martedì 16 giugno 2009

SCRIVERE

Non c'è che un modo per fermare l'istante dell'emozione: scriverlo. E scriverlo con tutta la potenza del suono e del linguaggio, con tutto il concetto generoso della parola, con tutto il languore di un gemito.
Scriverlo.
E far rifiorire ad ogni sillaba la voce, la forma preziosa, l'odore caldo, il colore acceso dell'anima presente, vitale, posseduta e fremente.
Scriverlo.
Così che la memoria afferri ciò che è stato e lo nutra, lo custodisca, lo generi come nuovo germoglio alla vita, che testimoni l'amore, la fiducia, la speranza e l'attesa.
Scrivere permette di rendere il tuo esistere simile ad una pozza d'acqua profonda e trasparente dove tu puoi affondare e nuotare dentro ed esserci completamente in ciò che è stato e ritrovare lo stesso palpito e lo stesso canto e lo stesso centro di vita. Sarai l'embrione primordiale della tua immagine trascesa e intera. La tua pelle sarà presa dal brivido ricorrente del miraggio.
Non sarà un tempo passato, ma lo specchio del tuo stato presente di gioia e di illusione soave. Sarà il riflesso del tuo spirito che si rinnova e rifluisce in un tempo senza ricordi e senza rimpianti perchè TEMPO infinito e mobile e vivo e sempre nuovo perchè in te come corrente impetuosa e avvincente. .

Sono dentro a questo oceano completamente immersa nella mia vita. sono l'artefice di un mosaico inedito e pieno di fascino. Galleggio attratta da una forza più vigile della mia stessa coscienza. La parola mi fa eterna.

4 commenti:

achab ha detto...

giuste parole, sei molto avanti,ciao antonella.

gillipixel ha detto...

bellissimo elogio della passione per la scrittura, Antonella...anzi, più che di passione, si tratta di essenza sentita propria...l'ho letto molto volentieri :-)

UIFPW08 ha detto...

complimenti per il camper...Ciao Antonella.

ombresenzalucesenzaombre ha detto...

C'era il Caravaggio che diceva a se stesso, disegnare disegnare disegnare. Solo così dava svogo e spazio alle sue passioni, sentimenti eterni, come tu dici.Solo lasciando che il fiume scorra dentro un reale che si muove nel supeficiale e quindi resta fermo. Invece quando apro la diga del mio io ne viene fuori un frastuono che diventa eterno. Anche l'uso di certe parole, del particolare, quindi dell'abilità con cui il demone socratico che è in noi esce fuori e si reifica, tutto diventa vero e importante. E scritto dopo scritto è sempre più autonomo, perchè la coscienza vi si specchia e trova modo e coraggio di realizzarsi.