domenica 15 febbraio 2009

STORIA DI UN INCONTRO, DI UNA SEPARAZIONE E D'AMORE


Lei era entrata nella stanza fredda. Lei aveva guardato il letto. Era rimasto qualcosa tra le pieghe sbiadite e sgualcite delle lenzuola? era rimasto un segno che non potesse dissolversi nelle ore e nei minuti velocissimi?
No. Non c'era nessuna impronta che potesse sostenere quel tempo.
Ma già lo sapeva e non si meravigliava del silenzio e delle cose che intorno a lei rimanevano ordinate ed indifferenti alle domande ed ai bisogni.

Niente avrebbe fatto presupporre che c 'era stato calore e movimento denso nella stanza e nel ricordo.
Lei non voleva ricordare.
Non si consolava del richiamo di immagini riproposte con altri colori ed altre condizioni. Lei lo sapeva che nell'incontro c'è già scritto il suo epilogo. Che non ci sarebbe stato abbandono se non ci fosse stato un vincolo. Accoglieva la lacerazione come un requisito inevitabile e si ascoltava cantare la sua canzone melodiosa di amore e di morte . Questo era il tempo. Non le era stato concesso che di consumare in quell'attimo e il suo palpito ed il suo disegno. Già la sua genesi l'aveva previsto. Tutto s'era svolto e concluso. Non sta a noi umani riproporre il suono ed il tempo già compiuto. In ogni cosa vitale c'è all'interno della sua essenza profonda la sua risoluzione fatale. Ma questa certezza non leniva lo strazio del cuore e degli occhi.
Lei guardava .. guardava e guardava.
Non avrebbe trovato nulla di quello che c'era stato.
Ma mentre guardava e guardava ed ancora guardava il letto, il tavolo, ed i resti sciolti delle candele viola, s'accorse che non era la questione di ritrovare un ricordo od un 'immagine precisa dei gesti e della passione. Invece sapeva che ciò che era avvenuto s'era trasformato in sostanza e nutrimento per i giorni a venire.
E questo per lei fu un pensiero dolcissimo.

6 commenti:

Michele ha detto...

ben tornata
mi mancavano i tuoi post
ciao
Michele pianetatempolibero

enzorasi ha detto...

Tornare dopo molto tempo in un luogo che ci fu familiare e colmo delle nostre parole e delle nostre emozioni,serve solo a farci capire come tutto sia rimasto uguale e siamo noi i soli cambiati. E' la nostra diversità a renderci soli e asimmetrici rispetto al resto; L'amore segue un altro cammino e non lo si può dire, maledizione. Ci ho provato in tutti i modi Antonella, ma sto diventando evanescente e capisco che tra un po' sparirò. Volevo salutarti e non perchè mi mancavano i tuoi post ma perchè la perdita di noi, a volte, è irrecuperabile e terribile. Una virgola, uno sguardo rapido, questo siamo: ma ce lo ricorderemo per sempre ed anche questo è un pensiero dolcissimo...come un valzer.

infedele ha detto...

Un'artista inglese, Tracey Enim, qualche anno fa, aveva esposto in una galleria d'arte a Londra e vinto il maggiore premio d'arte contemporanea inglese mostrando il proprio letto, i propri indumenti abbandonati e gli altri oggetti quotidiani della sua vita. Un mondo per mantenere la memoria dell'esistenza, arricchirsi dal ricordo e far tesoro delle esperienze. Il post è bellissimo, tra malinconia e dolcezza, tenerezza e volontà di guardare el futuro. E' un premio per i frequentatori del blog poterlo leggere.

Maurone ha detto...

Meglio avere avuto, che disperarsi per quello che non si avrà mai...

il viandante ha detto...

Un pensiero dolcissimo che resta nel ricordo di chi lo ha vissuto, benchè solo per un attimo.

rosy ha detto...

Sono i ricordi che ci raccontano, di quello che è stato, di quello che è successo...col tempo tutto si sbiadisce, ma cosa strana, in egual misura i ricordi si colorano...

Ciao Antonellina.