domenica 31 agosto 2008

l'Amore adesso

L’avevo immaginato. I piedi nudi sulla sabbia. Il suono familiare del mare. ed ora siamo qui.


Non parliamo.


Durante il pomeriggio ti ho guardato a lungo. Ho seguito lentamente i contorni del viso, il taglio delle sopracciglie nere. Il sorriso consueto. Gli sguardi inquieti


Sapevo che la giornata insieme a te preludeva all'amore. Gustavo quegli attimi rallentando le azioni. Adesso è giunto il traguardo. Ripercorro quei momenti appena trascorsi immersi nella luce mondana della giornata estiva. Erano confusi tra i suoni di bimbi, e tra i profumi di creme e sale.


E noi , noi per la prima volta vicini. Intensi. A parlare a ridere a svelarsi senza raccontare nulla né io di me né tu di te. Ma vicini. Vicinissimi. A compiere tutti i gesti ordinari del bere, mangiare, chiedere , pagare il conto, fumare. E’ successo poco fa alla luce marina. Nella confusione ventosa dei bar e della gente rumorosa.


Adesso è sopraggiunto il silenzio ed il buio della spiaggia e della luna grande nel cielo. Lo avevo immaginato , lo avevo atteso. Previsto. Lo volevo.


Non ci eravamo mai toccati per tutto il giorno . Non ne avevamo mai parlato. Ma adesso con te sono sabbia , sono polvere leggera tra le tue braccia e tu sei acqua fresca di sorgente. Refrigerio per le mie tristezze. Sei pioggia sottile che bagna la mia pelle arsa dal sole. Ci stendiamo a riva in una sabbia morbidissima. Appena mi abbracci i muscoli tesi si rilasciano lentamente sino a diventare quasi fluidi tra le tue mani. Il bacio è nuovo per me. Conosco le tue labbra per la prima volta. Sento la profondità della bocca ed il tuo profumo invisibile. Un bacio, ancora un bacio mentre ti circondo la schiena morbida. Non c’è spazio fra di noi. Non c’è separazione nei movimenti dapprima lenti , soffocati, attenti ai segnali e ai suoni del corpo poi sempre più prepotenti, decisi, ciechi. Irrefrenabili.

Sembra che l’acqua raggiunga i corpi ed i corpi nuotino leggeri sopra le onde scure di cui sentiamo il fragore dal fondo . Avanti, avanti in una danza all'unisono tra gli spruzzi d'acqua e il vento.


Mi aiuti sollevando il vestito fresco, ti aiuto sganciando la cintura dei jeans in un gioco di solidarietà taciuto e immerso nel silenzio senza luce ma voluto subito , preteso. Raggiunto. Appagato.

Di nuovo poi ricomponiamo l'abbraccio come confortati l'uno dal desiderio dell'altro spinti da un richiamo urgente di dedizione.

Mi adopero per accoglierti dentro di me allargando le gambe e inarcando la schiena verso il tuo corpo. Tu giungi caldo, possente e misterioso nel buio e nella stretta.

Ti seguo in questo salto da vertigine, infine presa.




2 commenti:

Il Conformista ha detto...

Che screanzata! Dove andrà così di fretta, poi. Le insegno io l’educazione, ora.”
Un inseguimento, a piedi, per le vie della città, tra la gente.
I passi di lui, nervosi, affrettati, meccanici. I passi di lei, eleganti, ordinati, decisi.
Di passo in passo, di strada in strada, la situazione fluttua: alla piccola e inutile rabbia quotidiana si sostituisce la curiosità per quella figura femminile che attraversa lo spazio tracciando traiettorie così precise, come legate da fili invisibili che convergono verso un punto ed un luogo prestabilito ma segreto, misterioso quindi affascinante.
Estraniandosi dal brusio della città si possono ascoltare i battiti dei tacchi sul marciapiede: un ticchettio regolare, quasi un orologio. A poco a poco l’attenzione si concentra sulla figura, tutto intorno a lei sfuma, si fa fuori fuoco ed allora questa appare nitidamente agli occhi che immediatamente trasmettono i propri impulsi e sensazioni al cervello.
Lo sguardo sale: dalle scarpe nere e lucide si slanciano caviglie abbronzate ed affusolate che conducono le gambe dentro una frusciante gonna che ondeggia all’altezza dei fianchi e da questi si diparte la maglietta nera a motivi floreali che si apre su sinuose spalle sulle quali biondi capelli fanno corona ad un collo perfetto.
Come un pianeta (Venere?) attrae a sé un asteroide nella propria orbita conducendolo a spasso per l’universo così si creò per le vie del centro questo invisibile collegamento.
Prima attraversando un lungo corso, poi una piazza, ed ancora un viale alberato: dove rallentava o si fermava lei, per occhieggiare una vetrina o per attraversare la strada, l’impulso giungeva al suo inseguitore che replicava la stessa andatura, collegati a distanza.
Estraniato dall’ambiente circostante, focalizzatosi in lei, ad un certo momento la vide girare verso una palazzina in un quartiere tranquillo, salire una rampa di scale, fermarsi ad una porta a vetri e tirare fuori dallo zainetto le chiavi … ma … questo era allora il termine dei suoi pensieri e la fine del sogno.
Un particolare lo colpì, il mazzo di chiavi che lei stava usando gli ricordava quasi il suo, come se lo avesse già visto … alzò la testa, vide il balcone che riconobbe, le finestre e le luci di casa
E lei non poteva che essere LEI… ed il sogno riprese.

Anonimo ha detto...

vien voglia di fare un bagno