giovedì 29 dicembre 2011

IL DOLORE E' UN INCARNATO ROSA




"L'altro", si sa, ci abita intimamente.
 In tutti noi c'è più o meno consapevolmente una follia sopita, una coscienza del "non senso"  che siamo ed, ancora di più,  un dolore, o meglio, un affanno misterioso che quotidianamente ricacciamo nell'abisso da cui siamo giunti e sicuramente torneremo. L'altro, allora, diviene tutto questo: diventa la  minaccia di una disperazione  IMMINENTE  che può  sorgere all'improvviso quale fuoco mortale di un vulcano dormiente.  "L'altro" è la parte lacerata di noi  trasformata in una cicatrice all'apparenza  insensibile . Eppure sappiamo che potrebbe bastare poco per farla ancora sanguinare e, così, per  sconvolgere definitivamente  la nostra vita attraverso  il fascino distruttivo dello sconforto. 
 Sembra, l'esistenza, un costante armeggiare tra la distanza che separa la serenità, quale ragione d'essere,    dal dolore , che stronca ogni respiro.  Così che, se per distrazione poniamo un piede in fallo, ecco che il dolore ci agguanta e ci trascina tra i suoi antri tenebrosi e crudeli. Ed anche se, a volte la strada pare ammorbidita e lieve, si scorge ugualmente, in lontananza, la voce profonda e seduttiva  della follia, quale stagione inevitabile.

Ieri ho incontrato " l'altro."  Aveva le sembianze di una donna . Era entrata, come tutte,  nel locale dove si attendeva per farsi acconciare i capelli. 
Era entrata come tutte, ma subito per me , fu diversa.. Diverso il passo leggero, il modo in cui si tolse la pelliccia, diverso  il suo look  bianco, casual e giovane.  Aveva lunghi capelli nerissimi, il viso rosato e le labbra  rosse scarlatto. Non mi ingannò neppure un attimo: dietro le parvenze di donna sicura e determinata traspariva forte e tangibile la sua disperazione. Ci guardammo per un istante e le sorrisi  intenzionalmente.  Quindi distolsi lo  sguardo: la buona creanza vuole che non ci si soffermi troppo su una sconosciuta e così feci. 
Ma lei, che era diversa, mi disse: " Come è bella, lei 
Anch'io, allora,  mi liberai, subito,  dei modi formali  e replicai : " Lo stesso  avrei detto di lei. L'ho guardata . Appena entrata ho notato lo stile" 
Davvero? " La sua domanda mi piacque molto. In pochi istanti andammo sul personale. Non stava bene, mi disse, soffriva di depressione. E io le raccontai della mia adolescenza. Di mio padre. 
Finimmo per parlare di capelli.
 Io, così , decisi di  tingermi i capelli  di nero  e lei chiese di farsi bionda.
 La  coiffeur a lei  non  lo permise.



Quando ci lasciammo, lei venne da me e ci stringemmo la mano. Basta. Non successe altro.  Ma sentivo d'avere incontrato il mio dolore incarnato nello sguardo di lei  e d'averlo trattenuto un po'  tra le mie  mani. 

martedì 27 dicembre 2011

GLI ANNI EROICI


 Pensiamoci un attimo.   Ci sarà una qualche ragione PER IL FATTO  che siamo al mondo in un arco di vita circoscritto e definito in maniera così  inamovibile. Vi vedete da vecchi ? Anni ed anni a consumare la Terra  delle sostanze nutritive e mezzi per riscaldarci e coprirci per poi  trovarci in un corpo rinsecchito ed inerte. Questo è l'epilogo.
Vi vedete anziani, stanchi, confusi, deboli e malaticci.  Le ossa doloranti, l'energia esaurita e dimenticata negli anni addietro tanto da non averne memoria e  costretti  a portare  un  fardello nel cuore che vi impedisce di godere del  calore intorno ormai ridotto a mero  simbolo di  anni eroici che vi hanno abbandonato. 
Oh, Già mi vedo. Logorata dalle rivendicazioni, rosa dall'invidia per una vitalità che il mio corpo non mi riconosce.  Guardate il viso di un uomo anziano e confrontatelo con l'espressione che andava mostrando in passato. Non è solo una questione di pelle levigata e di forza muscolare. E' una questione di  possedere la speranza, lo sguardo acceso, la direzione di un orizzonte sconosciuto, ma fraterno e domabile.
 Invece  alla fine non rimangono che i resti disordinati  di un pasto consumato. I vecchi recriminano ( eh guardate il povero Enzo) ti scassano le palle  imponendo a tutti  il racconto di azioni ormai  risolte,  inopportune, imbarazzanti  perchè lontane dall'istante che rimane il valore unico dell'esistenza. ( confrontate le immagini del giovane e vecchio Giorgio Bocca o Silvio Berlusconi: lo sguardo indifeso e terrorizzato impressiona  più di tutto )
Ma tranquilli. Abbiamo invece una possibilità di redenzione. Un motivo per non divenire usurai dell'universo, per non essere rapaci del tempo,  per non essere pesi inerti ed inutili a noi stessi.  L'esistenza umana ha una sua ragione grandiosa.
 Agli uomini è concessa la facoltà di indagare oltre se stessi entrando nel profondo di se' per individuare l'origine delle domande che hanno mosso la nostra giovinezza. Insomma il nostro percorso sarà un viaggio a ritroso verso l'alto, per trovare a ricongiungersi con quella parte ancestrale che ci ha spinto in questa  avventura mortale.  Restituiremo all'anima quel largo respiro  per cui è venuta al mondo. Insomma, preparatevi:  si comincia il viaggio verso Dio. Ho già pronto il mio zainetto.

venerdì 23 dicembre 2011

IL GUERRIERO DELLA LUCE E L'IGIENE PERSONALE



"Un guerriero della luce non rimanda le sue decisioni. Egli riflette a lungo prima di agire. Considera il proprio addestramento, la propria responsabilità…  Cerca di mantenere la serenità…, e analizza ogni mossa come se fosse la più importante. Tuttavia, nel momento in cui prende una decisione, il guerriero agisce: non ha più alcun dubbio su ciò che ha scelto non cambia rotta se le circostanze sono diverse da come le immaginava.
Se la decisione È giusta, vincerà il combattimento, anche se dovesse durare più del previsto."


 Ho riportato questo brano del " Manuale del guerriero della luce " perchè rappresenta  al meglio questo momento. ANZI, QUESTO GIORNO.
Ci sono, nella vita,  dei giorni di immobilità totale: in certi giorni  pare che non ci sia nulla che  possa  cambiare la situazione. la barca  dondola sull'acqua e il libeccio  attraversa appena con un soffio  impercettibile le  mie vele pesanti .  Ma poi,  ad  un certo punto,  tutto comincia a muoversi e la barca sfreccia  inesorabile tra le pieghe dell'acqua come volasse.  Questo è uno di quei momenti.
Da stamani: da  quando  sono corsa a lavorare come cancelliere , poi  ancora velocemente nel mio ufficio ordinario, infine a casa a cercare un idraulico e questa è stata davvero un'impresa: provate a cercare un idraulico un giorno prima delle feste natalizie: vi accorgerete cosa significa  attraversare il deserto:. La crisi  di lavoro ci sarà anche, ma probabilmente non ha toccato gli idraulici.
Alla fine trovo un vecchio amico dei miei venti anni: faceva l'idraulico. Mi dice che  verrà , ma sul tardi. Io ho terribilmente bisogno di lui: il  mio water è  intasato e tutti i pensieri più elevati vanno a benedirsi  quando c'è una cosa così indispensabile che si intasa.. Ok , dico , vieni appena puoi.
Intanto vado dall'avvocato per la famosa causa di mobbing. Concertiamo una strategia precisa ed io esco di lì che mi pare di camminare su cuscinetti di aria: sono piena di ardore: e non ditemi che l'amore ci eleva verso l'alto! E' soprattutto la  volontà ferrea contro le ingiustizie che ci da la potenza per volare in alto! Ho l'armatura inossidabile e lo sguardo di fuoco. Dovreste  provare assolutamente questa emozione: per farlo dovete prima però trovare un pezzo di merda che tenti di calpestarvi . Il resto viene subito dopo: ma credetemi : è più eccitante di una notte di sesso sfrenato. ma anche quella , diciamo, non la  disprezzerei completamente.  Corro a casa appena in tempo per accogliere il mio idraulico. Lui lavora di lena sopra il mio wc: lo smonta,  lo succhia , lo silicona manco fosse una diva del cinema e poi dice le fatidiche parole che da giorni anelavo sentire: "Ora il wc lo puoi usare". Lo avrei baciato. Invece l'ho pagato 70 € .
Alla fine, nell'intimità rassicurante del mio bagno, finalmente pacata e serena riesco  a pensare ai miei reali bisogni. Ed a soddisfarli pienamente.
Non vi dico la gioia.
Impagabile.

