mercoledì 10 novembre 2010

IL DIPENDENTE RASSEGNATO


Eccolo qua il dipendente rassegnato: ha già almeno una decina di anni di servizio. Lo riconosci sin da quando timbra il cartellino: arriva con passo lento, lo sguardo fisso, saluta i colleghi con un mezzo sorriso, compra il giornale, prende il caffè in compagnia di uno o due colleghi preferiti, scambia quattro chiacchiere con i passanti ed infine entra nel suo ufficio. Voi che lo vedete così metodico e langue non crediate che sia sempre stato così: un tempo giungeva in ufficio almeno dieci minuti prima e subito si affrettava a controllare le pratiche urgenti, quelle inevase, quelle già intraprese e smaltiva velocemente il suo lavoro. Controllava la posta, chiamava il messo e se non rispondeva lo richiamava fino a che non ne veniva a capo ancora e così via. Ma la vita, come si dice ci è maestra ed è da lei che infine dobbiamo apprendere il comportamento più funzionale da adottare.

Il dipendente rassegnato, un tempo , si appassionava molto, non dormiva neppure la notte per cercare di risolvere certe difficoltà che aveva incontrato durante uno dei suoi lavori. Cercava di definire presto la pratica in corso per potersi occupare di quella successiva e così via. Fino a che non è successo che, malgrado lavorasse tanto e bene, veniva convocato dai grandi capi per spiegare come mai aveva usato la biro nera invece che la blu, come mai aveva salutato prima Gino invece che Vittorio , come mai non aveva acceso la luce prima di accendere il pc e finiva, appunto per perdere tutta la sua giornata a disquisire su queste piccole cose che non avevano niente a che fare realmente sull buon andamento del servizio se non come diaspore infinite.

Il dipendente rassegnato è quello che, in tempi storici, dava tutto se stesso.

Era l'impiegato amato dai cittadini , quello al quale si rivolgevano per risolvere le piccole incombenze di servizio, quello che rappresentava l'immagine operosa della pubblica amministrazione e della città , insomma l'impiegato rassegnato , un tempo era stato l'impiegato modello quello che si potrebbe definire " L'uomo giusto al momento giusto".

Ma proprio per questo non era amato nei piani alti. Dava l'idea di essere il migliore, il più bravo e toglieva visibilità a chi aveva fatto tanto per ottenerla ossia : a chi abitava le stanze del potere: colui che che s'era fatto i cartelloni pubblicitari per giungere sin lì e che ci teneva terribilmente a non perdere la leader ship acquisita.

A poco a poco l'impiegato giusto veniva isolato, denigrato, umiliato, lasciato senza lavoro oppure incaricato di servizi tanto inutili quanto svilenti, veniva rimproverato per un nonnulla, messo in condizione di sbagliare, intimorito, ignorato, bistrattato fino a renderlo un impiegato come gli altri: finalmente inutile ed anche noioso, rassegnato, pigro e assenteista ossia l'impiegato che nessuno poteva prendere ad esempio: il classico dipendente di ente pubblico.

Ma non crediate che la sua sia una vita d'inferno: affatto. L'impiegato rassegnato si è trovata la sua dimensione alfine ideale: svolge i suoi piccoli incarichi senza senso , organizzandosi le ore lavorative in un susseguirsi di momenti tranquilli e piacevoli che gli permettono di giungere alla fine della giornata.

E' riuscito ad elaborare la sua funzione ed a dare la giusta calibratura tra esistenza e lavoro, tra crescita culturale e posizione organizzativa. Ha compreso che il lavoro nobilita ma la propria vita è quanto di più importante esista. Non è egoismo ma realismo e soprattutto istinto di sopravvivenza.

Non abbiate pena per il dipendente rassegnato: in fondo lui è felice , ha trovatol'unico sistema che gli permette di sopravvivere in questa nostra società di affaristi e ruffiani.

5 commenti:

Primo Estinto ha detto...

Che bella descrizione...del travet del XXI secolo.La tua descrizione pero' potrebbe essere anche applicata agli impiegati privati,dove la produttivita' e' obbligatoria,ed essere figli di escort e' indispensabile.

Antonella ha detto...

infatti, va bene per tutti.. purtroppo....

Anonimo ha detto...

Figlio di puttana o di brava donna rende l'idea, peraltro da me condivisa del Primo Estinto. Di escort è quella di un poverino, mater semper certa est, che richiama la figura del povero bastardo frutto di un amore morganatico che finiva alla fine dei conti di essere solo un guardiacaccia, uno stalliere od un cocchiere, il giusto per vivere decorosamente.

Mihoko ha detto...

Quello che hai descritto è proprio quello che succede in molti posti pubbblici, perchè i politici non vogliono collaborare con chi ha esperienza e conosce le procedure. Altyrimenti come riescono a fare man bassa? E' un vero schifo!

Anonimo ha detto...

Ma negli enti pubblici non la vogliono mica la produttività!!! Vogliono tutti yes men!!!