera di dire, di esprimere, di piangere, ridere, nessuna era libera di volere. Nessuna di noi in realtà lo è. Dalle storie che ho letto è uscita questa grande e terribile verità: ogni donna può essere a rischio di QUALSIASI tipo di violenza da parte dell'uomo, per il solo fatto di essere una donna. La donna non viene considerata pari all'uomo, non vene considerata soggetto, la donna NON è una persona. Esistono regole, schemi, taciti, impliciti a cui noi dobbiamo sottometterci: il classico binario o moglie o puttana. La donna non è se non nel suo "habitat naturale", cioè, la casa la famiglia; non appena una donna esce da questo schema diventa o puttana o lesbica; nel caso in cui davvero sia omosessuale è costretta a patire le peggiori sofferenze: la donna lesbica è perversa per antonomasia, è un'erbaccia da estirpare, ma solo una volta che ha agito la sua omosessualità per dare piacere all'uomo che si bea e si eccita a vederla fare l'amore con un'altra donna, dopo di chè...BASTA! Torna ad essere una donna "normale"...lo sapevate che in Sud Africa esste una pratica che si chiama CORREPTIVE RAPE (stupro correttivo), è molto semplice, l'uomo, il maschio virile e forte violenta ripetutamente la donna che si dichiara omosessuale e al termine dell'atto la porta a casa sua x donarle degli "abiti più consoni alla tua nuova condizione", in gergo si chiama violenza buona: la donna deve subire violenza per il solo fatto di essere lesbica, durante lo stupro assaporerà le gioie dell'eterosessualità rientrerà nel binario della donna normale: moglie madre, appunto. Le donne sono così costrette ad appellarsi alle leggi dei bianche che hanno oppresso il loro popolo, per essere tutelate ed ottenere giustizia. Questo non avviene solo nell'incivilissima Africa.
Nel civilissimo occidente siamo costretti a subire immagini di donnine rappresentate sotto un certo stereotipo: la figa stravolgente, in genere una nulla facente che sopravvive unicamente grazie alla sua bellezza (guai a pensare che fosse anche intelligente), la mamma e la moglie di età circa 20 anni (sempre!!!!), bellissima, simpaticissima, bionda e perfetta, rilegata in casa a fare il bucato al marito che il gira il mondo sulla jeep.
Con questo non voglio dire assolutamente DONNE ATTENTE GLI UOMINI TUTTI VOGLIONO ANNIENTARCI, assolutamente, ci sono uomini intelligenti che comprendono l'importanza di una vera parità dei sessi: alla manifestazione oggi c'erano un sacco di uomini.
Cosa chiediamo quindi? Che questo strazio finisca, che finalmente la donna "normale" sia la donna vera, quella che vedete allo specchio quando vi truccate, quella che fa la mamma, ha cresciuto due figli lavorando e tutt'ora lavora, la nonna che l'ha aiutata a crescerli. Vogliamo essere uguali agli uomini, non diventando maschiacci, ma restando donne, in rispetto alla NOSTRA FEMMINILITà. Vogliamo che nel nuovo governo il 50% sia composto da donne. Vogliamo che gli uomini vadano in congedo di patenità per aiutare la mamma con il bambino. Vogliamo che la donna debba più scegliere tra "sposa o troia". Voglia che sia rispettata la parità di sessi!

1 commento:

Antonella ha detto...

Le lotte intraprese negli anni 60 e 70 sembrerebbero quasi che non siano neppure sorte. Anzi, la situazione pare regredita a circa 400 anni fa. Forse qualche diritto a livello legale è stato ottenuto ( l'aspettativa per paternità , per esempio) ma è poca cosa in confronto con l'0immagine della donna che si sta formando da decenni. Negli anni 60 e 70 si puntava sulla sorellanza ed ora penso che sia l'unica strada da iontraprendere. Non possiamo aspettarci che qualcuno di altro per le donne possa battersi. e spesso è con la donna stessa che la dxonna si trova adover comnbattere è la donna stessa che vive in competizione che crede di poter meritare un posto od un ruolo solo in base alla sua avvenenza. Sta alla donna cambiare questa idea che spesso ha di se stessa. Insomma solidarietà , sorellanza, una idea di se stesse positiva.