martedì 13 dicembre 2011

IO E LA BEFANA


Questa storia della befana, la  vecchina che si introfula quale ospite non invitata nelle case delle persone, l'ho sempre vista come una cosa inquietante.  Già da bimba mi ponevo interrogativi riguardo alla spinta che la guidava ed alle ragioni profonde che la trascinavano nella strada a compiere peripezie solo per il gusto di regalare giocattoli  o di punire con il carbone , quale giudice implacabile e senza contraddittorio.
E poi a casa mia c'era un rito particolare: mio padre, uomo di straordinaria bellezza ( io ne sono la fulgida rappresentazione)   e di animo profondamente fanciullesco si dilettava la sera dell'epifania a raccontare storie fiabesche sulle  scorribande della streghetta in scopa volante disegnandola a tratti come una bonaria teppista   che si calava dai tetti per distribuire scherzi e premi a seconda delle circostanze.
Ora, nessuno alla fine si sentiva a posto con la coscienza e  non essendo  noi bimbette da meno in fatto di scaramucce quotidiane , vivevamo queste irruzioni   con una leggera preoccupazione.
Basta. Alla fine andavamo a dormire: le mie sorelle in una stanza ed io , solitaria e temeraria , nella mia stanzetta da sola .
Ma quella notte fui svegliata dalle urla di mia sorella, quella di cui già  ebbi modo di parlare  per un 'altra vicenda che la vide protagonista.  Subito i miei genitori accorsero da lei. Dalla mia stanza udii distintamente la sua voce urlare tra il pianto: " Ho sentito un grillo! Ho sentito un grillo!!!"  e poi  subito un tramestio confuso di passi e di voci consolatorie, di luci che si accendevano, di parole dolci e amorevoli  fino a  rendere  il lamento sommesso, il pianto soffocato.
 Il tono delle voci  si abbassò ed infine  ci fu  nuovamente il silenzio ed il buio.
Tutto tacque . Ma per poco. 
Dalla mia posizione solitaria ed oscura cominciai ad avvertire dall'alto  un minaccioso " cri cri cri" e poi ancora " cri cri cri" insistente ed allarmante . Un frinio regolare, continuo  che mi gelò la pelle.  Nell'oscurità confusa e trasognata  ne dedussi che il grillo,  di cui parlava mia sorella durante il trambusto di poco innanzi , saltellando indisturbato,  aveva trovato la strada della mia cameretta solitaria. Voi direte: " vabbè, che vuoi che sia un grillo! " Ma io ero una bimbetta  inerte ed indifesa ed un grillo diventava un animale scuro e misterioso e poi ero reduce da una levataccia di urla e gemiti. Non volli chiamare i genitori come aveva fatto mia sorella. Mi pareva un segno di  riconoscimento delle proprie debolezze, delle proprie vulnerabilità e già allora  questo tipo di conclusione  mi pareva peggiore della malattia.  Ma, ugualmente, avevo paura. Allora mi incappucciai con le coperte sino in cima al capo,  rannicchiandomi il più possibile su me stessa e con entrambe le mani mi tappai le orecchie per non sentire più quel " cri - cri" maledetto. E poi in quella posizione il grillo non avrebbe potuto balzare sui miei capelli.  Dopo qualche ora mi addormentai , ma  quella fu davvero una notte infernale. 
Il mattino dopo ricordo che mia sorella mi precisò che durante la notte non aveva affatto sentito un " grillo" bensì " un grido" insomma disse" Il grido della befana no? " Fu così che mi resi conto d'essere stata suggestionata da una suggestione di mia sorella oltretutto da una suggestione mal  interpretata . 
Un filosofo , nostro contemporaneo ha scritto che " L'uomo è ciò che pensa"  come dire  che  la realtà è una sua creazione;  per questo, spesso, quando sentiamo un " cri cri " fastidioso, tanto vale tirare avanti senza troppa preoccupazione.

domenica 11 dicembre 2011

SE NON ORA QUANDO?SE NON LE DONNE CHI?

SE NON ORA QUANDO? SE NON LE DONNE CHI?
SE NON LE DONNE CHI? Con questo slogan si è aperta oggi la manifestazione di SE NON ORA QUANDO? Cosa chiediamo? Quello che si è sempre chiesto sin dalla metà del 1800, quando sono iniziate le prime dimostrazioni femministe, quello che si è continuato negli anni successivi e negli '60-70: che la donna sia riconosciuta in quanto essere umano, in quanto persona fisica, in quanto donna. Chiediamo che sia capovolto il modo di vivere e vedere la donna.
Sembra una stronzata, invece non lo è: affrontiamo questo problema ogni giorno. Basta accendere la televisione, guardare una fiction, un film , una pubblicità, un cartone. Guardate...che vedete? Vedete per caso donne non troppo alte con i capelli arrufati, il trucco sfatto, in tuta o in pigiama con un neonato in braccio, un bambino per mano e la borsa del computer carica di fogli e fotocopie da studiare? Vedete la casalinga cicciotta con i bigodini che lotta con il marito e il figlio x avere una mano ad apparecchiare la tavola? Vedete un'operaa? Una segretaria? Una studentessa o che altro? Oppure vedete bellissime ragazze con trucco sempre perfetto anche dopo aver affrontato un travaglio di 4 ore, altissime magrissime, bellissime, di una bellezza e magrezza innaturale? Appunto, vedete quest'ultimo esempio: non è solo una trovata pubblicitaria. La donna non viene immaginata se non in rari e lungimiranti casi nella sua essenza di madre, di donna in carriera, di studentessa: la donna è solo e semplicemente CORPO e quale corpo? Un corpo libero, libero di mangiare, coprirsi e ornarsi come vuole, libero di darsi a chi vuole e come vuole e quando vuole?
Da molto tempo frequento un centro anti-violenza gestito da un'associazione che fa di nome DIFFERENZA DONNA (donne che lavorano per le donne) nata alla fine degli anni 80 sulla scia dei movimenti femministi che diedero luce all'aborto e al divorzio, tra qualche mese diventerò operatrice anche io. Per fare ciò sto studiando molto, moltissimo, nei libri che leggo ci sono testimonianze di tantissime donne, di tutte le tipologie, parlano di prostituzione, di violenza, di botte, di stupri, parlano di storie terribili, di sofferenza. Nella loro diversità tutte hanno qualcosa in comune: L'ESSERE STATA OGGETTO, ogni donna, e sottolineo tutte le donne. Nessuna era libera di dire, di esprimere, di piangere, ridere, nessuna era libera di volere. Nessuna di noi in realtà lo è. Dalle storie che ho letto è uscita questa grande e terribile verità: ogni donna può essere a rischio di QUALSIASI tipo di violenza da parte dell'uomo, per il solo fatto di essere una donna. La donna non viene considerata pari all'uomo, non vene considerata soggetto, la donna NON è una persona. Esistono regole, schemi, taciti, impliciti a cui noi dobbiamo sottometterci: il classico binario o moglie o puttana. La donna non è se non nel suo "habitat naturale", cioè, la casa la famiglia; non appena una donna esce da questo schema diventa o puttana o lesbica; nel caso in cui davvero sia omosessuale è costretta a patire le peggiori sofferenze: la donna lesbica è perversa per antonomasia, è un'erbaccia da estirpare, ma solo una volta che ha agito la sua omosessualità per dare piacere all'uomo che si bea e si eccita a vederla fare l'amore con un'altra donna, dopo di chè...BASTA! Torna ad essere una donna "normale"...lo sapevate che in Sud Africa esste una pratica che si chiama CORREPTIVE RAPE (stupro correttivo), è molto semplice, l'uomo, il maschio virile e forte violenta ripetutamente la donna che si dichiara omosessuale e al termine dell'atto la porta a casa sua x donarle degli "abiti più consoni alla tua nuova condizione", in gergo si chiama violenza buona: la donna deve subire violenza per il solo fatto di essere lesbica, durante lo stupro assaporerà le gioie dell'eterosessualità rientrerà nel binario della donna normale: moglie madre, appunto. Le donne sono così costrette ad appellarsi alle leggi dei bianche che hanno oppresso il loro popolo, per essere tutelate ed ottenere giustizia. Questo non avviene solo nell'incivilissima Africa.
Nel civilissimo occidente siamo costretti a subire immagini di donnine rappresentate sotto un certo stereotipo: la figa stravolgente, in genere una nulla facente che sopravvive unicamente grazie alla sua bellezza (guai a pensare che fosse anche intelligente), la mamma e la moglie di età circa 20 anni (sempre!!!!), bellissima, simpaticissima, bionda e perfetta, rilegata in casa a fare il bucato al marito che il gira il mondo sulla jeep.
Con questo non voglio dire assolutamente DONNE ATTENTE GLI UOMINI TUTTI VOGLIONO ANNIENTARCI, assolutamente, ci sono uomini intelligenti che comprendono l'importanza di una vera parità dei sessi: alla manifestazione oggi c'erano un sacco di uomini.
Cosa chiediamo quindi? Che questo strazio finisca, che finalmente la donna "normale" sia la donna vera, quella che vedete allo specchio quando vi truccate, quella che fa la mamma, ha cresciuto due figli lavorando e tutt'ora lavora, la nonna che l'ha aiutata a crescerli. Vogliamo essere uguali agli uomini, non diventando maschiacci, ma restando donne, in rispetto alla NOSTRA FEMMINILITà. Vogliamo che nel nuovo governo il 50% sia composto da donne. Vogliamo che gli uomini vadano in congedo di patenità per aiutare la mamma con il bambino. Vogliamo che la donna debba più scegliere tra "sposa o troia". Voglia che sia rispettata la parità di sessi!

