lunedì 4 maggio 2009

GESU' ERA UN BLOGGER

Abbiamo scritto spesso dello scopo dello scrivere. Si trovano dei blog molto sciocchi in cui la donna abbandonata racconta del marito che l'ha tradita e lasciata , o della ragazzina che sciorina le sue ambizioni erotico/casalinghe facendole passare per trasgressioni od ancora di finti machi che si dilettano in fantasie su donne misteriose ed ancora di persone con pochissima competenza in campo politico / sociale che sentenziano contro Berlusconi con modi e atteggiamenti tutti uguali e quindi ordinari e insignificanti. ( adesso per esempio han preso di mira il suo divorzio) .
Questo post non intende criticare. Sarebbe facilissimo prendere una frase a caso di questi blogs e divertirsi a mortificarla.

Farò ben altro. Giustificherò lo scrivere e il raccontare. Nietzsche diceva:" La solitudine con un grande pensiero è insopportabile." Perchè diventa impossibile lasciare esclusivo ciò che tormenta il nostro animo e muove appassionatamente la nostra vita interiore.

Ad un certo punto hai bisogno di rivelare e spiegare con parole chiare e comprensibili , la tua sofferenza. Non riesci a tenerla per te ( il che sarebbe meglio, si diventa così patetici a raccontare un dolore sentito) ma la vuoi dispiegare come pergamene medioevali sulle piazze del popolo e diventare il banditore di questa tua cattiva novella. Vuoi distribuirla a manciate. Vuoi sventolare da un aereo lo striscione dei tuoi lamenti. Così che tu possa lasciarti andare e cadere a terra e spegnerti finalmente liberata, svuotata, consumata. Ti pare che popolarizzare una tua compulsione sia la scappatoia migliore al supplizio.

Ti pare che mostrare il vaso colmo della tua anima traboccante possa scoperchiare altre anime simile alla tua . Possa veramente farti acquisire una condivisione di dolore e di palpiti.

Gesù non era il salvatore. Gesù era un blogger. Aveva bisogno di dissoterrare il pensiero fremente del suo animo e di renderlo parlante e pubblico. Di dare valore ad una emozione altrimenti indefinita e muta.

Eppure questa speranza è un ' illusione.

Ho diffuso la disperazione. Ho propagandato l'emozione fluente e inarrestabile. Ma non me ne sono liberata affatto. Non è come svuotare un recipiente. E neppure come una distribuzione di pani e pesci. Il sentire è solitario e indicibile. Parteciparlo è un miracolo.

6 commenti:

Pietro ha detto...

Diciamolo, scrivi bene

il viandante ha detto...

Mi piace il riferimento a Nietzsche. La scrittura, in ogni caso, è sempre un prendere posizione. Un posizionarsi rispetto a se medesimi e rispetto al mondo.
Le possibilità sono ampie.
Le soluzioni sono poche.
Ma la tua scrittura merita ogni nostra attenzione, benchè impossibilitati a liberarti dalle emozioni o dalle disperazioni.
Chi ti legge,con-divive.

rosy ha detto...

Su Gesù ne ho sentito un sacco...ma blogger, nooooooooooo!!!

Poi, cara Antonella, lascia che ognuno scriva quello che vuole. siamo in democrazia, e poi i blog servono per scaricarsi...dai! si buona, tanto questo tuo post, non zittirà nessuno...ognuno continuerà a scrivere quello che vuole e fa bene!

Ti abbraccio, con simpatia e affetto. rosy.

Antonella ha detto...

@Rosy: Ma Rosy cara, certamente che ognuno scrive ciò che ha la capacità di scrivere, è proprio questo che intendo dire con questo post: che se a volte le cose scritte sembrano delle grandi cavolate sono espressioni del proprio animo e quindi ben vengano. Poi dell'animo degli altri non devo risponderne io

Antonella ha detto...

@Pietro: diciamolo: i tuoi commenti li adoro sempre

Antonella ha detto...

@Viandante: con- dividi? speriamo anche con em- patia