lunedì 25 ottobre 2010

PERICOLO


Credete che il malvagio sia facilmente riconoscibile? e che la sua difformità appaia come un'alone preciso e ben identificabile? Chi uccide, fino al giorno prima poteva chiaccherare con il panettiere senza che niente delle sue caratteristiche oscure potessero trapelare dalla smorfia delle labbra o dallo sguardo neutro. c'è Chi, non tollerando la critica, è capace di accumulare odio oltre misura votando LA propria vita alla persecuzione di COLUI CHE ha osato mettere in luce le sue debolezze.
Persino chi si definisce " normale" può essersi trovato all'improvviso in preda a crisi di rancore ed invidia da non poter trattenere.

Le immagini che ci giungono dai volti che ci circondano sono immagini distorte, inquinate dall'oggettivazione che siamo indotti a fare sulle persone.

Queste sono ciò che presentano al di là di un analisi spassionata dell'atteggiamento morale che da loro trapela.

Con gli anni ho adottato una tecnica di sopravvivenza: percepisco l'altro come FOSSE un fenomeno particolare della natura quale un uragano, un' alta marea, oppure una corrente fluviale facendo attenzione alla sensazione di pericolo che mi trasmette. Allora lo rifuggo. Perchè c'è poco tempo nella vita e non posso dedicarlo alla sua salvezza.

Non ho la costanza di confrontarmi con queste persone nè di combatterli. Per poterlo fare ci vuole un interessamento sulle loro sorti che non mi appartiene. Credo, anzi, che sarà la vita stessa a dar loro la risposta adeguata.
Scelgo questa strada sia nel mio lavoro che nella vita personale. Posso dire che sempre , in passato, si è verificato il passaggio del loro cadavere nel fiume in cui mi bagnavo.
Per questo esorto a scrollarsi di dosso i desideri di rivendicazione, le spinte di odio e di rancore per dedicarsi alla distensione della propria anima e alla formazione del proprio carattere.

Il tempo è appena sufficiente.

6 commenti:

Jules Bonnot ha detto...

Appoggio quello che scrivi. ma pensandoci...Il rancore ha implicita una valenza di "motore delle cose!. una conflittualità alle volte benefica..

Antonella ha detto...

Forse intendi " la curiosità" non il rancore. Il rancore fa intorpidire il cervello, ti fa rimuginare sempre gli stessi pensieri di rivendicazione. Galimberti dice che il rancore rattrappisce l'anima. Il confronto, la curiosità per l'altro è sicuramente una spinta positiva, un paradigma della relazione affettiva

Jules Bonnot ha detto...

ammettiamolo anche senza scomodare Galimberti che l'odio ha una valenza creativa:D (la curiosità si applica ad un dominio di sensazioni troppo vasto)

Antonella ha detto...

una creatività distruttiva....che dici?

Jules Bonnot ha detto...

altamente distruttiva. ma dopo ci può essere solo ricostruzione (e appalti truccati)

Primo Estinto ha detto...

Mi trovo esattamente nella sponda opposta a Jules Bonnot.Il rancore e' figlio dell'odio,e padre della vendetta.Io perdono e dimentico.