giovedì 8 dicembre 2011

LO SPOT DEL MAGGIOLINO




Di  persone che si attribuiscono la qualifica di "creativi " ce ne sono in abbondanza, ma coloro che lo sono davvero si contano sulle dita di una mano. 
Bene, nel caso di questo spot non mi resta che chinare il capo davanti a tanta creatività e fantasia.   Non sta a me descrivervi lo spot.  E' geniale. Ancora prima che si intuisca dove voglia andare a parare si è affascinati dall'energia e la vitalità animale che sprigiona l'ambiente selvaggio e incontaminato. Certamente, direte voi, mal si associa ai fumi nocivi che lo scarico di un'automobile sprigiona. Ma questo è un altro discorso: qui parliamo di  inventiva, di fantasia e capacità descrittiva, insomma parliamo di attirare l'attenzione del pubblico in modo elegante e poetico e su questo l'ideatore ci azzecca in pieno .
E poi, personalmente , ho con l'auto un rapporto  quasi freudiano.  Appena mi introduco all'interno dell'abitacolo divento tutt'uno con il mezzo di locomozione. Sono io quella che scivola nell'asfalto aderendo alla strada con la forza delle mie gambe pneumatiche. 
Sono io che piego il corpo nella curva a gomito e mi dilato nel rettilineo lungo e veloce. 
Chi sale nella mia auto non può che essere una persona che mi piace. Non offro passaggi a chi non sento attraente : la perfetta sincronia che ho con i miei sedili e la carrozzeria non mi potrebbe permettere scelte diverse. E lo stesso vale per coloro dai quali accetto passaggi. Salgo solo su auto di persone a me  piacevoli. Sì, lo so, lo so,  certe volte mi avete visto in auto  che non aderivano in tutto a questa categoria, ma erano diciamo, incontri di lavoro. Per il resto, no, non divido i miei sedili se non con persone che potrei  portarmi a letto. Al volante della mia auto sono un animale potente e sensuale, insieme. 
L'attenzione è regolata istintivamente al massimo: non sono mai così concentrata come quando sono al volante. E tutti gli strumenti che mi permettono di navigare  sull'asfalto, diventano prolungamenti  viscerali del mio corpo, della mia energia vitale, del mio appetito profondo e  confuso. 
Dite che è un po' troppo per un semplice ingranaggio di metallo?  Eppure sopra la mia auto divento una predatrice. E' nell'uomo insita l'aspirazione a superarsi  nelle proprie capacità di deambulazione e di potenza: questo è il modo più semplice per farlo. 
Quando lavoro e parlo il mio cervello fa da padrone: riesco ad analizzare con grande minuzia ogni elemento al mio cospetto, sono una calcolatrice superba,  ma quando guido, allora  il volante è nelle mani del mio demone.
Sentite un po': qualche tempo fa vedo camminare rasente il marciapiede una persona che mi piace molto. 
Io ,  giaguaro meccanico, lo punto col mio motore silenzioso e prestante : i miei pneumatici sibilano agili . abbasso i miei finestrini elettrici: " Vuole salire?"   A questa persona  mi rivolgo con il " lei" : questo rende la cosa  ancora più intrigante per la mia anima rombante. Se lui ha avuto qualche esitazione non l'ha dato a vedere.  Sale nell'auto ed io ho finalmente  la mia preda  nella ragnatela. Posso andare dove voglio con il mio bottino e , mentre, svolto velocemente nella strada, il mio demone  si sollazza nelle fantasie più acerrime. La mia preda parla appena: lo trovo adorabile solo perchè indifeso e prigioniero tra le mie spire d'acciaio. Ma la mia esaltazione ha solo lo scopo di sprigionarsi non di nutrirsi realmente. 
Lo accompagno a casa. ma chissà , la prossima volta,  lI mio demone  cosa deciderà.

martedì 6 dicembre 2011

COSA FAI DI ALTRO?


 Lo incontra nella Piazza principale del paese. Lo riconosce subito: il passo dinoccolato, l'espressione docile ed il sorriso vago. Qualche tempo fa era stato il suo uomo. Quando lui le va incontro, lei si prepara ad una conversazione di circostanza. Ma guardandolo attentamente, tutto le torna alla mente in modo distinto e minuzioso.
Lui  Si avvicina : è in abito scuro, camicia bianca e sciarpa in tinta.  Dai bottoni slacciati  della camicia riconosce il torace liscio ed abbronzato. Il suo corpo le è familiare.  Ha già in bocca l'odore della sua pelle. Per mesi, ricorda, d'avere attraversato ogni suo  più piccolo muscolo con le labbra e la lingua:  conosce ogni angolo del suo corpo che, come lumaca innamorata, aveva  visitato lasciando  la sua scia  umida ed ardente. Lui , mentre chiacchiera, gesticola  casualmente. Lei segue con lo sguardo  le sue mani piccole e sottili . Le sue mani morbide, leggere. Rosate.  Le rivede, invece, impetuose,  scivolare sui suoi  fianchi , affondare le dita nella carne accesa, nel silenzio buio di un'auto posteggiata. 
Ascolta i ricordi come unico suono della piazza.
Erano nella campagna deserta di un'estate lussureggiante. Nell'oscurità confusa dei corpi lui l'aveva ribaltata come  piccolo insetto costretto con le zampe all'aria. 
Sprofondando sopra di lei,  l'aveva guardata a lungo mentre all'improvviso miriadi di rivoli sembravano  congiungersi su di lei  come una cascata impetuosa e travolgente.
Lei chiude gli occhi rapita dall'immagine e dal sogno. ma spegne l'incanto, subito,   pensando: " Una delle più belle scopate della mia vita"
Riporta l'attenzione verso di lui che, intanto,  fruga nel suo portabagagli e gli consegna un depliant del suo nuovo lavoro. Lei dice: " Ok, interessante" Lui scrive su un biglietto il suo cellulare . Lei legge gli ultimi numeri: " 73" piega il foglietto " OK" dice  nuovamente.
Dov'è finito quell'uomo di quel tempo?
Chiede allora: " Cosa fai ora?
" Quello che ti ho detto , il rappresentante di...( omissis ) ..." 
"Ma no, intendo di altro
Dice " le solite cose, sai,  fidanzate,amanti
Lei ride.
 Perchè non è più la stessa donna? Perchè  lui non è più lo stesso uomo? 
Di ciò che sono stati  rimane solo  un segno IMMARGINABILE nella pelle violata dalla potenza di una passione ormai inopportuna.

domenica 4 dicembre 2011

SAPPIAMO CHI SIAMO MA NON QUEL CHE POTREMMO ESSERE



Insomma, io non sono una che ragiona in fretta. Ho bisogno di  riflettere a lungo  prima di agire o meglio: il pensiero è  il campo ove l'azione si sposta  e si dilata.  La mia diventa  un'azione di pensiero e di solito dura  a lungo. Infatti è un bel po' di tempo che sto meditando.
 Avevo bisogno di osservare i fatti e soprattutto far luce su ciò che vedo, ORA,  sotto un'ottica nuova.
A me, Amleto mi fa un baffo. Se parliamo di dubbi io in questo periodo ne avevo moltissimi. Perchè, come immaginerete, mi  stavo  almanaccando su quale poteva essere il motivo che faceva essere le cose così malgestite, ma non riuscivo  a trovare il capo di questa matassa aggrovigliata. Mi guardavo attorno e non riuscivo a vedere chiaramente. Ma stasera finalmente ce l'ho fatta.
 Ve lo devo dire, non crediate che i vostri pensieri siano così liberi  da condizionamenti come credete. Niente di più sbagliato. le idee incespicano tra le dinamiche confuse e appassionate che si creano tra noi e gli  altri. Siamo schiacciati, abbarbicati in un abbraccio soffocante fatto di sorrisi, di ammiccamenti, di intemperanze, di seduzioni, di ostilità  e le cose intanto avvengono e noi ci troviamo a commettere azioni  che diventano scelte di parte.  Ho passato due giorni in quasi - solitudine, se escludiamo il mio compagno che ticchettava nel suo nuovo ipad e il figlio che chiedeva il costume per la piscina, ma per il resto  il mio tempo è stato tutto un solitario riflettere sulle cose. Alla fine ho compreso ed il cielo si è squarciato ai miei occhi: ho visto una luce nuova e il dubbio che mi tormentava ha allentato la morsa feroce nei denti e nel cuore.  Da domani farò altre cose, lo dico. Diversissime  da quelle  portate a termine finora. 
Ma non sarà perchè avevo sbagliato: No.  Non so se giungere a nuove conclusioni significhi ammettere errori precedenti. Più che altro  sono approdata ad una nuova dimensione. Insomma  il quadro si è  modificato ed eccomi catapultata come personaggio di giochi interattivi su  un nuovo livello. Questa cosa, dopo giorni di grande angustia mi ha reso finalmente serena. Insomma per agire bisogna essere certi di rispondere a se stessi prima che a qualsiasi altro principio o ideologia. Una domenica generosa e quasi natalizia. 

