lunedì 27 ottobre 2008

Preparavo il rito

Avevo acceso le candele rosa. L'acqua scrosciava rumorosa e caldissima. Io preparavo il rito del silenzio e della luce delle fiamme tutto intorno. Versavo nella vasca i sali e l'avena in polvere con cura maniacale. Allora avevo chiuso la porta ed iniziato la svestizione; la tuta felpata, i calzettoni , la canottiera nera e le mutande. Spegnevo la luce dello specchio e rimanevo oscurata e allo stesso tempo risplendente di quel bagliore caldo e assolato delle candele.

Immergendomi completamente in quell'acqua bruciante ed intima ritrovavo il vigore del mio corpo tornato alla luce e alla vita sensibile. Era un gioco tra me e il liquido opaco e profumato. Io mi avvolgevo di lui e lui scaldava la pelle e risanava la speranza. Ero bellissima. La struttura tonica e feroce dei fianchi mi dava una potenza esclusiva. Non ero io quella che poteva rimpiangere, perdere, morire. Non ero io avvilita, contrastata. rifiutata. Ma forse ero io in un altra veste. Non quella della carne luminosa e rossa di fuoco e del buio intorno. Non quella che pulsava tenace nelle membra violente e floride. Una sconosciuta, che non mi apparteneva ora, nel movimento del dorso nell'acqua e nel calore sensuale del sangue vibrante.
Allora decisi che potevo farcela.

2 commenti:

Lanza ha detto...

Hai una rara capacità di intercettare i pensieri.A volte ci si sente onnipotenti ed altre volte pirla.Molto vero.Ciao.Roberto

Anonimo ha detto...

E io che invece mi faccio sempre la doccia!