lunedì 8 novembre 2010

IL DIPENDENTE INUTILE


C'è un aforisma sul lavoro che mi piace ricordare sempre , è questo:

" Il 50% dei dipendenti pubblici si sentono inutili, il restante 50% lo è ."

Sicuramente nell'ambiente lavorativo si trovano molti personaggi con caratteristiche quasi macchiettistiche . Per esempio si può trovare la figura dell' " l'impiegato inutile." Ma vi sono tante altre figure di cui scriverò diffusamente in altri post.


Nella vostra vita lavorativa, chissà quante volte v'è capitato di incontrare il classico tipo DELL'IMPIEGATO INUTILE.


Ossia il tipo che ti ritrovi chissà come, o meglio, per una serie di circostante fortuite (per lui , un po' meno per gli altri,) a interagire con te senza riuscire a evitarlo, a deviare la tua strada dalla sua, senza poter far finta di vederlo, con cui devi insomma in qualche modo interloquire.


Capita a tutti prima o poi, non c'è scampo. Questo tipo è simile a quello che per anni ha spostato pratiche da un posto ad un altro ed ora che fa qualcosa di diverso, cioè un lavoro da penultimo, lo sorprendi a definirsi un Pi - erre, uno che cura, insomma, le public relations ma non capisce una mazza, non ha competenza di nulla, non ha nuove idee , le vecchie le ha dimenticate, non sa parlare e scrive anche peggio, è disordinato e confuso.

Il brutto è che ne è pure un po' consapevole ed allora cerca di mascherare la sua inefficienza con tutta una serie di operazioni, tra i quali quello di insabbiare i dettagli importanti o di girovagare con gli occhi vagamente scandalizzati per confondere le acque, o ancora di rispondere a monosillabi o non rispondere per niente, tutte cose che pregiudicano alla fine il risultato positivo di un lavoro.

Dice: " io l'ho detto! " come se la gestione del lavoro fosse un " pour parler" in corridoio e che la comunicazione scritta fosse un optional.

E' quello che, per tanti anni , vissuto come in una campana di vetro, protetto dentro un batuffolo rosa di protezioni amiche , quando gli amici se ne vanno , si ritrova davanti alla realtà crudele, maledice il destino elettorale, e si indigna pure di come la vita sia dura e che alla fine bisogna anche lavorare un po'.

E' quello che cerca di ovviare a queste nuove incombenze non con un forte impegno o con una rivoluzionaria dedizione al lavoro, ma con un operazione di sottile e strisciante cortigianeria all'indirizzo del capo di turno.

Dice: " Chi fa sbaglia. " quando gli fai notare una grossa incongruenza, come se fosse un argomento pacificatore. Ma quello che si sbaglia è soprattutto lui che associa l'azione all'errore come fosse un conseguenza biologica INEVITABILE.

Capita , allora, che ti viene voglia di incazzarti, che vorresti dar fuori, ma poi tu, che sei ancora presa da tutte le tue ansie esistenziali , che vivi di dubbi e di guai, tu, che ti chiedi sempre se fai bene a fare come fai, che cerchi di condividere e cerchi di partecipare ai grandi progetti , ti convinci di come sei stata fortunata ad inciampare in una persona così e che per te tutto questo può rivelarsi una terapia d'urto.

Ti dici: " Allora non sono la peggiore in questa terra" e riesci persino a trovare quei suoi modi inutilmente arroganti quasi necessari perchè tu possa apprezzare le piccole gioie della vita ( come una giornata senza la sua presenza)e come alla fine il bene possa emergere in tutta la sua potente energia, in tutto il suo splendente fulgore.

Insomma, bisogna pur dare uno scopo al " bene " per distinguersi. E che lo scopo sia almeno quella di non permettere alla pochezza della vita di prevalere. Se non altro.


E non altro.

1 commento:

Antonella ha detto...

no, non sono io, ma poi vi descriverò anche la macchietta che mi rappresenta.