martedì 29 novembre 2011

L'UNICA STRADA POSSIBILE




Robert Frost SCRIVEVA: < Davanti a due strade divergenti in un bosco, mi incamminai lungo quella meno battuta, e questo ha fatto la differenza
In questa dottrina romantica ed un poco inquietante ci trovo qualcosa di storto. Perchè credo che nessuno di noi scelga di proposito  la situazione più difficile. Nel mio caso, non si tratta di una vera e propria scelta. Bensì si tratta di prendere l'unico percorso possibile  per la mia dignità.
Infatti ho dovuto scrivere una lettera ricca di episodi dettagliati e circostanziati. Una lettera di contenuti gravi ma veritieri. Inevitabile per me scriverla.
Ora qualcuno mi invita a ritirarla. Come se fosse stato un  prodotto di un capriccio un po'infantile in una  serata uggiosa.
Devo rispondere:  " No"
E spiego perchè.
Diversi anni fa avevo dieci anni ( incredibilmente avevo dieci anni)  Durante una passeggiata, in compagnia di mia sorella e di due amiche, mi ero addentrata  in una specie di  palude.
Avevamo attraversato una boscaglia fitta ed acquitrini melmosi  che  costeggiano un fiumiciattolo privo di argini che allagava  certi tratti dei  campi ad esso affiancati.
C'erano alcuni segnali, ricordo, che  intimavano di non proseguire , ma noi eravamo ragazzini pieni di curiosità e  andammo avanti. Ci avevano raccontato che proprio da quelle  parti era morto un bimbo caduto nella palude e noi proseguivamo l'eplorazione proprio  per  trovare il posto esatto dell'incidente.
Mia sorella , maggiore di qualche anno, correva più velocemente insieme alla sua amica , l'altra bimba ed io eravamo di qualche passo indietro. Dovevamo superare un'altura di terra fangosa e arida .
Superato l'ostacolo ci apparve davanti agli occhi una vasta pianura senza alberi o alta vegetazione ma solo acque stagnanti  e limacciose. Era un paesaggio di fiaba denso di  vapori leggeri che offuscavano l'aria. Anche Dante lo cantò nel l'Inferno  :
   " Non han sì aspri sterpi né sì folti /quelle fiere selvagge che 'n odio
hanno /tra Cecina e Corneto i luoghi cólti. "

Ricordo ,ancora,  come rimasi affascinata dal luogo spettrale che mi si era presentato davanti. Mia sorella no. Mia sorella è sempre stata più , diciamo, sbrigativa nelle sue faccende. Riuscii solo a sentirla dire: " Vediamo se è vero che in queste acque si può morire" E ci ficcò dentro , senza pensarci in attimo,  la punta della scarpa. Non so come,  ne fu risucchiata  velocemente e spostando lo sguardo verso di lei che urlava,  la vidi sommersa dal fango sino alla vita mentre l'amica che le era accanto la tratteneva per un braccio. Subito corsi da lei e mi gettai sui suoi fianchi per sorreggerla e tirarla su mentre la sentivo invece scendere ancora più profondamente nella palude vischiosa e scura.
Non pensai a nulla, ma ricordo distintamente che un mio piede stava per finire in fallo. Lo ritirai, ma non allentai la presa: anzi, febbrilmente mi strinsi ancora più ai suoi fianchi per una lotta selvaggia  con la forza misteriosa dell'acqua e del fango. Sarei stata trascinata con lei, ma non ci pensai affatto.
Ecco : non avevo scelta. Non avrei potuto sopravvivere senza aver fatto quello che ho fatto. Non avevo un'altra strada da prendere. E  sì, che quella intrapresa non mi piaceva affatto.
 Ricordo ancora come fosse ieri,  tutti i minuti che passai al suo fianco a tirare ed a tendere i muscoli con tutta la forza che avevo. 
Riuscimmo a tirarla fuori.  Ed Io, subito,  piansi disperatamente per la tensione trattenuta tra le mani ed il cuore.
Era l'unica strada. E da allora così è sempre stato.  Insomma: non c'è altra strada che quella  che dobbiamo prendere. Che sia stata già battuta oppure no.

sabato 26 novembre 2011

LA TOGA E L'INFERMIERA

Per gli anonimi che mi vorrebbero vedere svolgere un altro lavoro: Ecco qui. Lo sto già facendo un altro lavoro. Periodicamente faccio il cancelliere giudiziario. Il cancelliere giudiziario  è un incarico molto delicato. Quando ancora non conoscevo le mansioni credevo si trattasse di una specie di dattilografo alle strette dipendenze del Giudice. Invece il cancelliere svolge funzioni molto precise e spesso autonome rispetto al Giudice. Intanto ha il compito di seguire l'iter dei Decreti ingiuntivi. I Decreti ingiuntivi sono solo inizialmente avviati dal Giudice, ma i passaggi successivi dal deposito, all'invio ufficio del Registro, al rilascio copia per l'esecutività sono  tutti governati dal cancelliere che deve badare bene alle scadenze ed alle date di notifica per non incorrere in atti illegittimi. Ma oltre questo, la cosa più interessante è assistere e verbalizzare le udienze. Dire " verbalizzare" può sembrare una cosa facile, ma  non lo è affatto. Inanzitutto bisogna ascoltare attentamente quello che dice il Pubblico  Ministero che fa sempre riferimento alle violazioni di articoli del Codice Penale e poi ai testi, al Giudice ed infine alla sentenza finale .
ma non è tanto per questo che assistere e verbalizzare le udienze mi pare la cosa più interessante. E' per il fatto che tutti tra Giudice, Pubblico Ministero, Cancelliere ed avvocati  durante l'udienza devono indossare la toga. Ognuno ha la sua toga naturalmente. Il giudice ha la Toga con le spalline argentate, il Cancelliere con le spalline rosse ( eh , le famose toghe rosse) e così via a seconda del ruolo che si ricopre all'interno del processo. Questo di indossare la Toga lo ritengo un atto di grande rispetto e di deferenza verso lo Stato. Non è la prima volta che nella mia lunga carriera  professionale ho dovuto indossare delle divise. per esempio sono stata infermiera, ma , allora giovane e selvatica,  sentivo come una grande costrizione dovermi assoggettare    a vestire un abito per  rappresentare un ruolo  estraneo all'idea libertaria ed anarchica che avevo del lavoro. Ora no.   La nostra azione, mentre lavoriamo,  ha lo scopo di rappresentare lo Stato ed è a questa entità a cui solo dobbiamo fare riferimento. Non c'è e non ci dovrà essere mai il grande macho a puntare  il pollice contro questo o quel cittadino , perchè  questo  sarà tutelato dallo STATO che non potrà mai essere sopraffatto, non potrà  mai essere sostituito e per Stato intendo il senso  di Giustizia e di libertà  che deve  ispirare  ogni nostra azione quale rappresentanti dello Stato. Quindi: non siamo qui per compiacere il Genio di turno,  o il capetto incompetente e tiranno , ma lo Stato italiano che è tutta un'altra cosa. Per questo, quando entro nella sala del Tribunale indosso con grande gioia la toga con le spalline rosse e cammino piena di dignità e di profonda venerazione verso  il gesto che mi sto accingendo a fare: ossia rappresentare lo Stato, quale simbolo di purezza e di legalità a tutela del cittadino. Guarda un po'!

mercoledì 23 novembre 2011

LE PERVERSIONI SEGRETE DI UN UOMO RIDICOLO




Lo so, lo so. Lo so soprattutto perchè, oh miei adorabili lettori,  me lo avete scritto in qualche mail. Siete stufi di sentir parlare di questo Riccardo Cuor di Leone che si aggira nei meandri di questa città facendomi scrivere cose noiosissime di lavoro e di ozio.
Perchè (so anche questo) COLUI CHE,   per una qualsiasi ragione, deve avere a che fare con gente mediocre finisce che si imbratta della sua mediocrità e non riesce a scrollarsela di dosso  in alcun modo. E' quello che capita a me che sto lordando il   mio splendido blog, nato come sussulto angelico  del mio demone trafitto, per divenire, col tempo, una cronaca affatto vivace delle aspirazioni maligne di un uomo ( Cuor Di Leone ) senza qualità. 

Voi avete ragione. Ma io come faccio a non parlare di lui? Lui scrive di me  in toni, ehm , diciamo, offensivi, denigratori, velenosi   in toni che grondano eccitazioni perverse tanto che le sue parole si rifanno al gergo sessuale con tanto di riferimenti a   depravazioni simili a quelle che scuotono il corpo di molti maniaci sessuali.
Scrive: " Quale perversa organizzazione ecc. ecc. ? "  non avvedendosi nella foga delle sue emozioni che sta parlando del nostro Sindaco che  ( di fatto)  organizza e coordina un lavoro boicottato da lui  ormai in maniera evidente.
Scrive. " Perchè non avete corretto il luogo dell'evento? Io lo sapevo" e qui che ti dai la zappa sui piedi da solo. Tu, gioia d'oro lo sapevi? Ma và?!  Ed allora perchè non lo hai comunicato come dovrebbe fare solitamente, uno stipendiato pubblico che deve guadagnarsi i soldi ricevuti?
E' una piccola storia ignobile, lo so, lo so. E voi siete stanchi di leggerla. Non è poi così straordinario che  un dipendente pubblico, in modo sotterraneo,  si adoperi per far fallire un progetto di colleghi  capaci. Ne è piena la cronaca rosa:  " Lui , lei ed il lavoro mal pagato" E' una storia vecchia e neanche troppo divertente. O almeno per me. ma non  posso esimermi dallo scrivere questo. So che molti valenzani mi leggono e voglio raccontar loro uno spaccato di vita che appartiene a tutti noi. Ieri, rimanendo in tema di racconto di vita di provincia, sono andata ad un convegno organizzato dal preside della scuola media di Valenza Maurizio Carandini . Un convegno sull'abuso minorile " Non taggate gli sconosciuti" con il Dott. Alessandro Meluzzi ed il Dott.  Achille De Gregorio. Bene: la sala era piena, le persone attentissime.  Invece cuor di Leone non sa cosa significa aver la sala piena e la gente attentissima.
 Questo risponde alle sue molteplici lettere di sangue e lacrime  (a parte che il sindaco gli ha già risposto per le rime ) che vomita nello spazio siderale  di questa cittadina ai piedi del Po.  E soprattutto la dice lunga sulla sua capacità di organizzare un evento. E anche di scrivere lettere. Và.


