venerdì 12 giugno 2009

LA VITA E LA GIOIA A PRANZO INSIEME


Lei ricordava d'avere desiderato per tanto tempo quella che si definiva " vita normale" cioè una casa, dei figli e una relazione pacata senza grandi smottamenti.
Non era avvenuto .
Non sapeva perchè, ma aveva percorso sentieri diversi, confusi, irresistibili.
Aveva ascoltato, senza opporvisi mai, la propria ansia misteriosa che la strappava alle cose intorno, cioè a quel tipo di vita.
Era passato del tempo. Era un pomeriggio di giugno. Si trovava, dunque, insieme al padre dei suoi figli ed ai figli stessi. Lui trafficava intorno alle piante dell'orto.
Lei lo guardava con amorevolezza. Lo aveva amato? Non poteva richiamare il moto del cuore in nessun modo. Lo aveva desiderato? Era impossibile poterlo dire in quella giornata di sole radioso.Tutto era luminoso e dolce, tutto pareva proporsi come nuovo, miracolato e probabile.
Non aveva più nessun riferimento che potesse dire, che potesse testimoniare il palpito. Eppure lui era lì, rappresentava qualcosa, ma il pensiero vagava oltre e non si soffermava che sulle mani laboriose e sul gesto oramai straniero del corpo e del respiro. Gli era distante. Gli era indifferente. Un sentimento non si può riguardare o correggere.
Il passato non esiste. Il passato è uno sberleffo fatto di suoni e di odori impercepibili. E' immaginato. Non è trascorso se non come sogno sognato frammentariamente quasi come fosse un incubo ammaliante.
Ed i figli ? Si dice che col tempo, se mai è esistito, si dilegui l'istinto materno. Cosa rimane della dedizione?
Diciamolo: nulla.
Molte persone la trasformano in amorevole ricatto, in un perenne scavo archeologico di momenti fantasticati e trasfusi.
Lei guardava i suoi figli e sapeva di rappresentare per loro soprattutto un viaggiatore distratto e premuroso. E lei avrebbe condiviso con loro la curiosità deferente per il futuro.
La vita, lei avrebbe voluto dire, è un esperimento.
La vita è frugale.

Eppure, mentre indugiava a parlare col padre dei suoi figli nell'aria solare della campagna colante di colori fulgidi, mentre appunto guardava loro rincorrersi per quel gioco adulto di spingersi e schernirsi nel riso, allora comprese che quel momento non doveva essere per forza collegato a percorsi esplicitati e risolti. Ma aveva bisogno di essere goduto come se fosse spuntato magicamente dal nulla.
La gioia va a trovare la vita senza preavviso ed a questa non resta che apparecchiare la tavola velocemente con quel che è riuscita a trovare nel frigo.

3 commenti:

giordan ha detto...

il tempo è una unità di misura umana fondata sul moto terrestre.

Esso è indefinibile perchè il dolore o la gioia, ne determina le dimensioni nello stesso passo temporale. Il tempo quindi, si configura come una condizione variabile l'unico elemento concreto dello stesso, è il "tempo passato".

Il passato, ha focali diverse e spesso, diventa lontano e offuscato. Solo la forza dei sentimenti vissuti consente la visione trasparente e concede un ricordo vivido.

Allora ancora una volta, tutto diventa relativo ed è strettamente connesso alla sensibilità e ai valori di chi ha vissuto.

"la gioia va a trovare la vita senza preavviso ed a questa non resta che apparecchiare la tavola velocemente con quel che è riuscita a trovare nel frigo"

Stupendo questo finale.

in effetti è così e ciò che conta, non è il probabile pasto frugale ma l'emozione del momento da assaporare


complimenti


un abbraccio

UIFPW08 ha detto...

quando tornerai.. troverai un bacio per te.

Antonella ha detto...

Ma che bei commenti. Entrambi. Grazie