martedì 17 marzo 2009

L'EBBREZZA

Era così : gli spazi troppo stretti, il tempo troppo poco. Troppa la propria volubilità.

Lei tutte le volte si meravigliava della sua frivolezza. E spesso rimproverava agli altri le proprie debolezze.
Lei, infatti, diceva: " dammi una risposta : non ho indirizzi."
Ma era lei che cambiava spesso la strada. Era lei che non si ritrovava nelle cose sentite.
Un volta a chi le aveva chiesto: “ perché?”
Lei, che sempre voleva trovare una risposta, che non si sarebbe azzardata a dire” non lo so perché. Solo perché lo volevo, perché mi faccio guidare dalle voglie e le mie voglie non si raccontano, ma agiscono autonomamente senza risposte. "aveva invece detto:
perché quello che ho fatto mi allontanava dalla morte”Ma non sapeva bene cosa aveva voluto intendere.


Come avrebbe potuto spiegare che non esisteva un' etica in quello che faceva se non quella che permette l’appagamento arbitrario dei propri struggimenti?

Ma forse che la morte significava "non essere nelle cose che si fanno, non desiderarle e non immergersi con la pelle e l’anima profondamente senza attendere null’altro che essere in quel luogo e in quel tempo ?"La morte era imporsi la direzione scelta e non sterzare e non frenare e non deviare all’improvviso se non per un masso inconsueto della strada , se non per una tempesta di sassi e sabbia? Se non per un motivo.. anche uno qualsiasi ?
Lei pensava questo. O meglio: lei sentiva il proprio corpo e non respingeva il languore inspiegabile e non metteva a tacere il calore del ventre e dell’anima. Ascoltava attentamente la sua pelle e si lasciava afferrare dall’eccitazione inaspettata. Si lasciava scaldare e stringere nell’ abbraccio silenzioso degli umori. Ma non altro. Non un gesto . Non una parola. Non un fremito.
Camminava senza fretta portando lievemente dentro se' la sua ebbrezza.

3 commenti:

L'Infedele ha detto...

un brano sempre più esistenzialista, verso un mondo unicamente sensuale. Si sta arrivando alla negazione della divinità e del senso dell'esistenza. Avanti.

rosy ha detto...

“ perché quello che ho fatto mi allontanava dalla morte”

Risposta giusta..come morte non si intende solo quella fisica...la morte dei sentimenti è la vera morte...la vera vita richiede di cambiare molti indirizzi...questo, non è per soddisfarsi ma è semplicemente essere vivi ai cambiamenti...non importa se gli altri non condividono, quello che è importante, è non andare mai contro noi stessi e i nostri desideri a maggior ragione se questi, non ammazzano e non offendono nessuno.
Anche se forse per non deludere noi molte volte deludiamo le aspettative di chi ci sta attorno..la vita, purtroppo è fatta di vincitori e perdenti...
la guerra della vita è dura..molto dura.
Baciobacio

il viandante ha detto...

Si muore per vivere ma si vive morendo.
E la morte non è la fine di ogni cosa, bensì l'inizio, la sua naturale invadenza ed eccedenza.