  Il Sindaco Sergio Cassano in piedi . Seduti : Meluzzi , Carandini, De Gregorio

giovedì 17 novembre 2011

IL LOGO COMUNE


Poi non ditemi che sono monotona. E' Cuor di Leone che lo è, mica io. Lui non sa nulla di comunicazione. Crede che sia fatta di manifesti attaccati  a casaccio appena c'è uno spazio libero. Crede che la comunicazione  efficace si risolva in una mera distribuzione amministrativa di loghi istituzionali  che hanno in loro stessi  una capacità quasi demiurgica di raccontare tutto di ciò che avviene. Anzi: ancora peggio. Un  solo logo ,  per lui, racconta l'evento e ne realizza il successo.  Ci starebbe anche questa cosa, se  la comunicazione si limitasse alla stampa di una locandina promozionale . Ok, ci piazzi il logo ed almeno ti dice da dove proviene il progetto.  ma non  funziona così se si tratta di un magazine di informazione. Questo segue tutti altri criteri,  australopiteco che non sei altro.  Il pover'uomo infatti,  non ha ancora realizzato che la comunicazione si serve di molteplici strumenti e che a seconda delle modalità utilizzate per presentare una notizia si deve modificare la forma  di comunicazione. Macchè: a lui vent'anni fa, durante una pausa caffè nell'archivio storico,  gli hanno parlato di stemmi e gonfaloni  e da allora s'è convinto che sono gli unici mezzi per  comunicare un servizio, un  progetto, una idea.   E' convinto, Cuor di Leone, che per essere attendibile, per essere autorevole, per essere piacente basta  presentarsi con un tesserino di riconoscimento come fossimo una squadra addetta alla perquisizione. Insomma, l'illusione che un logo ti apra  tutte le porte del successo è dura a morire. Dolce, lui. Dopo tanti anni  passati ad  apporre i loghi  a difesa del suo operato è riuscito, invece, solo a screditarlo, il logo,  perchè  lo ha coinvolto in questa sua  ormai irrimediabile incapacità di progettare un evento funzionale.
Il logo è sempre stato per lui  come uno scudo dietro il quale nascondere la propria incapacità, per affermare un'esistenza che è invece solo apparenza. Una esistenza  costellata di eventi fallimentari da parte sua , disertati, ignorati dai più a differenza dei nostri, vivaci, assertivi e con grande affluenza di pubblico. Questo lo fa andare in bestia un giorno sì e l'altro pure.
E cosa fa allora Cuor di Leone?  Va a  rovistare tra i nostri lavori, come un  maleodorante ratto peloso di fogna  e cancella, corregge,  chiede loghi, riconoscimenti, visibilità, trascinando , Cuor di Leone, in questa sua ostinata recriminazione,  anche una povera signora anziana, a due passi dalla pensione, che non sa e non conosce  la materia che non reagisce di testa ma solo di pancia  e non capisce una emerita mazza,   tanto che  la malpancista addolorata finisce che telefona  parla,  blocca i servizi , in una parola: piscia fuori dal vaso chiedendo loghi, loghi, loghi come il popolo chiedeva il pane nei periodi di carestia.
Così che il Cuor di Leone s'è sentito difeso e garantito  e lei, invece s'è sentita dire dal Sindaco un bel no, secco. 
Per fortuna, infatti,   il nostro Sindaco , per nulla ammaliato da segni che non abbiano in se' una credibilità effettiva, il nostro Sindaco, appunto, non s'è fatto ingannare e li ha stoppati entrambi. Niente loghi, baby, fattene una ragione ma tu continua ad appiccicarli in giro come figurine dei bambini.  ma ricordati:  successo non te ne hanno  mai portato ed un motivo ci sarà no?E tu , vecchia mia, continua  pure  per i tuoi prossimi nove mesi , a sbracciarti per toglierci  attendibilità che tanto per ora siamo tre a  zero per noi. E palla al centro.
Che volete che vi dica.....abbiamo avuto fortuna ad avere questo Sindaco , un culo davvero. E perdonate il logo comune. ma quando ci vuole, ci vuole.


 Il disegno è di Sergio Cassano

martedì 15 novembre 2011

PIENA DI OSSA E DI SPORCIZIA


Non crediate: nell'Ente pubblico ci sono grandi professionalità.  Molto più, ho constatato di persona, che nel privato. Perchè il precariato non è  ancora entrato in modo massiccio  nelle pubbliche amministrazioni e questo ha permesso ai lavoratori volenterosi di   raggiungere, nel tempo,  competenze importanti. 
Ma allo stesso modo, la deresponsabilizzazione dei vertici (  esempio: la roba non è mia e quindi ,  se sbaglio,  non ci rimetto soldi miei)  ha permesso il  proliferarsi di figure inadatte ai ruoli ricoperti, incompetenti, incapaci e quindi deleterie al buon andamento di un servizio. 
Eccole lì , queste  figure di dirigenti o impiegati o operai o  chissà che altro che vivono e vegetano nei corridoi o nelle grandi stanze dei Palazzi mentre continuano a far danno quando va male e quando va bene a  far nulla per tutto il giorno spesso per la modica cifra di € 3.000,00 . 
Il guaio più grande è il fatto che queste persone sanno. Eh già. Lo sanno di non saper fare niente, di non essere all'altezza del ruolo che ricoprono, che non conoscono le Leggi, non conoscono la prassi, non conoscono neppure labbiccì delle procedure ed invece di cercare di conoscere,  invece sono lì , livide di rabbia . piene di invidia, magari per il dipendente sveglio e scaltro che, chissà come, è riuscito  a risolvere in fretta una qualche questione che a loro  pareva così arzigogolata da non vederne la fine. 
Sono piene di ostilità, ma attenzione... attenzione.. anche di paura. Paura di che ? Come di che?! 
Di essere smascherate. Che questa loro inettitudine, alla fine venga a galla, che tutti scoprano la loro ignoranza, la loro incompetenza. la loro ottusità.   Così che passano il tempo a tramare trabochetti che possano danneggiare il buon impiegato affinchè sia troppo occupato a difendersi dagli attacchi e non si avveda, per l'amor del cielo, non si avveda!  della trave che  trascinano  sulle spalle  queste figure inerti ed inermi  di funzionari malfunzionanti!
Per questo,  proprio per questo motivo,  non vorrei essere nei loro panni. 
Oh già,  saranno pure panni caldi e dorati,  a 3000,00  euro senza  il conteggio dell'assegno familiare, ma ,  come i sepolcri di Fuscoliana memoria , sappiamo bene che sotto sotto  sono solo  pieni di ossa  di morti e di sporcizia .

domenica 13 novembre 2011

SE NON ORA, QUANDO?

E' risaputo che ogni esperienza per quanto personale deve passare attraverso la relazione con l'esterno e più precisamente attraverso il confronto con l'altro. Pensiamo per un attimo che l'altro, che sia la mamma, un amico, un vicino, il fratello venga a mancare: la nostra vita sarebbe priva di un metro di misura su cui significhiamo le cose del mondo. Per le donne  questa simbiosi con l'altro è ancora più imprescindibile perchè le donne danno più valore alle relazioni.  Ma una cosa è codificare le cose della vita in base alla presenza dell'altro , una cosa è quella di rendere l'altro padrone della nostra vita.
Senza l'altro non riusciamo a vivere. Così che dobbiamo costruirci l'illusione della presenza di un amore alle porte della nostra vita. Ecco  che il primo che ci ispira il ricordo di una lontana carezza riempie i nostri pensieri. ecco che un suo impercettibile movimento del viso o del sopracciglio ci dona nuova vita.. Ci fa sperare in una sua partecipazione emotiva. No, checavolo. Non facciamo questi sbagli.  Dobbiamo imparare a osservare senza alcun pregiudizio, senza alcuna impalcatura romantica  le azioni che ci si presentano davanti: se un uomo non ti cerca vuol dire che  non ti vuole. questo è. Se un uomo non ti telefona non è perchè è troppo occupato, ma perchè non ha interesse ad intrattenersi con te in una conversazione. Punto. Noi potremo anche tentare un approccio e magari anche due, ma cara C. , carissima amica adorata, sappi che se lui non ha tempo per venire da te la traduzione è che non ti vuole vedere. Non ha paura , come dici, di un nuovo amore, non ha, invece , l' interesse sufficiente per chiamare amore la vostra relazione. Basta. Io dico che bisogna svelarsi, bisogna provarci, perchè no? ma non devi  cercare di interpretare nulla. Se una persona ti vuole ,  la cosa che fa è chiamarti.  E'' semplice.  Cosa credi che non sia capitato a quasi tutte le donne questo continuo lambiccarsi il cervello alla ricerca di segnali  nel volto di  un " Lui" distante ed indifferente? Ebbene, sappi, che per mia eperienza personale il tipo  non si trasforma miracolosamente in un    " lui" partecipativo.
Questa presa di coscienza ci impedirà di perdere ulteriore tempo dietro una vicenda senza costrutto. Potrebbe anche darsi che tu sei troppo intelligente per lui, potrebbe darsi anche che non si senta all'altezza, ma proprio per questo, che te ne faresti di un uomo così? Rimaniamo presenti ai fatti nudi e crudi ed andiamo avanti. Il maschio , poi, non ha coraggio, non parla chiaro, non si mostra nè si scopre, sta a noi non farci trascinare in giochetti perversi e rimanere ancorati alla realtà per quanto dolorosa possa essere. Non c'è tempo per analizzare le nevrosi della gente. Andiamo oltre.  Devi andare oltre anche all'incubo di un passato di dinieghi che ti hanno resa  impermeabile all'amore. E' solo un alibi. Dobbiamo ascoltare il richiamo profondo che l'anima ci invia  con fermezza. E' solo da quello  che dobbiamo farci guidare e lasciarlo scorrere libero nel nostro corpo come linfa necessaria alla vita.  L'avventura straordinaria   è sviluppare la nostra dimensione emotiva senza scoramenti , ma con quel piglio  creativo e temerario che ci  permette di essere unici nell'universo.  Se non ora, quando?

