martedì 17 febbraio 2009

NON AVEVO PENSATO

Per giorni avevo osservato gli umori del mare.
Era turbinoso e incalzante. L’onda trasudava gocce d’acqua gelata nella sabbia umida dell’inverno interminabile.
Stavo ore a riempirmi di vento e suoni marini fino a che, ebbra di freddo, mi allontanavo lentamente. Non pensavo mai al motivo che mi aveva spinto fino in quei luoghi così diversi dal fragore della città piemontese e dalle voci solite delle mie giornate. Erano stati tanti motivi. Soprattutto non volevo fingere un’armonia di intenti e di sentimenti che non mi apparteneva.

Avevo fatto tante cose in quei giorni di sopravvivenza pura. Avevo sbucciato le mie mele silenziosamente. Avevo ascoltato i suoni degli alberi affaticati dal freddo. Avevo camminato ore ed ore sulla sabbia difficile e straniera.

Avevo dedicato sprazzi divini della mia attenzione a conversazioni morbide e selvagge tra le dune abbandonate della spiaggia.

Ma più di tutto avevo inventato uno spazio potente e provvidenziale a cui non avevo mai dato un nome e neppure una giustificazione.

Allora il vento era calato d’incanto e i suoni e il fragore del mare aveva lasciato terreno fertile all’emozione e all’amore. Non avevo più pensato . Non avevo prestato attenzione che al movimento delle mani ed all’espressione dello sguardo leggero e quieto. Non sentivo alcun rumore se non il palpito del respiro modulato e scandito dal gesto e dal desiderio. Non cercavo che il calore della pelle di fuoco per scaldare quella notte fredda.

Poi non c'è stato più nulla. Nulla.

Il mare ora è lontanissimo.

Il traffico delle auto m’ha preso tra l’asfalto e il fumo pesante del giorno. Non è rimasto neppure il tempo dei pensieri e l'indolenza del ricordo. Ho ritrovato il tono e l’argomento che struttura il mio vivere in questa città. E’ scomparsa la lentezza dei gesti e degli abbracci. Le conversazioni hanno significati di utilità e di progettualità.

E come fossi tirata da un elastico teso sono sempre più lontana da quel tempo lento e soave.

10 commenti:

il viandante ha detto...

Il tempo è quell'avvertimento del contrario e del contraddittorio.
Un tempo come "distensio animae" è forse la pura follia.
Il tempo è la "sosta nella radura", il frastuono del passo incessante.
Il tempo è "divenire", ma non come cambiamento, bensì come passaggio.

Antonella ha detto...

E' passata la mezzanotte. Il tempo è il mio nutrimento e nello stesso tempo mi consuma.E', nelle cose, il mezzo in cui si trasformano. Sento il tempo nemico ora. Se una cosa deve morire è già persa il tempo prima che il tempo di perderla sia arrivato.
Tra l'altro canto da Dio. Ma non è tempo di dirlo.

Pino Amoruso ha detto...

"Avevo ascoltato i suoni degli alberi affaticati dal freddo"...bellissimo post
complimenti ;)

L'Infedele ha detto...

Determinati luoghi che ricordano momenti particolari della propria esistenza, sollecitano e affinano i sensi e le sensibilità.
La spiaggia, il mare, la pineta sono i tuoi "luoghi del cuore" dove l'animo si apre e si rivela.
La scrittura tersa e delicata, precisa e accurata rivela questa tua accresciuta sensibilità, quasi che lo "sciacquare i panni" nella tua Maremma abbia purificato il tuo scrivere.

Antonella ha detto...

@L'infedele: grazie caro. Ti è piaciuto allora il post?un bacio grande e affettuoso. a presto!! sei il collega preferito

Anonimo ha detto...

Sono una delle mele che hai sbucciato silenziosamente. Non riesco più a ricucirmi la buccia addosso: mi hai lasciato anonimo e delle giustificazioni puoi anche fregartene. E.

UIFPW08 ha detto...

se non trovi un mio commento è perche leggo e ti sogno...
poi non trovo le parole per dirtelo e in silenzio vado via..

L'Infedele ha detto...

Tutti i tuoi post mi piacciono. Anche quelli che mi danno inquietudine e mi rivelano una storia di te che non vorrei tu avessi vissuto. Appartiene al passato e la tua presenza vera scalza la virtualità dell'essere stata.

Antonella ha detto...

@E: ..invece sei stato la mia conversazione

Antonella ha detto...

@maurizio: lo so che è così e lo stesso per me