sabato 18 luglio 2009

LA DIFFICILE SEDUZIONE - PARTE SECONDA


.....I suoi desideri, o meglio , i suoi capricci irriducibili e spudorati , la allontanavano dalle irrequietezze dell'anima che non riusciva a parlare se non il linguaggio incomprensibile della SUA specificità .
Questa , infatti, la faceva stare come sospesa in un tempo senza tempo, in un luogo senza ragioni se non quelle dettate dal suo demone malvagio, là dove la malvagità era voce inedita e sconosciuta al mondo.
Ma questo calarsi nell'interesse per qualcuno , questo crepitare di umori sanguigni e carnali riusciva a farla stare al mondo senza l'inquietudine ed il senso di spaesamento dello straniero quale ella si sentiva di essere .
Lei, per quella occasione, cedeva la sua parte velenosa e sofferente per accudire alla sua nuova propensione e dimorare interamente tra le sue voglie personalissime e indiscutibili.
In questi momenti lei sentiva il suo corpo governare il passo ed il respiro. Lei sentiva il suo sesso profumare di nuova energia vitale, lei obbediva mansuetamente alla corrente delle sue riflessioni involontarie e potenti.
Non riusciva che a vedere il volto di lui in mezzo alle macchine , ai tavoli dei bar, ai suoni bisbigliati della città confusa . Non vedeva che il colore scuro degli suoi splendidi occhi lucidi, non vedeva che le espressioni accennate del corpo e dei movimenti del suo viso, delle sue mani, delle sue cosce.
Non ascoltava che il suo essere tra la gente con la voce gentile ed il sorriso, non attendeva che il cenno di sguardi ardenti e corrisposti.

L'avrebbe visto il giorno dopo, ma intanto doveva passare da lui , al mattino, per altre faccende.
Aveva indossato un abito stranissimo con una gonna a palloncino di colore beige in completo con una piccola canotta dello stesso colore che scendeva morbidamente sui fianchi e che si sollevava leggermente al primo accenno dei gesti del corpo. Aveva delle piccole scarpe con un vertiginoso tacco a spillo.
Lei era elegantissima. Lei era bellissima.

Entrata nel suo ufficio , vide lui in compagnia di una donna piccola e magra. Quando si avvicinò alla coppia , dal disagio di lui , capì immediatamente il genere di relazione che la legava a quella persona.
Lei sorrise ad entrambi, ma sentì il bisogno di sorridere ancora più intensamente in direzione della donna che le parve come disarmata.

Sorrise sempre e rise ancora e parlò dolcemente cercando di coinvolgere la donna con frasi dedicate solo a lei , con parole spese solo per lei sino a che non salutò entrambi ed andò via.
Per la strada camminava pensosa e colpevole. Le pareva d'essere lei quella donna e nello stesso tempo la sua aguzzina impietosa.
Per la strada camminava con lo sguardo torvo e assassino.
Si sentiva vittima e carnefice.
In fondo era proprio così.
Perchè non era una giovinetta senza alcun vissuto precedente ? Perchè non era come un tempo quando chi incontrava aveva tutto da costruire e tutto realizzabile? Dovunque volgesse lo sguardo i vincoli di ciò che era si alzavano come muri di cemento invalicabili.

Per la strada lei camminava con tutti questi pensieri ridicoli. Avvertiva vagamente il peso insostenibile di un senso misterioso di pudore e vergogna che non sapeva decifrare. .....

5 commenti:

pierangela ha detto...

molto bello questo racconto,
ti auguro buon fine settimana

Brigante ha detto...

..azz... sposato.

gillipixel ha detto...

bello il racconto...e alla fine lui non se la meritava lei :-)

Antonella ha detto...

ma non era finita gillipixel...

gillipixel ha detto...

ah, scusa...avevo capito male :-)