giovedì 10 novembre 2011

QUANDO LA CAPACITA' E' SOLO UNO SPAZIO


Si sa: io non ho la tessera di alcun partito. Sfido chiunque collocarmi da una parte e dall'altra.  Io guardo alla capacità di gestione dei servizi.  Io presto attenzione all'espressione concreta dell'intelligenza e della creatività umana.  Infine tiro le somme e giungo alle mie conclusioni.  Per questo, anche , non ho voluto mai  dichiarare nessuna appartenenza politica. La politica  dei partiti è cosa formale. Mi interessa la competenza, la preparazione, la disponibilità umana, la propensione a migliorarsi ed ad ascoltare suggerimenti. Dite che la cosa è un po' ardua eh ? Lo so. Ma non voglio accontentarmi di niente di meno che  di un lavoro fatto bene.   C'è molta approssimazione, poca conoscenza delle Leggi dei regolamenti. Ultimamente è capitato di sentire parlare un rappresentante sindacale.  E, putroppo, a  sproposito. 
Diceva : " .. è così .. e così" ma non era affatto come diceva lui. Si sbagliava totalmente. M'ero documentata. Lui, probabilmente, no. Allora sarebbe bastato dire: " Non so.. mi informo" Invece  si preferisce millantare una preparazione lungi dal possedere  e così   si finisce per mettere  nelle grane  un povero  lavoratore solo perchè si è affidato al parere poco illuminato di questo e quel sindacalista da strapazzo.  
Mi ci arrovello il cervello da matti su questi atteggiamenti. Ma veniamo alla questione che mi sta a cuore. Diciamo,  una questione di servizio. 
Partecipo ai consigli comunali. Una buona scuola, consiglio di assistere almeno a qualcuno di questi per imparare  le regole istituzionali del dibattito e per  farsi un'idea di come si deve parlare o come non si dovrebbe parlare in una sede ufficiale.  E' istruttivo. 
Insomma, durante l'ultimo consiglio comunale tenutosi il 3 Novembre, il nostro Sindaco  Sergio Cassano, elogiando il lavoro del Dirigente della casa di riposo,  Marco Cavallera, ha così concluso:
" Vorrei precisare che Il Dott. Marco Cavallera è stato fortemente voluto da me in questo posto per ripianare  finalmente i " Pasticci"  della precedente gestione."
Ora, gli addetti ai lavori sanno  bene di chi era la precedente gestione e quindi non mi dilungherò oltre sull'argomento.  
Ma questa " vecchia gestione"  faccia tesoro del fatto  che,  ad un anno e mezzo  dalla precedente amministrazione,  non era riuscita a sistemare  i famosi " pasticci"  tanto che ha dovuto lasciare il passo a qualcuno più capace.
Questo, definiamo, plateale giudizio del Sindaco,  in qualche modo, pone un marchio indelebile sulle capacità effettive di chi  finora ha passato il tempo a tormentare il personale invece di fare il proprio dovere. 
 Sindaco dixit. 
Prendi e porta a casa. 


sabato 5 novembre 2011

MOBBING !





Avviso: ok, sono finiti i bei tempi dei post  ameni e rilassanti come questo qua sotto:  Ormai è ufficiale: sono finita sotto Mobbing  che non  è come finire sotto un camion , ma poco ci corre.  Io sono una guerriera e perciò la strada per farmi soccombere  sarà molto   irta di ostacoli.
 Ormai la parola " MOBBING" la conoscono tutti, ma non tutti sanno come sia subdolo ed invisibile questo sistema :non si vede ma pesa come un macigno. 

Nel mio caso si tratta di MOBBING VERTICALE:
il mobbing verticale è spesso messo in opera da dirigenti inadatti al ruolo che rivestono, o che comunque nutrono il timore di non essere all'altezza dei compiti da svolgere. Tali dirigenti hanno l'ovvio problema di non palesare questa reale o supposta deficienza e, da sempre, il sistema scelto per raggiungere lo scopo è quello di emarginare, mettere in ombra, in una parola, mobbizzare, il collaboratore capace e intelligente che possa, con la sua sola presenza efficiente, evidenziare l'incapacità a dirigere.
CONSIGLI AL "MOBBIZZATO"
( non dimentichiamoceli)
 • tieni conto che chi ti sta mobbizzando è una persona disperata, insicura del suo ruolo, e di intelligenza spesso inferiore alla tua, quindi può essere pericolosa perchè disperata. Inoltre come tutti i mediocri ha un altissimo concetto di sé e ambizioni proporzionali.

 Cerca di raccogliere più dati possibili ( mail vessatorie, lettere, minacce scritte, episodi da memorizzare ecc.potranno servirti per una relazione chiara e precisa nelle date e nei dettagli) ricordati che un episodio isolato non si può riconoscere come mobbing , ma se affiancato ad altri 10 ecco che il mobbing viene alla luce.
• se non sei sicuro di avere prove certe su cui contare non avventurarti sul piano legale o delle pubbliche proteste ( personalmente ho già raggranellato un bel po' di prove per denunciare il fatto)

• ricorda che se ti senti inferiore, sarai trattato come tale
• nella scelta del tuo ruolo nella vita, ricorda che ai fini della tua salute globale, è meglio essere una piccola cosa autentica che un autentico grande bluff

• non esiste persona di successo che non abbia incontrato e superato il "mobbing" 
         VI AGGIORNERO' 
DIVENTA UN OBBLIGO MORALE LOTTARE CONTRO IL MOBBING 
 

mercoledì 2 novembre 2011

CUORE DI BLOG



 IL POVERO Piero scrive:

                                                   ACHTUNG !

Tu puoi diffamarmi. Puoi linkare questo blog o altri e dire quello che vuoi su di me e su quello che scrivo.
IO NO.
Io sono di una razza inferiore, sono un brutto ceffo, un deficiente, un soggetto pericoloso. Sì pericoloso.
Tu puoi collegarti e farti forza su quello che trovi in rete, PUOI CITARLO. IO INVECE NO...
Perchè? Perchè è così, tu no io sì. Io non lo merito.
Ti linkerò ugualmente, non cambierò una riga di quello che hai scritto su di me e linkerò le fonti TUE.
Dici che sono un criminale pazzo, impotente e plagiatore. Una merda di individuo. Lo dici e lo scrivi da due anni sul tuo blog e lo racconti ai tuoi "amici"
Ed io linkerò tutto questo.
Questo non è un blog, è un tazebao. Su queste pagine non si commenta non c'è nulla da dire, da riflettere forse ma sono fatti vostri.
Non mi è permesso inteloquire nè da te nè dai tuoi sodali: bene ti ripago con la stessa moneta.
Di quello che avete da dire qui NON ME NE FREGA NIENTE.
Del destino di queste righe sul web non me frega niente.
Dell'eventualità che siano copiate falsate e usate non me ne frega niente, io non ho nessun copyright.
Sono stato sottoposto a un massacro mediatico inaudito senza aver fatto niente di strano.
Ci sono alcuni in rete che ritengono doveroso mandarmi in giudizio perchè affermo una verità diversa e perchè cerco di difendermi come posso: tu puoi continuare a smerdarmi come ti piace ed io non devo dire basta.
SIETE TUTTI IMPAZZITI.


Sì tesoro,  ti voglio tanto bene pure io

lunedì 31 ottobre 2011

LA FOLLIA DEL CORPO




Parli di corpo. Ma quale corpo?  Tanto tempo fa non avevi questo corpo, tu,  ma quello candido, rannicchiato,  quello caldo e disarmato. Non lo ricordi? Quel corpo racchiuso in un vagito di forza e vita?   Quel corpo  non c'è più ora. E quello di ieri?  Il corpo di ieri era altro ancora . Ma non il tuo. 
Perchè tu non hai corpo.
L'ho sempre saputo. Ora ci stai. Nel corpo, intendo.  Quieto. Confuso. Assonnato. Ascolti il freddo e ci cammini dentro stringendoti al giubbotto. 
Senza alcuna mia responsabilità hai attraversato percorsi che mi hanno condotto  in  vicoli ciechi . Pieni di ostacoli.. Seguivi il desiderio ben sapendo che  per poterlo raggiungere  era necessario che ti sfuggisse ad ogni passo , ma tu no, tu no, sempre dietro. Volevi indovinare l'arcano.  Volevi scovare il segreto della follia del corpo. Della voglia che prende e ti lascia  senza seguire ragione, no, non la ragione comune, non la ragione comprensibile alla mente, Oh mio demone,  ti trascinava un' altra ragione di cui non  conosco  nè l'origine  nè il movente!
L'altra sera me ne stavo nella sala d'attesa del mio dentista. Sapevo che  eri con me  dal battito inquieto del cuore, dal  mio  sguardo trasognato che  viaggiava nella stanza. C'eri. Ma eri assorto e distratto.
Perchè, poi,  ti sei interessato a quell'uomo entrato quasi inavvertitamente nella stanza e senza far alcun rumore? 
Tu l'hai visto. Hai  diretto lo sguardo, l'hai indirizzato senza incertezza. Hai preso il suo di sguardo.  L'hai intercettato con determinazione  guerriera. Era bello.  Per quanto tempo l'hai trattenuto?  M'è sembrata un' eternità. Hai guardato intensamente, intento ad intercettare il minimo respiro, il più piccolo gesto. Alla fine  hai risposto, non so  a quale domanda e la  voce  suonava  armoniosa  come non l'avevo mai sentita. Era la mia voce , ma eri tu che la  generavi.  
 Cosa hai trovato negli occhi e nel corpo od ancora meglio nel demone  dell'altro? 
Non lo voglio sapere. T'ho lasciato fare, ma poco. Quando pensavi d'avere, come al solito, vinto la tua battaglia allora ho tirato le redini con tutta la forza  della mia volontà stremata  ma decisa a non  farsi  prevalere e t'ho fermato..
 Ho preso il mio corpo e sono uscita. E tu con me, hai abbandonato , senza poterne nulla, l'oscura ed enigmatica ispirazione  che m'aveva rapito. 



giovedì 27 ottobre 2011

DIRIGENTE A CHI?





L’organizzazione degli uffici, l’accessibilità anche in via telematica ai servizi, la programmazione e  progettazione delle attività, l’applicazione delle norme di semplificazione e di digitalizzazione dell’amministrazione, l’esercizio delle funzioni di garanzia e di controllo, dipendono prevalentemente dalla dirigenza e dalle modalità di reclutamento, formazione e nomina della stessa.
Infatti  DOPO Tangentopoli  sorge la necessità di organizzare in modo differente la pubblica amministrazione.

La Legge 241/90, il D.lgs. 29/93, la Legge 59/97, la Legge 445 del 2000  la Legge 80/97, il D.lgs. 286/1999, la Legge 150/2000, il D.lgs. 300/2000, il D.lgs. 165/2001 ( RIFORMA BRUNETTA) , rappresentano l’architettura normativa chiamata a disegnare  i nuovi rapporti con il servizio pubblico istituzionale.
Le disposizioni sopra ricordate sono le componenti più significative, Infatti si è finalmente resa cosa ordinaria  l’accesso del cittadino al procedimento, la customer satisfaction, l’autocertificazione; delegificazione, la semplificazione, lo snellimento dei procedimenti (conferenze di servizio, sportelli unici), l’individuazione, resa nota al cittadino, di un “ responsabile unico del procedimento”, le carte dei servizi, la comunicazione pubblica (URP, uffici stampa, portavoce);

Doveva esserci almeno nelle intenzioni  una chiara  distinzione tra politica (compiti di indirizzo) e amministrazione (compiti di gestione), identificazione degli interfaccia tra i soggetti dell’indirizzo politico e i
soggetti della gestione .

Nel sotto-sistema amministrativo: riduzione dei vincoli normativi per quanto riguarda organizzazione e funzionamento delle amministrazioni, abolizione dei controlli esterni e introduzione di misure di valutazione (controllo strategico, controllo di gestione,valutazione dei dirigenti), nuovi meccanismi di programmazione degli organici, di reclutamento e selezione del personale, identificazione della nuova figura del dirigente pubblico e istituzione del “ruolo unico” rivolto ad assicurare la mobilità dei dirigenti e l’incontro tra domanda e offerta delle professionalità dirigenziali, l’affidamento del pieno governo delle necessarie risorse finanziarie, tecnologiche e umane ai dirigenti  responsabili delle linee operative, il collegamento delle forme di retribuzione accessorie ai risultati raggiunti.
Se all’inizio del percorso delle riforme amministrative la direzione era quella della riduzione dei costi, a causa della gravissima crisi finanziaria registrata dal nostro Paese negli anni 90, ma in seguito  emersero subito obiettivi più ambiziosi:

“rilancio della primarietà del servizio rispetto alle problematiche dell’amministrazione interna; passaggio dall’amministrazione giorno per giorno a logiche di programmazione delle priorità, degli obiettivi, dei livelli di servizio; attenzione ai risultati e alle performances e non solo alle procedure; forte orientamento dell’attività verso i bisogni e le attese degli utenti”
L’idea dell’innovazione è penetrata, ma senza progetti chiari; si è, però, attenuato il senso del servizio pubblico; la mobilità c’è, ma solo sotto la spinta di esigenze personali; le retribuzioni  dei dirigenti rispetto a quelle di tutti gli altri dipendenti pubblici che pur lavorano  allo stesso ritmo sono   lievitate di anno in anno sino ad allargare la forbice di 3 punti a 1.  ( €1.000,00  -  € 3.000,00)
La dirigenza rimane la figura centrale nel modello di governance del settore pubblico: almeno dal  punto di vista normativo.
Le dinamiche a cui assistiamo ci mostrano una dirigenza attenta ormai esclusivamente ai “sentimenti” della politica, più che ai principi di imparzialità e buon andamento, fragile e qualvolta isolata.   Insomma una  figura assente che  si manifesta ormai come longa manus del vertice politico e come tale chiamata a rispondere delle risorse utilizzate in termini di consenso e non di efficienza ed efficacia, rendendo l’amministrazione permeabile a pressioni ed esigenze particolari. ( insomma ci si chiede se  sia sufficiente A QUESTO PUNTO  la presenza del solo amminstratore politico  che si rapporti direttamente con il dipendente , almeno si risparmierebbe una   bella cifretta)
La presenza di professionalità adeguate e qualificate rischia di rimanere circoscritta ed emarginata da un insieme di regole, comportamenti, politiche che pongono su un secondo piano la buona amministrazione e l’efficacia della spesa a favore di logiche formali, corporative e di basso consenso che contribuiscono quotidianamente ad accelerare il processo di crisi del settore pubblico.

La contrattualizzazione del rapporto del lavoro del 1993 e la privatizzazione della dirigenza miravano a valorizzare la funzione gestionale nel rispetto dei principi di efficienza ed efficacia, distinguendola dal processo di programmazione,indirizzo e controllo. Ma nei fatti è stata solo un impegno di spesa che grava nella pubblica amministrazione non poco.


La dirigenza tradizionale,  non è certamente in grado di interpretare questo nuovo ruolo, riproponendo un modello burocratico di gestione e preferendo, di fatto, una valutazione “politica” alla valutazione sulle competenze e sugli obiettivi.

I tentativi normativi di riforma prodotti da oltre 30 anni hanno mirato ad una“managerializzazione” della figura dirigenziale  tale da farlo divenire un "operatore di azienda  che tira la carretta dove vuole il titolare" anzichè una figura di tutela del servizio pubblico. 
Una competenza ed una preparazione idonea potrebbe compensare questa situazione di impasse in cui è caduta la pubblica amministrazione. Ma quando il Dirigente è incapace? ( e ce ne sono tanti poichè non spesso sono assunti senza alcun tipo di prova selettiva)

 Come possiamo avere Dirigenti capaci?

La qualità della dirigenza, relativamente alla professionalità, all’autorevolezza e all’etica che ne  caratterizza l’azione, dipende fortemente dalle modalità di selezione e dalle regole che governano la carriera e il conferimento degli incarichi.

A monte vi è, però, un problema di disegno e di individuazione delle posizioni dirigenziali negli ultimi anni create non in un’ottica funzionale ma per assicurare strutture a uomini di fiducia, al personale soggetto a revoca dell’incarico o a nuovi ministri o assessori. Il proliferare di tali strutture coniugato con un sistema di nomina poco selettivo ha compromesso ulteriormente l’autorevolezza e l’indipendenza di tale figura, soprattutto, come vedremo, rispetto alla gestione del personale.

La normativa oggi prevista prevede delle procedure concorsuali pubbliche a cui possono accedere i funzionari, spesso dello stesso Ente, e una procedura speciale di corso concorso riservata i migliori laureati adottata di rado. ( laurea specialistica ecc:)

Nella realtà i concorsi pubblici sono stati sempre meno frequenti e si è preferito attivare percorsi speciali, come le nomine a termine e i concorsi riservati a determinate categorie.
Un altro modo per controllare la dirigenza già nella fase del reclutamento e di “condizionarla” dal momento dell’instaurazione del rapporto è quello di procedere all’assunzione attraverso concorsi riservati, previsti da specifiche norme legislative o regolamentari. Si tende, in tal modo, a sottrarre alla concorrenza del concorso pubblico i “propri” dirigenti e funzionari, dando così un’immagine fortemente negativa della funzione e del sistema di governo della dirigenza.

Ma soprattutto il divario che si è creato tra le figure dirigenziali e l'intero apparato amministrativo che lo affianca   risulta essere ingiustificato, dato il ruolo che ormai, di fatto , la dirigenza sta assumendo.
Non pare, però che vi siano in previsioni riforme per  riconoscere  tale  discrepanza.
Insomma:  coraggio, il meglio è passato.

lunedì 24 ottobre 2011

NOBLESSE OBLIGE



Eccomi qui insieme alla mia  nuova collega e alla presentatrice della  nostra manifestazione. ho voluto postare queste immagini  per rendere omaggio a due persone adorabili e per ricordarmi come non tutti i colleghi sono sfaccendati  e senza iniziative e non tutti i giovani sono  leggeri e inconcludenti.  La collega che ha un nome a dir poco fantastico ( Antonella) è una lavoratrice  come ne ho viste poche . Si occupa di  tantissime pratiche tutte insieme e cerca di compensare il vuoto d'organico, caratteristico dei servizi pubblici, con una dedizione ed un impegno veramnte fuori dall'ordinario. Non solo: non fa a spallate per emergere e non  ostenta meriti e posizioni, malgrado da sola porti avanti  compiti delicati ed impegnativi.
E che dire di Valeria, la nostra dolcissima presentatrice? Cerca di adattarsi alle situazioni senza quel piglio arrogante e saccente di tanti giovani in erba, ascolta e impara in fretta. Insomma , i perdaballe che sappiamo  sono stralciati da cotanta onestà intellettuale  e capacità di lavorare che quasi non mi ricordo di loro. Anche se , immagino che  il  "nostrosolitoamico",   durante la manifestazione, fremeva battendo il piedino  nervoso sopra le nostre nobili  teste.. tac tac      ( nobili per la materia grigia che le impreziosisce così pazzescamente)

domenica 23 ottobre 2011

AMORE BELLO COME IL MARE MA NON LO SO DIRE


Se guardo agli incontri  che ho avuto sinora, mi sembra d'avere sempre saputo cosa volevo.  Io cercavo  di fare in modo che il mio demone mi si svelasse in tutta la  forza impetuosa che lo ha sempre caratterizzato. 
Il demone, infatti,  rimane  per mesi in letargo nella sua grotta inospitale e oscura. 
Pare morto. 

Invece riprende vigore appena s'avvede della presenza  vivida di chi non è solamente un altro, ma  QUELLO   che mi permette di attraversare il mondo nella sua ritrovata trasparenza , nella mia nuova comprensione di essa. 
La gente di solito non è nulla per me. Non divido che lo spazio della terra  e anzi,  di solito la gente mi impedisce lo sguardo e mi invade l'orizzonte. 
In questi anni ho trovato alla fine l'altro, in tanti momenti e l'ho chiamato tutte le volte " amore" .  
Eppure non era lui l'amore.
L'amore era in me , solo in me  nasceva e solo in me  sorgeva il demone fantasioso e crudele che poteva  muovere  i passi  in una nuova prospettiva .
Era nuova  perchè intanto gli anni passavano e mi trovavo cresciuta e   diversa.
Non ero che io l'amore  attraverso il quale  potevo vedere , scoprire ed ascoltare il respiro della mia anima che esplodeva , ma per me solo per me, per darmi l'opportunità di nascere di nuovo ,di unirmi ancora al mio demone selvaggio. 
Per questo credo che l'amore sia un volo misterioso. Un volo che si spicca da soli , ma  che, senza la spinta di un altro , senza una rampa di lancio  ben piantata nel mondo,  sarebbe impossibile .  
E dunque  chiamerò " amore" tutto ciò che d'improvviso, mi permetterà di partecipare appassionatamente alla vita. 
Perchè, alla fine,  "esserci appassionatamente"  è l'unico modo per esistere davvero.

lunedì 17 ottobre 2011

TO', LA VIOLENZA ! LA SOPRAFFAZIONE ! E CHI SE L'ASPETTAVA?



Oh, io non mi meraviglio affatto delle violenze e delle ingiustizie, in genere.
Tutti i giorni, pago in prima persona i tentativi di sopraffazione di persone incompetenti.  Parlo di quelli che non sanno lavorare , ma che, invece di  restarsene bravi bravi a far lavorare gli altri, si mettono anche a dare direttive su questa e quell'altra cosa come fossero delle persone che se ne intendono invece  una minchia di niente che se ne intendono!
Una mattina questi esseri inadeguati alla professione per cui sono retribuiti,  si svegliano ( qui qualcuno si aspetterà un " bella ciao"  )  ed , in virtù di un titolo guadagnato  chissà come e quando, cominciano a vesseggiare quelle persone di buona volontà che hanno ancora in senso dello Stato e del Servizio pubblico.
Trovate molta differenza tra questi incapaci e d incompetenti dei piani alti e  quelli che hanno sfasciato le macchine dei poveri cittadini? Io no, scusate. 
Le sopraffazioni, o meglio  le violenze hanno molte facce e tutte ugualmente disastrose e deleterie per la comunità.   si comincia  a subirle nei luoghi pubblici, quelli silenziosi ed ovattati da i tappeti  e dal profumo di lavanda , fino a vederle  scatenarsi con spranghe e cappucci su una strada di città. 
Le angherie, le vessazioni hanno lo stesso movente, la stessa personalità confusa e meschina  sia che operi su una poltrona vellutata sia che decida di  esprimersi  sotto una benda nera e casco di protezione. 
Allora dobbiamo  veramente smetterla di meravigliarci della violenza che si attua davanti ai nostri occhi. E dire : " Oh tò, non me l'aspettavo proprio!!!"
Dobbiamo smetterla di visitarla  e fotografarla come  fossimo turisti giapponesi, ma  dobbiamo puntarle il dito addosso,  chiamarla col suo  vero nome, non bisogna mai ignorarla e sottovalutarla.  E' necessario, invece  denunciarla. Perchè la violenza , dapprima si mescola tra la folla per non farsi notare. Azzarda persino sorrisi e toni garbati. Ma poi, quando si accorge d'avere spazio e  forza necessaria,  quando s'avvede che hai abbassato la guardia,  che su qualche ingiustizia sei disposto a chiudere un occhio,  all'improvviso getta la maschera. E  se cominciamo ad accettare la violenza, quella sottile, sotterranea, ma anche spudorata, arrogante quella nei  posti di lavoro, nelle fabbriche,  negli ospedali poi non dobbiamo lamentarci se la troviamo anche nelle strade anche se  con altre voci ed altre caratteristiche.
Per questo dobbiamo vigilare  che la violenza non si propaghi  nel luogo  in cui  lavoriamo e persino nel luogo che più  amiamo perchè sarà proprio in quel luogo che la prevaricazione  potrebbe schizzare  il suo veleno mortale, che ci  potrebbe attaccare senza tregua  fino a lasciarci esausti e sconfitti. Non ci credete? Se lasciamo spazio alla violenza perchè è ancora  sopportabile,  ancora leggera  diamo ad essa la possibilità di lievitare
Succederà sempre perchè sempre è successo. Nelle piazze, negli uffici, nelle scuole, nei bar, e d addirittura  in famiglia.  Mettiamoci in quest'ottica perchè tutto questo  non deve ,  eh,  non deve farci  trovare impreparati.
Cazzo.

venerdì 14 ottobre 2011

COME BERE UN BICCHIERE D'ACQUA.


Anche se il demone non ha corpo, esprime lo stesso un eroticità tangibile che si muove attraverso la sostanza   che lo  ospita come inquietante  pellegrino. 
O meglio ancora: non è  tanto la forza profonda che  si accuccia nel corpo quanto il corpo che si impianta  in questo cosmo di piccole luci pulsanti   e lo  trattiene dentro un involucro conformandolo  come fa il biccchiere con l'acqua  contenuta  nel vetro.
Il demone è così forte che  riesce a rappresentarsi  nel mondo e a farsi vedere ,  malgrado sia invisibile. 
Si fa vedere attraverso la potenza della sua passione, del suo struggimento, della sua inquietudine, ma soprattutto della sua immaginazione. 
Ecco.  In questo senso il desiderio  passionale prima e carnale poi , ha bisogno di una coreografia , ha bisogno di una storia  immaginata, di un miraggio fantastico per venire alla luce.
Infatti  non mi capita mai di provare il desiderio al di là di un contesto culturale. E per culturale intendo ciò che lega l'individuo al tessuto sociale. datemi un  tema, quindi. una trama.
Quale  soggetto affetto dalla sindrome di cenerentola la mia sceneggiatura  ha dei ruoli attinenti  all'argomento.  
Un maschio di potere ha per il mio demone un incanto incontrastabile.
Oh, non  si tratta di soldi o di forza, ma invece di   ruolo  e di collocazione.  Sembra una cosa deplorevole,  sembra una cosa  turpe. Ma non facciamoci ingannare dalle apparenze . il mio demone non si fa corrompere : agisce d'istinto e vive di intuizioni. 
Il mio demone  si ciba dell'istante attraverso il suo impeto viscerale. Lo afferra con i denti aguzzi di lupo selvaggio. Qual è stato il richiamo primordiale? Quale la spinta? S'avventa diabolico sullo spazio che l'ha determinato, sul bicchiere che lo ha composto. Si scioglie , si smembra , si confonde con la terra , nella città e nelle strade. Non è più me , ma nel paesaggio intorno,  e' fuori di me , ma ancora dentro. l'ho perso di vista. 
Non crediate che ciò che nasce in un contesto sociale si sviluppi come elemento imprescindibile dal sistema.
Il demone non si vende, ma si consuma.  Dilapida la sua energia nell'ossessione ma  al termine del pasto s'allontana . E' dentro e fuori. E scompare  senza avvertire.